giovedì 24 luglio 2014

Una poesia da leggere stasera

Il tempo nuvoloso porta un po' a riflettere. E allora qualche verso di Wislawa Szymborska (1923-2012), polacca, premio Nobel per la poesia nel 1996, oggi ci può anche stare.


IL VECCHIO PROFESSORE

Gli ho chiesto di quei tempi,
quando ancora eravamo così giovani,
ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.

E' rimasto qualcosa, tranne la giovinezza
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro
cosa è bene e male per il genere umano.

E' la più mortifera di tutte le illusioni
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro,
se ancora lo vede luminoso.

Ho letto troppi libri di storia
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,
quella in cornice sulla scrivania.

Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,
moglie, figlioletta sulle sue ginocchia,
gatto in braccio alla figlioletta,
e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio
un uccello non identificato in volo
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.

Lavoro
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.

Alcuni miei ex assistenti,
che ormai hanno anche loro ex assistenti,
la signora Ludmila, che governa la casa,
qualcuno molto intimo, ma all'estero,
due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,
il piccolo Jas che abita di fronte e Marco Aurelio
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.

Mi vietano il caffè, vodka e sigarette,
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
- mi ha risposto.

Gli ho chiesto del giardino e della panchina nel giardino.

Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi,
tanti punti di vista ci sono lassù
- mi ha risposto.


Tratto dal Dwukropek (trad. Due punti), del 2005. Nel 2009, per Adelphi è uscita la raccolta La gioia di scrivere, da cui ho tratto questa traduzione (in cui però ho modificato un verso, per renderla più chiara).

domenica 20 luglio 2014

Piccolo orto degli orrori

Rieccomi dopo lunga pausa. Dunque, ve lo ricordate questo post? Avevo parlato dei peperoncini che avrei seminato in primavera.
Be', l'ho fatto: in aprile ho seminato tutto. Qualcosa è nato, quasi tutto è stato divorato dalle chiocciole. Bastardelle. In mezzo all'erbaccia, cresciuta per giorni per mia incuria, il mese scorso ho rinvenuto due piantine strane, con profonde venature viola sulle foglie, e non le ho estirpate per capire cos'erano. Infestanti aliene? No, non possono essere peperoncini, mi dice mio marito. Ok, penso, le semine quest'anno sono state un fiasco completo. Vive solo il SUPREMO PEPERONCINO PICCANTISSIMO TRINIDAD SCORPION, comprato in vaso.

Una settimana fa, innaffiando, butto un occhio ai due mostri risparmiati dal diserbo, ohibò (come esclamavano una volta), un fiore bianco, un tipico fiore da solanacea:

Un peperoncino, come sospettavo. O temevo. Il cartellino della filetta si è scolorito, credo si tratti dell'Habanero Chocolate. Ma che spine!!! Sopra, sotto, ordinatamente distribuiti su tutte le foglie. Alcune sono state tarlate dalle solite chiocciole, che però non hanno avuto il coraggio di affrontare i pungiglioni affilati. In realtà con mio marito stiamo aspettando di vedere bene il frutto, c'è sempre il dubbio che si tratti di una strana melanzana, i cui semi potrebbero essere finiti lì non si sa per quale motivo.

Questo è Trinidad Scorpion.

Bei colori, verde col viola mi sono sempre piaciuti insieme. Vedremo i frutti, chissà se saranno "armati" anche quelli.

Intanto, un paio di metri più in là...


Sono due mesi che vedo un ragno tutto bianco stabilmente acquattato su un fiore delle mie dalie. Quando il fiore invecchia, il ragno si sposta su un altro. E' un insetto bello grosso, la "pancia" sarà larga un centimetro e mezzo. Pensavo che non fosse furbissimo, perchè bianco così non si mimetizza per niente sui fiori rosso fuoco delle dalie. Ma due settimane fa, te lo becco a banchettare con un'ape. Sopra l'ape, adagiato sulla schiena della povera vittima, un moscerino assiste alla terribile scena. Forse il ragno bianco sa il fatto suo più di quanto io potessi immaginare!

