martedì 21 maggio 2013

Rimedi naturali per curare le rose


Come si fa, a maggio, a non dedicare un post alle rose? Quasi tutti, appassionati o meno, ne abbiamo una in giardino, magari piantata mille anni fa dalla nonna e oggi trascurata da tutta la famiglia...
Abbiamo sempre più a cuore il rispetto per l'ambiente; onde per cui quindi ho raccolto un po' di suggerimenti per coltivare amorevolmente le rose senza disperdere troppi veleni intorno a noi.


Un po' tutte le rose sono soggette a malattie fungine e attacchi di parassiti. Quando si decide di accoglierne una nel proprio giardino, è necessario prendere subito in considerazione degli elementi per garantirle una "piacevole dimora" e una buona salute. Non solo: se la pianta è coltivata correttamente, ne consuegue una minore necessità di intervenire su di essa con fungicidi, insetticidi, veleni vari, e di conseguenza non dobbiamo incrinare gli equilibri naturali dei nostri spazi verdi.
Vediamo ora le più importanti operazioni sa seguire per la cura naturale delle nostre rose.


Trovate alla vostra rosa la posizione giusta: le rose necessitano di un terreno che non trattenga troppo l'acqua, dove le loro profonde radici non debbano sopportare ristagni idrici. Il Ph del terreno deve essere neutro o leggermente alcalino, e la terra ben fertile e ricca. Gli esperti ci tengono a precisare che non va impiantata una rosa laddove ce n'era in precedenza un'altra da tanti anni, perchè troverebbe un terreno impoverito dei più rilevanti elementi nutritivi. Se si è obbligati a riempire lo spazio che prima era di un'altra rosa, la vecchia terra va rimossa praticando una larga buca da riempire con nuova terra, arricchita con concime organico.
Sempre per quel che riguarda la collocazione, ricordate che troppa umidità sulle foglie delle rose porta malattie fungine. Il vostro esemplare deve essere collocato a una certa distanza da altre piante di dimensioni importanti (tipo gli arbusti e gli alberi; altre piante di dimensioni più piccole invece possono essere associate con successo alle rose, come spiegherò più avanti), e, a seconda della varietà, dagli altri rosai (di solito almeno 50-60 cm, a seconda della grandezza del cespuglio completamente sviluppato). Le rose richiedono un ambiente con una buona circolazione dell'aria: questo significa che non devono trovarsi "addosso" altre piante che le soffochino, le mantengano umide o non facciano loro vedere il sole. Peggio ancora può essere lo sgocciolio di rugiada o di pioggia da un albero immediatamente sovrastante.

Altrettanto importante per la salute delle rose è provvedere regolarmente ad una equilibrata concimazione del terreno dove esse alloggiano: effettuate una concimazione di base tra novembre e marzo con concimi organici a cessione lenta (letame vecchio compostato, stallatico pellettato, sangue essiccato). Oppure, una volta e per tutto l'anno, a primavera distribuite la cornunghia, e proseguite da maggio in poi solo con le concimazioni idrosolubili, da sospendere al sopraggiungere della stagione fredda. Diversamente, il concime somministrato anche in inverno stimolerebbe le piante a sviluppare nuovi germogli, troppo deboli per resistere al gelo.
Parlando di concimazione nel dettaglio, va sottolineato che gli elementi di cui più le rose abbisognano sono l'azoto, il potassio ed il magnesio.
Il potassio in particolare rinforza la pianta per l'inverno e ne irrobustisce la struttura. La sua carenza invece si riscontra da crescita stentata, foglie giallastre e pochi fiori.
Gli eccessi di azoto, che causano lo sviluppo di un numero eccessivo di getti striminziti, rendono la pianta debole e attaccabile dai parassiti, che aggrediscono facilmente i tessuti deboli dei rami e delle foglie. Usate l'azoto da giugno in poi, perchè irrobustisce il legno. Qualsiasi elemento vogliate apportare al terreno, verificate sempre le dosi sul flacone o chiedete consiglio ad un vivaista esperto.
Una volta effettuate le concimazioni, le piante vanno innaffiate bene perchè non si brucino le radici a contatto con le sostanze distribuite.
Per evitare l'uso e l'abuso di sostanze chimiche attraverso le concimazioni, si può prevenire l'attacco di malattie fungine (come la ticchiolatura) applicando in primavera alle rose l'ossicloruro di rame. In caso le malattie micotiche si presentassero lo stesso durante l'estate, ricorrete alla poltiglia bordolese, un altro fungicida rameico. Il rame è un elemento che interferisce con la respirazione cellulare dei funghi, ostacolandone la prosperazione. Inoltre, rinforza le foglie delle rose. Facendo parte naturalmente delle sostanze che costituiscono il nutrimento delle piante, non è nocivo, ma va comunque somministrato con parsimonia, e sempre nelle giuste dosi.
Durante l'anno, i rami e le foglie colpiti da malattie fungine vanno rimossi, e subito bruciati. Se dispersi sul terreno in giardino, propagano ulteriormente le malattie, anche l'anno successivo.


