venerdì 11 novembre 2011

Minuscoli giardini di cactus

"Ogni cosa piccola è bella" dice un haiku del poeta giapponese Sei Shonagon. Chi coltiva bonsai o piccole piante grasse lo sa.


Quando, più di dieci anni fa, cominciai a coltivare succulente, e leggevo tutti i manuali che trovavo sull'argomento, specie nei libri più vecchi trovavo immagini e consigli di coltivazione di piccole composizioni di cactus, che niente avevano a che fare con le composizioni che si trovano in commercio oggi. Quelle di oggi raggruppano insieme, in modo pacchiano, piante su piante in vasi curiosi e variopinti, senza mettere in risalto nessuna di loro. I vecchi manuali mi mostravano invece foto di microscopici giardini elegantissimi, coltivati in vasi semplici per dare valore ed effetto ai ritagli simulati di deserto che contenevano.


In questo sta la vera bellezza delle composizioni di cactus: scegliendo le specie che rimangono di piccole dimensioni per natura, si possono ricreare dei paesaggi che richiamano l'habitat naturale di queste piante.
Nelle foto che vi propongo, visto che col precedente post ho introdotto l'argomento dei vasi più improbabili che un giardiniere può inventarsi, vi mostro un pignattino di terracotta (diametro circa 18 cm) non più utilizzato in cucina perchè difettoso, in cui sono collocate una Opuntia microdasys e una Mammillaria fragilis, cactus che non crescono più alti di dodici centimetri, ed hanno esigenze idriche simili. In mezzo a loro, un sasso decorativo, trovato in montagna, simula un costone roccioso (almeno nelle mie ambizioni...).


Queste piantine vegetano in questo contenitore da più di dieci anni. Ogni due o tre anni è necessario estrarle per dividere i nuovi cespi e rimpicciolirle (restano piccole in altezza, ma si espandono) e per mettere nuovo terriccio. Le composizioni di questo tipo richiedono un terriccio ben aerato, misto a sabbia, perchè il vaso non ha un foro di drenaggio.
Se osservate bene la terza foto, noterete, alla sinistra della "O" di Ortinprogress, un bocciolo di fiore che la Mammillaria sta per aprire!

4 commenti:

  1. Molto carina la tua composizione, hanno anche l'aria di star bene assieme. Io alla fine avendo ormai troppe grasse e succolente, ho optato per fare un giardino di grasse che chiamo il "giardino ciottoloso", selezionando un paio di metro quadrati di terreno soleggiato. In questo terreno scarico tutti i sassi che mi saltano fuori quando vango l'orto e tra i sassi da alcuni anni vado aggiungendo le grasse che possono vivere in quell'ambiente. Evidentemente sono escluse le euphorbie e altre grasse che non possono passare l'inverno fuori o con i piedi troppo umidi!!!

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  2. Marta nell'orto11 novembre 2011 18:53

    Beato te, a Verona fuori casa a mala pena mi resistono le succulente tappezzanti. Questo "giardino grasso" ce l'hai in declivio, come quello di Eze e di Monte Carlo? io devo ripiegare sui pignattini, come vedi, e in inverno vanno rigorosamente ricoverati in appartamento (in questa stagione c'ho la casa sovraffollata).

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  3. Sì da me raramente va sotto zero, semmai per qualche ora. Sono già passati 10 anni dall'ultima gelata persistente anche di giorno, quella volta ho perso tantissime piante e non escludo che prima o poi si ripeta...
    Non conosco il giardino di Monte Carlo, il mio angolo grasse è un piccolo "giardino ciottoloso", non è in declivio, sono solo 2 metri per 2, semmai è rialzato, visto che bordandolo con grosse pietre, l'ho sollevato con terra e pietrusco vario di un buoni 10 cm rispetto il suolo. C'è da dire che da un lato ha anche un muro che fa da protezione...

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  4. Marta nell'orto12 novembre 2011 18:36

    Capisco. Le jardin exotique de Monaco, come quello di Eze (il mio preferito), è in discesa, costruito a picco sul mare. Non parlarmi di gelate, nella mia zona negli ultimi anni sono morti i pochi mandorli che c'erano: per il freddo i tronchi sono scoppiati con tanto di rumore.

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