Come si fa, a maggio, a non dedicare un post alle rose? Quasi tutti, appassionati o meno, ne abbiamo una in giardino, magari piantata mille anni fa dalla nonna e oggi trascurata da tutta la famiglia...
Abbiamo sempre più a cuore il rispetto per l'ambiente; onde per cui quindi ho raccolto un po' di suggerimenti per coltivare amorevolmente le rose senza disperdere troppi veleni intorno a noi.
Un po' tutte le rose sono soggette a malattie fungine e attacchi di parassiti. Quando si decide di accoglierne una nel proprio giardino, è necessario prendere subito in considerazione degli elementi per garantirle una "piacevole dimora" e una buona salute. Non solo: se la pianta è coltivata correttamente, ne consuegue una minore necessità di intervenire su di essa con fungicidi, insetticidi, veleni vari, e di conseguenza non dobbiamo incrinare gli equilibri naturali dei nostri spazi verdi.
Vediamo ora le più importanti operazioni sa seguire per la cura naturale delle nostre rose.
Vediamo ora le più importanti operazioni sa seguire per la cura naturale delle nostre rose.
Trovate alla vostra rosa la posizione giusta: le rose necessitano di un terreno che non trattenga troppo l'acqua, dove le loro profonde radici non debbano sopportare ristagni idrici. Il Ph del terreno deve essere neutro o leggermente alcalino, e la terra ben fertile e ricca. Gli esperti ci tengono a precisare che non va impiantata una rosa laddove ce n'era in precedenza un'altra da tanti anni, perchè troverebbe un terreno impoverito dei più rilevanti elementi nutritivi. Se si è obbligati a riempire lo spazio che prima era di un'altra rosa, la vecchia terra va rimossa praticando una larga buca da riempire con nuova terra, arricchita con concime organico.
Sempre per quel che riguarda la collocazione, ricordate che troppa umidità sulle foglie delle rose porta malattie fungine. Il vostro esemplare deve essere collocato a una certa distanza da altre piante di dimensioni importanti (tipo gli arbusti e gli alberi; altre piante di dimensioni più piccole invece possono essere associate con successo alle rose, come spiegherò più avanti), e, a seconda della varietà, dagli altri rosai (di solito almeno 50-60 cm, a seconda della grandezza del cespuglio completamente sviluppato). Le rose richiedono un ambiente con una buona circolazione dell'aria: questo significa che non devono trovarsi "addosso" altre piante che le soffochino, le mantengano umide o non facciano loro vedere il sole. Peggio ancora può essere lo sgocciolio di rugiada o di pioggia da un albero immediatamente sovrastante.
Altrettanto importante per la salute delle rose è provvedere regolarmente ad una equilibrata concimazione del terreno dove esse alloggiano: effettuate una concimazione di base tra novembre e marzo con concimi organici a cessione lenta (letame vecchio compostato, stallatico pellettato, sangue essiccato). Oppure, una volta e per tutto l'anno, a primavera distribuite la cornunghia, e proseguite da maggio in poi solo con le concimazioni idrosolubili, da sospendere al sopraggiungere della stagione fredda. Diversamente, il concime somministrato anche in inverno stimolerebbe le piante a sviluppare nuovi germogli, troppo deboli per resistere al gelo.
Parlando di concimazione nel dettaglio, va sottolineato che gli elementi di cui più le rose abbisognano sono l'azoto, il potassio ed il magnesio.
Il potassio in particolare rinforza la pianta per l'inverno e ne irrobustisce la struttura. La sua carenza invece si riscontra da crescita stentata, foglie giallastre e pochi fiori.
Gli eccessi di azoto, che causano lo sviluppo di un numero eccessivo di getti striminziti, rendono la pianta debole e attaccabile dai parassiti, che aggrediscono facilmente i tessuti deboli dei rami e delle foglie. Usate l'azoto da giugno in poi, perchè irrobustisce il legno. Qualsiasi elemento vogliate apportare al terreno, verificate sempre le dosi sul flacone o chiedete consiglio ad un vivaista esperto.