Le malattie fungine a cui le rose sono più soggette sono:
- la ticchiolatura: si presenta sulle foglie come macchie scure e frastagliate; i nuclei delle spore si vedono sulla pagina inferiore. Le foglie colpite cadono dopo qualche giorno dal manifestarsi dei sintomi, lasciando la pianta miseramente spoglia (in seguito però ricaccia la vegetazione, ma questo le costerà un bello sforzo). La ticchiolatura si sviluppa in contesti caldi e umidi. In estate è importante non innaffiare nel tardo pomeriggio (l'umidità e le temperature estive elevate della sera sono ideali per il manifestarsi di questo fungo). La ticchiolatura si presenta spesso anche in autunno;
- l'oidio: si tratta di una sostanza bianca che ricopre come una leggera patina la superficie delle foglie. I getti nuovi scuriscono e muoiono. L'oidio compare con clima caldo e suolo troppo secco. Per eviatrlo, non concimate con sostanze trooppo ricche di azoto. E' infatti una malattia che privilegia le piante deboli. Ne risentono meno i rampicanti a foglia lucida;
- la ruggine: è una malattia che causa macchie giallo-arancio puntiformi sulla pagina superiore della foglia. Su quella inferiore, si vedono delle pustolette che diventano nere. Si sviluppa con estati fresche e umide.

Per avere un giardino che non necessiti di "veleni", state attenti alle varietà che vi coltivate. Tutto dipenderà dall'intelligenza delle vostre scelte di partenza. E' importante privilegiare le varietà che, in quanto ad esposizione, terreno e necessità idriche, soddisfano le caratteristiche del luogo che avete a disposizione. Va da sè che è inutile e oltretutto controproducente ostinarsi a coltivare esemplari molto sensibili ai ristagni idrici in zone costantemente umide, così come non ha senso collocare piante che hanno bisogno del sollievo di qualche ora d'ombra in estate in luoghi arsi dal sole. Se non si rispettano le esigenze delle piante, non ci si può aspettare che crescano sane senza continue cure e senza ricorrere a sostanze chimiche o inquinanti.
Nelle Stagioni del maestro giardiniere, Mimma Pallavicini e Carlo Pagani suggeriscono una serie di nomi di varietà consigliabili per la loro resistenza alle malattie più comuni. Ve ne dò una ridottissima selezione, un assaggio, presa da p. 24-25 (cito più estesamente il libro in fondo a questo post):
- rose a cespuglio resistenti alla ticchiolatura: "Prince Jardinier", "Philippe Noiret", "Scentimental", "Piano", "Cinderella", "Monferrato";
- rose particolarmente resistenti all'oidio: "Iceberg", "Foxy", "Memoire", "Botanica82", "Patte de Velours";
- una super rosa, resistente un po' a tutte le malattie fungine: la rosa "Knock out";
- da segnalare la splendida rosa Mutabilis: tra le rose antiche si distingue per la resistenza al caldo.
Un consiglio sempre valido per chi frequenta i vivai: acquistate piante sane già in vaso, ricordate di osservare attentamente lo stato della vostra nuova pianta appena la prendete dallo scaffale, per non portarvi a casa una causa persa in partenza...