giovedì 10 luglio 2014

Libri di Lidia Zitara

Molti di voi già la conosceranno: Lidia Zitara è una voce autorevole del giardinaggio italiano, fondatrice del noto forum Compagnia del giardinaggio, blogger con Giardinaggio irregolare, giornalista,  autrice di una raccolta di saggi (Giardiniere per diletto è ormai un piccolo cult per chi colleziona libri su piante e giardini). L'ultima fatica editoriale di Lidia è uscita a metà giugno, e si tratta di La piccola estate, edito da Pendragon.
Mentre alcuni "fan" di Lidia cominciavano a lamentare un certo discostamento del blog dalle tematiche più strettamente attinenti il giardinaggio (Lidia si interessa di molte cose, letteratura arte musica fantasy cinema attualità ecc.), ecco che spunta una sua nuova opera, ma in maniera un po' inaspettata (almeno per me) la virata è verso il romanzo,  anche se i temi trattati girano sempre intorno  al mondo di piante e fiori.
La piccola estate racconta di una ragazza che viene ingaggiata come garden sitter estiva da una famiglia "fuggita" all'estero dopo un improvviso arricchimento. La protagonista ha un carattere tutto suo: un po ' sociopatica, ma in realtà dotata di grande sensibilità, nei mesi in cui si occupa del giardino assegnatole, riflette su un'esperienza giovanile di coltivazione di un giardino pubblico, dimenticato da un intero paese, assieme ad un gruppo di amichetti che si ritrovano di nascosto in quello spazio da loto riscoperto. Il lettore ha così modo di confrontare le due esperienze della ragazza, la passata e la presente, il maturare e l'evolversi nel tempo delle sue amicizie. Occuparsi sempre di giardini "altrui" diventa metafora di una condizione di vita estranea alla spensieratezza di chi non si pone mai domande esistenziali.
Purtroppo, anche di fronte all'evidente talento di chi, con pochi mezzi, sa fare bene il proprio lavoro,  la vita non concede tanti regali, e non tutti i sogni della protagonista si avverano.
Finale magistralmente agrodolce; qualche capitolo mi è sembrato un po' appeso ma alcune descrizioni del paesaggio prostrato dalla calura estiva mi hanno affascinata. Peccato che l'editing, almeno nella prima metà del libro, vacilli: ad es.tra p. 55 e 56 si ripete "il canto fresco e ininterrotto dei grilli". Se era voluto, ha solo affievolito un bel passaggio.
Leggete questo libro, è leggero ed intelligente insieme. Corredato da disegni a colori dell'autrice.

L'altro libro, Giardiniere per diletto: una carrellata di piccoli saggi dedicati ognuno ad un fiore diverso, grazie alla quale l'autrice affronta numerosi temi, sociali e politici, tra colti rimandi letterari e sagaci osservazioni, nel tipico stile indipendente e fuori dagli schemi della Zitara. Il mio capitolo preferito è quello sulla "Doppia natura del colore".



Ps: continuano le mie difficoltà tecniche con un pc obsoleto da cambiare. Sto scrivendo con lo smartphone (uno smartaphone) ed è una tortura. Perdonate eventuali svarioni e la foto che si è messa dove ha voluto lei.

mercoledì 18 giugno 2014

Sorprese di giugno


E' un po' che latito dal blog, ma l'estate è alle porte e tra lavoro, casa e giardino non so più come cavarmela. Mi spiace inoltre che la mia scheda dei lavori di giugno non sia ancora stata caricata da Blogger: è pronta da venti giorni ma non compare sulla pagina. Boh.
Mentre non ci tengo dietro a tutto quello che ho da fare e le giornate non mi sembrano mai abbastanza lunghe per portare a termine i miei impegni, qualcun altro ha il tempo di stupirmi. Una pianta grassa che coltivo da tempo (credo si tratti di una qualche varietà di Pachyphitum, l'ho comprata senza cartellino) è fiorita per la prima volta in... penso almeno otto anni di cure:



Non avrei mai detto che facesse fiori di questo colore, me li sarei aspettati, se proprio proprio, bianchi. Da quando tengo alcune piante grasse nella serra del sottoscala in inverno, ho notato maggiori fioriture e soprattutto sbocci di specie che prima non si erano mai degnate di aprire una sola corolla. Lo stesso, l'anno scorso, è successo con alcune crassule: fioretti inusitati bianchi. Pochi, ma li hanno fatti.
Mentre facevo al Pachyphitum un po' di fotografie (sta ancora semidimenticato in serra, nell'angolo più remoto, coperto di ragnatele), mi sono girata e dei filetti verdi in un semenzaio hanno colpito la mia attenzione:




Sono nati i semi di ippeastro nano che avevo seminato un mese fa!!!
Ci avevo provato anche l'anno scorso, ma non c'era stato niente da fare. Quest'anno ho innaffiato molto meno, e credo che la tecnica abbia funzionato: umidità costante ma non eccessiva, semina a fine maggio tenendo i vasetti in serra. Ne seminerò altri.
I semi provengono dai fiori di un bulbo che ho acquistato in aprile. Ho usato del terriccio da giardino riciclato da un vecchio vaso (alla faccia della qualità). In mezzo c'è mescolato qualche bozzo di argilla, dalle foto si vede. Due semi per quadrato di vaschetta. Se volete qualche semino per provare anche voi, mandatemi un messaggio.
Cari amici, spero di farmi risentire al più presto, mi assenterò ancora al blog per prendermi qualche giorno di relax. Buone vacanze a tutti voi, che partiate o no vi auguro una splendida estate.