Purtroppo, le rose sono soggette anche agli attacchi di numerosi e antipatici parassiti, che nelle infestazioni lievi causano solo danni estetici, ma nei casi più gravi mettono a repentaglio la sopravvivenza di piante di per sè stenterelle.
Diffusissimi afidi e pidocchi, che amano diffondersi sui rami deboli. Fanno loro concorrenza acari, larve di vespa, tentredini, bruchetti vari sotto forma di larve defogliatrici.
Il primo rimedio da opporre a questi spiacevoli invasori è la loro rimozione manuale, con un bastoncino o un sassetto. Un lavoro talvolta lungo e noioso, ma importante e rispettoso della natura. Se però l'infestazione è grave, si può ricorrere al sapone di Marsiglia diluito in acqua (oppure, un bicchiere di sapone liquido neutro in cinque litri d'acqua, da irrorare sulla pianta nelle ore non assolate). Questa miscela allontana gli insetti e, formando una sottilissima pellicola sulla pianta, ne impedisce il ritorno. Utile anche il macerato di rabarbaro, che si ottiene lasciando in acqua le foglie tritate, mescolando una volta al giorno, per 4-5 giorni. Filtrate e irrorate. Efficaci anche i macerati a base di assenzio, ruta, tanaceto volgare. Sono tutti rimedi naturali, che hanno la sola controindicazione di essere... puzzolentissimi. Vi segnalo qui il link del sito florablog per vedere in maniera particolareggiata come prepararli.
Da provare anche il decotto di ortica: si mescola l'ortica all'acqua, e si riscalda il tutto mezz'ora. Mescolate ogni giorno, finchè non fermenta più. Diluite e irrorate.
Sempre Carlo Pagani e Mimma Pallavicini suggeriscono un insetticida a base di un prodotto del metabolismo di un batterio del terreno presente in natura, il Saccharopolyspora spinosa: si tratta dello spinosad. Da usare come insetticida ma anche come fungicida contro l'oidio.
Oppure, alternativa interessante ai macerati, anche se dagli esiti più incerti, può essere il ricorso nel vostro giardino, acquistandoli in negozi specializzati, o favorendone la prosperazione, dei cosiddetti "insetti utili": coccinelle, vermi, maggiolini, ma anche uccelli (che ovviamente non sono insetti) che si sfamano di pidocchi e afidi, eliminandone le colonie dalle vostre piante. Di solito, vedere una coccinella, anche da sola, vicino a una pianta bombardata di afidi è un ottimo segnale: nel giro di un paio di giorni gli invasori spariscono, divorati.
Se tutte queste soluzioni non vi soddisfano, non vi resta che l'ultima spiaggia prima degli insetticidi chimici: i prodotti a base di piretro, altra sostanza naturale.

Rimanendo nell'ottica della prevenzione, ricorrete alla consociazione delle rose con altre piante. La consociazione è una forma di coltivazione che prevede di accostare piante di generi diversi affinchè esse traggano beneficio le une dalle altre. Posso garantire, per esperienza personale, che aglio, aglio ornamentale, erba cipollina, cipolla, piantati nelle strette vicinanze di una rosa, garantiscono una minore diffusione delle malattie causate da fungo. Ottima anche la consociazione con lavanda, salvia, e le piante aromatiche in genere, che chiedono poche innaffiature e non trattengono umidità in eccesso.

Riporto quanto ritracciato sul web, ma senza averlo ancora applicato per verificarlo: la birra irrobustisce i getti delle rose. Tamponare le foglie con birra chiara le rende più lucide. Lievito di birra aggiunto all'acqua (tre cucchiai per 10 litri) favorisce la fomazione di nuovi boccioli. Una lattina di birra e una tazza di ammoniaca, una tazza di sale inglese e due tazze di acqua fanno un concime naturale con un forte potere fertilizzante, da spruzzare sulle foglie.

Non sottovalutate l'importanza delle potature: effettuatele nei periodi corretti, a seconda della tipologia di rosa che avete. Eliminate sempre i getti deboli e i succhioni. Eliminate anche i primi fiori che sbocciano, una volta appassiti, ma lasciate invece i secondi, perchè matureranno i cinorrodi, ovvero le bacche rosse e molto ornamentali delle rose. Ricordate che le rose selvatiche non si potano. Reciderete i rami con un taglio netto, un paio di centimetri sopra la gemma. Il taglio dovrà inoltre essere obliquo, nel senso opposto a quello della gemma, per evitare che ristagnino presso di essa le gocce di acqua dopo l'innaffiatura.

Infine, provvedete, durante l'inverno, ad una adeguata protezione delle piante di rose: le rose in vaso e quelle in miniatura sono tra le più delicate. Accostatele a un muro o proteggetele col tnt e pacciamatele al piede. Innaffiatele quando non gela; in inverno serve di rado e di solito bastano le piogge meteoriche.


Per scrivere questo post, ho attinto informazioni da:
Un giardino senza veleni di Bénédicte Boudassou, ed. red!
I giardini venuti dal vento di Gabriella Buccioli, ed. Pendragon
Le stagioni del maestro giardiniere di Carlo Pagani e Mimma Pallavicini, ed. Vallardi
Rose - piccola enciclopedia di Andrea Rausch, ed. Gribaudo
Rose - le 100 più belle rose da balcone e da giardino di Thomas Hagen, ed. red!

domenica 12 maggio 2013

Monelli pelosi

Si affilano i denti dovunque...


...torturano quotidianamente il divano in fior di pelle, che cerco di proteggere con strati di coperte... ma loro non mollano...


...fanno corse, salti, agguati, pipì, dispetti per tutta la casa...


...si arrampicano con le loro unghiette sui pantaloni, graffiano le gambe e tirano i filetti dei vestiti...


Se penso che fra non molti giorni dovrò separarmi da quasi tutti loro, perchè hanno trovato padrone, mi si spezza il cuore...





venerdì 10 maggio 2013

All'anteprima di Orticola 2013

Ieri ho partecipato all'inaugurazione di Orticola 2013, la famosa manifestazione vivaistica che si svolge da anni a Milano. Sono stata ospite dello stand di Assobirra, che ha chiesto ad alcuni blogger di pubblicare un post sulla birra, ovvero una ricetta da accompagnare a questa bevanda, per celebrare il suo patrocinio ad Orticola. Io l'ho fatto nello stile del mio blog, parlando della raccolta di erbe spontanee, in questo caso il luppolo. Potete trovare su questa pagina del sito di Assobirra anche le ricette degli altri blogger che hanno preso parte all'iniziativa.


lo stand di Assobirra

Ho avuto così occasione di assistere all'opening con presenti persone notevoli, tra cui Francesca Marzotto Caotorta, madrina dell'evento, e Diamante D'Alessio, direttrice di Io Donna e Io Chef per il Corriere. Non sono mancati personaggi di spicco dell'alta borghesia milanese, tirati in ghingheri e, per la componente femminile, "addobbati" di cappelli vistosi e stravaganti. Unico must: essere tempestati di fiori (la sottoscritta invece ha optato per un abbigliamento discreto).

Al centro, Francesca Marzotto Caotorta, mentre premia Gabriella Paolucci (a destra).




una ragazza con un cappello di orchidee
Ho visto copricapo veramente incredibili. Spettacoli simili, in Italia, diversamente che in Inghilterra, capitano di rado, forse mai...
All'inizio fotografavo le signore quasi di nascosto. Poi mi sono accorta che non le infastidivo, anzi, loro ci tengono ad apparire. Per cui non ho avuto scrupoli nel ritrarre di tutto e di più. Ho captato le chiacchiere tra i signoroni altolocati e le signore appariscenti, e a quanto pare la difficoltà più grossa per le donne non è stato trovare o farsi fare il cappello, ma... comprare una giacca che ci si intonasse.



Ho avuto modo di conoscere anche altre blogger, tra cui Simonetta, del noto -e bellissimo- blog Aboutgarden. Vedersi "in faccia" è una cosa che fa piacere, così si superano le barriere della virtualità, per quanti vantaggi (alcuni irrinunciabili) essa possa comunque offrire.


L'edizione di Orticola di quest'anno conta come sempre su un buon numero di espositori di spicco, provenienti da tutta Italia. Sono stati allestiti tre giardini speciali, ad opera di tre esperti in collaborazione con noti vivai: il "giardino mediterraneo" di Umberto Pasti con i vivai Torsanlorenzo, la "pergola degli agrumi" di Nicolò Grassi con i vivai Oscar Tontori e il giardino all'ombra "Eclissi" di Elena Stevanato con i vivai Nord. Sparse lungo il percorso di Orticola, 11 aiuole curate da 12 vivai, per illustrare l'uso di alcune specie in giardino, e i loro accostamenti con altre piante. C'è di che imparare e prendere appunti per copiare gli strepitosi effetti cromatici nei propri angolini verdi a casa.





La fontana è stata curata dall'architetto Carlo Gabriele: delle enormi sfere bianche ("delle perle", a detta sua) che sembrano fluttuare nell'acqua, mentre, nello specchio della fontana, giacciono i grossi vasi di piante circondati da stormi di rondini bianche. A me sono piaciute solo le sfere. La staticità dei vasi non mi è sembrata un granchè integrata al dinamismo delle forme rotonde e dell'elemento acqua.


Orticola è aperta dal 10 al 12 maggio, dalle 10 del mattino. Molto probabilmente, farò una seconda capatina a scopo acquisto, visto che ieri sera per lo più ho fotografato. Un paio di piante però le ho prese, non ho resistito.
Una curiosità: ho notato che il vivaio Barni, celebre per le sue splendide rose, ne ha dedicata una all'appena scomparso stilista Ottavio Missoni. Alla velocità della luce!




Vasi colorati. Alcuni stand offrono anche strumenti e accessori per il giardino.

Piante acquatiche. Non mancano anche vivai che presentano agrumi, piante grasse e tillandsie.
Gli stand di Orticola si trovano presso i giardini pubblici Indro Montanelli, a Milano.


venerdì 3 maggio 2013

Dal luppolo al bicchiere al piatto


Il luppolo (Humulus lupulus) è in genere conosciuto come la pianta con cui "si fa la birra". In realtà, non il luppolo in sè, ma i fiori del luppolo vengono utilizzati per aromatizzare tale bevanda, conferendole il caratteristico sapore amarognolo.
Non tutti sanno che la birra è una bibita di origine molto antica, che da sempre si ottiene attraverso un procedimento di fermentazione alcolica di ingredienti totalmente naturali: il malto d'orzo, ricavato dai cereali, dopo un procedimento di essiccazione, tostatura e macinazione, viene mescolato all'acqua; il mosto che si forma viene aromatizzato col luppolo, fatto fermentare con lieviti e lasciato stagionare fino alla filtrazione e all'imbottigliamento finali. La cosa interessante è che il luppolo non solo conferisce sapore alla birra, ma ha anche funzione antibatterica e di conservante naturale della stessa.
Questa è la stagione giusta per proporvi un paio di piatti da cucinare a base della "versione selvatica" del luppolo, facilmente reperibile in natura senza spendere un soldo, e da accompagnare a un buon sorso di birra. Luppolo nel bicchiere e luppolo nel piatto!


Il luppolo selvatico si trova comunemente in natura, soprattutto nel nord e centro Italia, di solito lungo i fossi, o ai margini dei terreni coltivati. In questi giorni se ne possono andare a raccogliere i rametti giovani, gli apici vegetativi che si stanno formando col risveglio della pianta, e che poi, in estate, produrranno i fiori. Sono commestibili, e per un brevissimo lasso di tempo all'anno, a fine aprile-primi di maggio, si possono usare in cucina per piatti dal sapore delicato, finchè hanno una consistenza tenera. Volendo, se si ha un pezzetto di terra libero, si può coltivare questa pianta rampicante per farne una pergola, considerando però che può raggiungere un'altezza di 8 metri e che cresce ad una velocità straordinaria (la più veloce della Terra: 10 cm al giorno!).
Le giovani estremità del luppolo selvatico prendono un nome diverso a seconda della località in cui ci si trova. Nel Veneto sono celebri come bruscànsi, o bruscàndoli. Nel mantovano sono chiamati roertìssi, o rovertìssi. In questo post utilizzerò il termine di bruscansi per distinguere i vertici del luppolo usato in cucina dalla pianta del luppolo.
Per procurarvi i bruscansi da cucinare dovete avventurarvi lungo qualche fiume, o presso qualche piccolo corso d'acqua, in campagna, in mezzo ai campi, sincerandovi di trovarvi in un posto dove i contadini non abbiano distribuito i diserbanti. La raccolta non è semplicissima, perchè spesso il luppolo selvatico si mescola ai cespugli di rovo, si arrampica su scarpate un po' impervie, copre i dislivelli tra un campo e l'altro mescolandosi alle robinie e ad altre piante spinose. Per cui, valutate voi se è il caso di munirsi di stivali e protezioni adeguate per gli occhi...


Gli apici non devono ancora essere aperti, cioè devono avere le foglie piccole e avvolte su se stesse. Li vedrete attorcigliarsi fra di loro, in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi per sostenersi.


Portate con voi un sacchetto o un cestino in cui riporre i bruscansi trovati. Per staccarli, vi basteranno le dita e una leggera pressione dell'unghia. State attenti perchè i rametti sporcano i vestiti e la pelle. In caso usate un guanto.


Cogliete dei rametti lunghi max 15-20 cm. Dovranno essere teneri sotto la pressione dell'unghia, altrimenti, se percepite una resistenza un po' legnosa, dovete staccarli da più in alto, o lasciare stare quell'estremità.


Raccogliete i bruscansi tenendoli ordinati, a mazzetti, tutti con l'apice nella stessa direzione. Quest'operazione vi tornerà utile per agevolarvi nella loro pulitura e cottura.
Dalla cucina di mio padre (che gentilmente ha posato col braccio nella foto precedente e mi ha fatto da "guida naturalistica" per questo post) ecco un paio di ricette, come vi avevo anticipato:

INSALATA DI BRUSCANSI

Ingredienti per un paio di persone:
un mazzetto di bruscansi freschi
sale
olio extravergine di oliva


Sciacquate sotto acqua corrente il mazzetto di bruscansi, poi inseriteli "a testa in su", come si fa con gli asparagi, in un pentolino.
Riempite di acqua il pentolino per 3/4, o comunque lasciando emergere le punte dei getti di tre-quattro centimetri, perchè non cuociano in acqua ma si scaldino col vapore. Salate. Coprite il pentolino con un coperchio e mettete a bollire per qualche minuto.
Scolate e condite con un filo di olio extravergine di oliva.


Un'insalatina da consumare sia calda che fredda.
Quando servite la birra, ricordate che per degustarla al meglio è importante che nel bicchiere formi un paio di centimetri di schiuma (che nelle mie foto ha fatto in tempo a dissolversi...). La si ottiene versando la birra lentamente nel bicchiere leggermente inclinato; riempito di tre quarti, rialzatelo e versate velocemente. La birra deve essere fresca da frigo e il bicchiere in vetro e bagnato (per avere una schiuma più compatta).

Se preferite un primo:

RISOTTO AI BRUSCANSI
Ingredienti per due persone:
riso Vialone nano
un mazzetto di bruscansi
cipolla, olio, sale e una noce di burro per il soffritto
brodo vegetale
a scelta, un bicchiere di vino bianco


In un pentolino, sminuzzate i bruscansi, lasciando intatte le punte dei rametti. Queste potrete usarle alla fine per decorare il piatto.
Preparate il soffritto di cipolla e unite i bruscansi sminuzzati.
In una pentola a parte, mantecate il riso. Potete aggiungere il bicchiere di vino bianco da far evaporare per dargli più sapore. Se però pensate di abbinare il piatto alla birra, potete saltare questo passaggio (l'aggiunta di vino).
Unite al riso mantecato il soffritto di bruscansi. Un mestolo alla volta, aggiungete il brodo vegetale bollente fino a che il riso non avrà raggiunto la cottura che desiderate.
Servire decorando con le punte dei bruscansi, se all'inizio le avete conservate a parte.


Raccolto e... mangiato!

***

Agli appassionati della birra (il che prescinde dall'essere appassionati dell'alcol...) segnalo che l'associazione Assobirra quest'anno sarà presente alla manifestazione Orticola 2013 (Milano, giardini pubblici Indro Montanelli) con la "Pergola del luppolo", uno spazio relax dove verranno distribuiti gli opuscoli "Birra e Orto" (5 menù ecocompatibili creati per l'occasione da Lisa Casali, nota chef e foodblogger) e dove i visitatori potranno reperire informazioni sulla storia della birra, sulla sua produzione e sui segreti per servirla.

venerdì 26 aprile 2013

Una piccola collezione di fragole

Se avete il pollice verde ma poco spazio a disposizione (giusto un orto minuscolo o appena un vaso su un balcone assolato), toglietevi lo sfizio di coltivare fragole. Con le loro diverse varietà, rendono felici i coltivatori senza chiedere cure eccessive, e regalano verde, fiori e frutti con generosità.

Nel mio orto ne coltivo cinque tipi, tutti interessanti e facili da far fruttificare:

Fragola comune: forte, vigorosa, resiste all'inverno. Produce frutti due volte l'anno, in primavera (aprile-maggio) e in agosto. Si moltiplica soprattutto asessualmente, emettendo numerosi stoloni. La pianta "lancia" dei rami intorno a sè, all'apice dei quali si forma una nuova piantina, che, sviluppando radici proprie, si aggrappa al terreno. Il ramo che la tiene collegata alla pianta madre progressivamente si secca, finchè la piantina non diventa completamente indipendente. Un "rametto" di stolone può allungarsi notevolmente e produrre più piantine.
Va da sè che la fragola comune diventa, con questo modo di riprodursi, piacevolmente invadente; gli stoloni cercheranno riparo lungo i bordi dei vialetti dell'orto, tra i sassi, dove c'è più fresco e umido.
La primavera scorsa le mie fragole, complici le notevoli piogge alternate a giornate di sole, mi hanno dato tante soddisfazioni, che quest'anno non credo potrò replicare. Come sapete, sto rivoluzionando l'orto e ho dovuto rimuovere molte piantine di fragole. Le ho riposte in cassette da frutta foderate di carta da giornale, e le bagno con regolarità. Nonostante queste "sevizie", sono in fiore!


Fragolina di bosco: (ovvero Fragaria vesca. Zia Wikipedia dice che "vesca" in latino significa "molle", infatti i frutti di questa pianta hanno consistenza molliccia) produce fiori bianchi in tutto simili a quelli delle piante più grandi, ma in dimensioni ridotte, e un po' più "stilizzate". Io li trovo bellissimi. La mia esperienza personale è di coltivazione di fragoline in vasi rettangolari di plastica lunghi 40 cm, tenuti sotto la finestra, e quindi vicino al muro, che le protegge in inverno.
Nella stagione fredda, se le temperature vi sembra che si abbassino troppo, potete coprirle con un pezzetto di tessuto non tessuto, e in marzo saranno già in fiore. Producono le caratteristiche fragole in miniatura, molto saporite, per tutta l'estate. I bambini ne vanno pazzi (anche il mio cane. Siccome una volta l'ho beccato in flagranza di reato mentre ne strappava una, ho provveduto immediatamente a rialzare il vaso). I frutti però non possono essere conservati, ma vanno consumati subito. Per lavarli, passateli velocemente sotto un getto d'acqua, perchè se li lasciate in ammollo, si spappolano. Inutile aggiungere che, per avere un raccolto importante, dovreste coltivarne tantissime, per cui non fateci grandi affidamenti culinari...
Diradate e cambiate il terriccio ogni due anni, o quando il vaso sarà ormai costipato di piantine. Ridarete forza ai piccoli esemplari, che produrranno di più. Le mie le ho divise dopo tre o quattro anni, e sono attecchite velocissimamente. Non si moltiplicano da stolone, ma è possibile ottenerle da seme, troverete bustine di semenza in molti vivai e garden center.


Fragola con fiore rosso: il web non mi aiuta a rintracciarne il nome scientifico, ma è abbastanza diffusa nei vivai. Produce frutti a forma spesso irregolare; il fiore è di un colore intenso, molto bello. Sono un po' più sensibili delle fragole comuni al sole eccessivo, o al troppo freddo. Anche il sapore dei frutti mi sembra meno deciso, ma le coltivo solo da un annetto, è ancora presto per giudicare.


Fragola con fiore rosa (Fragaria rosea): ce l'ho da poco, in vaso, acquistata in un noto vivaio di perenni, e, anche se non ho ancora visto i frutti, devo dire che la fioritura, di un bel rosa delicato, è notevole. Il cespuglio è compatto, lo definirei decorativo. Ideale in vaso per un balcone  originale.


Fragola ananas (x ananassa): anche questa è a casa mia da poco; la produzione fruttiva ancora non si è vista. Fiore bianco, e frutti un po' tondi, a detta dei manuali, con lieve sentore di... ananas. Beccatevi questo articolo trovato su internet a riguardo. Chissà se si tratta della mia stessa varietà, parlano di un frutto bianco (albino) con semini rossi.

Voglio segnalare che esistono in commercio anche le fragole rampicanti. Coltivabili da seme, non si tratta di vere rampicanti, ma di fragole che producono moltissimi stoloni, che si possono far salire su un graticcio.

Questo è il periodo giusto per impiantare le piante di fragola. Chiedono terreno fresco, ricco, un po' acido come nel sottobosco (o almeno non troppo calcareo), ma in realtà si adattano piuttosto bene a un po' tutti i luoghi che trovano. All'arrivo della primavera, dovrete provvedere a pulirle dalle foglie secche ed eliminare gli esemplari morti. C'è chi ogni anno-due anni rinnova i cespi, sostituendoli con quelli più giovani perchè la produzione si mantenga alta. Io lascio che facciano da sole, e mi limito a liberarle dalle infestanti e dalle foglie morte.
Amano il sole pieno in primavera, che è necessario per far maturare i frutti. Ma in estate temono gli eccessi di calore. Il problema per quelle collocate in piena terra si può risolvere coltivandole sotto delle annuali da orto, che le proteggano finchè il sole è impietoso (tipo peperoni e peperoncini).
Unico inconveniente dei fragoleti, è la raccolta: le piantine crescono raso terra, ed è necessario chinarsi per cercarle. Si può ovviare tenendole in vasi o in aiuole rialzate. Io le raccolgo da terra indossando una maglia a maniche lunghe, perchè le foglie pizzicano e irritano leggermente la pelle.
Molti ortolani, per mantenere i frutti staccati da terra ed evitare le erbacce, coprono le aiuole delle fragole con teli neri. Io li odio, li ho utilizzati due anni e poi li ho rimossi. Li trovo innaturali e antiestetici. Tutto ciò ovviamente mi costringe a sorvegliare di più i frutti, perchè non vengano divorati dagli insetti.
Altri coltivatori cospargono i fragoleti di paglia, che tiene i frutti asciutti e più caldi.
Le fragole, come dicevo a proposito di quelle comuni, possono essere moltiplicate per stolone o per seme. La propagazione per stolone è facile se lasciate le piante fare da sè. Difficile e capricciosa se provvedete voi. Mettete le piantine degli stoloni, ancora collegati alla pianta madre, in un vasetto, in orto, e fissateli con un fil di ferro piegato a U, finchè non saranno radicati. Provare a staccare una piantina abbastanza cresciuta e metterla a dimora immediatamente è invece un'operazione che non sempre porta a buoni risultati.
Le fragole godono in genere di buona salute, ma sono soggette a clorosi ferrica: le foglie, durante il periodo dei frutti, schiariscono intorno alle venature, che invece restano verdi. Provvedete con adeguate concimazioni a base di ferro (nei vivai si trovano in vendita integratori e concimi specifici. Le mie quest'anno ne hanno bisogno).
Le fragole non temono particolari parassiti, tranne formiche, lombrichi e lumache che ne amano i frutti. Il marciume (ovvero la botrite) a cui questi sono talvolta soggetti è causata da un fungo, che colpisce quando piove tanto senza sole. Inutile dire che, se l'attacco è molto grave, bisogna intervenire con uno specifico fungicida.

Una curiosità: ci sono delle infestanti le cui foglie assomigliano moltissimo a quelle delle fragole, e anche loro si propagano per stoloni. Si tratta delle potentille, che appartengono come le fragole alla famiglia delle rosaceae. Tenetele d'occhio perchè non invadano le aiole dell'orto, mescolandosi appunto alle fragole, e provvedete subito ad estirparle dalla radice, che può essere profondina e ben abbarbicata al terreno.
Come nota finale, segnalo che in vendita si possono trovare degli appositi orci di terracotta, muniti di "tasche" per la coltivazione delle fragole. Sono pratici e belli da vedere, ma a mio parere sono piuttosto costosi.
Se volete approfondire ulteriormente l'argomento fragole, vi segnalo questa interessante scheda dell'Informatore agrario.

sabato 20 aprile 2013

Orto 2013: la vangata finale.


Allarmati dalle previsioni del tempo (che poi si sono dimostrate vere) di un fine settimana all'insegna di temporali e grandinate, con Manu ieri pomeriggio abbiamo deciso di dare una svolta ai nostri progetti per l'orto. Messe mani alle vanghe (anche se in realtà dovrei parlare di tridenti, ma ci siamo capiti), abbiamo finito di diserbare l'ultimo, bel pezzetto di terra che ci mancava da pulire, sotto un sole meno terribile di quello dell'altro ieri. Io comunque ero in canottiera (in aprile, non ho parole. Detto da una che fa la doccia con l'acqua calda in agosto).
Nella foto in alto, c'è Mimì che raspa nella terra già vangata e sminuzzata, incredula, come solo un gatto può essere, davanti a tanto spazio morbido dove andare in bagno senza fatica.


Questa sopra è invece la foto dell'orto sottosopra - un delitto, ma bisogna aver fede -. Non credevo, ma con Manu siamo riusciti a finire quasi tutto il lavoro. Tra una zappata e l'altra, ho centrato in pieno il tubo di irrigazione appena installato, forandolo di brutto. La cosa interessante è che l'acqua stava andando, e mi sono lavata da capo a piedi, tra gli improperi di mio marito. Più tardi gli ho restituito i complimenti, perchè lui ha calpestato impietosamente un cespuglio di valerianella in fiore, che ospito nel mio orto con grandissimo amore e orgoglio.
Alle sei abbiamo concluso, mentre il vento cominciava ad alzarsi. E' passato mio padre a buttare un occhio, osservando Manu che rastrellava per appianare e livellare il terreno. Ho detto subito a mio marito di cedere il rastrello al Maestro di livellamento, mio padre appunto, e siamo rimasti a guardarlo all'opera mentre, leggero e veloce, pareggiava tutto con una facilità e una sicurezza incredibili. Non so voi, ma a me mettere a livello anche un pezzo piccolo di terreno mi mette l'angoscia.


Alle otto di sera, tutto era perfetto, lo spazio quasi pronto per accogliere la pavimentazione nuova. La terra si deve riposare e abbassare per un po' di giorni, fino a compattarsi. La pioggia aiuterà.
Però c'è chi trae vantaggio immediato dalle fatiche degli altri, perchè un merlo, che "abita" nelle vicinanze, ha perlustrato l'orto così ripulito, in cerca di lombrichi, e ne ha trovato uno bello grasso.
Adesso mi riposo, e annuso l'odore di terra appena mossa e bagnata.