Una volta effettuate le concimazioni, le piante vanno innaffiate bene perchè non si brucino le radici a contatto con le sostanze distribuite.
Parlando di concimazione nel dettaglio, va sottolineato che gli elementi di cui più le rose abbisognano sono l'azoto, il potassio ed il magnesio.
Il potassio in particolare rinforza la pianta per l'inverno e ne irrobustisce la struttura. La sua carenza invece si riscontra da crescita stentata, foglie giallastre e pochi fiori.
Gli eccessi di azoto, che causano lo sviluppo di un numero eccessivo di getti striminziti, rendono la pianta debole e attaccabile dai parassiti, che aggrediscono facilmente i tessuti deboli dei rami e delle foglie. Usate l'azoto da giugno in poi, perchè irrobustisce il legno. Qualsiasi elemento vogliate apportare al terreno, verificate sempre le dosi sul flacone o chiedete consiglio ad un vivaista esperto.
Una volta effettuate le concimazioni, le piante vanno innaffiate bene perchè non si brucino le radici a contatto con le sostanze distribuite.
Per evitare l'uso e l'abuso di sostanze chimiche attraverso le concimazioni, si può prevenire l'attacco di malattie fungine (come la ticchiolatura) applicando in primavera alle rose l'ossicloruro di rame. In caso le malattie micotiche si presentassero lo stesso durante l'estate, ricorrete alla poltiglia bordolese, un altro fungicida rameico. Il rame è un elemento che interferisce con la respirazione cellulare dei funghi, ostacolandone la prosperazione. Inoltre, rinforza le foglie delle rose. Facendo parte naturalmente delle sostanze che costituiscono il nutrimento delle piante, non è nocivo, ma va comunque somministrato con parsimonia, e sempre nelle giuste dosi.
Durante l'anno, i rami e le foglie colpiti da malattie fungine vanno rimossi, e subito bruciati. Se dispersi sul terreno in giardino, propagano ulteriormente le malattie, anche l'anno successivo.
Le malattie fungine a cui le rose sono più soggette sono:
- la ticchiolatura: si presenta sulle foglie come macchie scure e frastagliate; i nuclei delle spore si vedono sulla pagina inferiore. Le foglie colpite cadono dopo qualche giorno dal manifestarsi dei sintomi, lasciando la pianta miseramente spoglia (in seguito però ricaccia la vegetazione, ma questo le costerà un bello sforzo). La ticchiolatura si sviluppa in contesti caldi e umidi. In estate è importante non innaffiare nel tardo pomeriggio (l'umidità e le temperature estive elevate della sera sono ideali per il manifestarsi di questo fungo). La ticchiolatura si presenta spesso anche in autunno;
- l'oidio: si tratta di una sostanza bianca che ricopre come una leggera patina la superficie delle foglie. I getti nuovi scuriscono e muoiono. L'oidio compare con clima caldo e suolo troppo secco. Per eviatrlo, non concimate con sostanze trooppo ricche di azoto. E' infatti una malattia che privilegia le piante deboli. Ne risentono meno i rampicanti a foglia lucida;
- la ruggine: è una malattia che causa macchie giallo-arancio puntiformi sulla pagina superiore della foglia. Su quella inferiore, si vedono delle pustolette che diventano nere. Si sviluppa con estati fresche e umide.
Durante l'anno, i rami e le foglie colpiti da malattie fungine vanno rimossi, e subito bruciati. Se dispersi sul terreno in giardino, propagano ulteriormente le malattie, anche l'anno successivo.
- la ticchiolatura: si presenta sulle foglie come macchie scure e frastagliate; i nuclei delle spore si vedono sulla pagina inferiore. Le foglie colpite cadono dopo qualche giorno dal manifestarsi dei sintomi, lasciando la pianta miseramente spoglia (in seguito però ricaccia la vegetazione, ma questo le costerà un bello sforzo). La ticchiolatura si sviluppa in contesti caldi e umidi. In estate è importante non innaffiare nel tardo pomeriggio (l'umidità e le temperature estive elevate della sera sono ideali per il manifestarsi di questo fungo). La ticchiolatura si presenta spesso anche in autunno;
- l'oidio: si tratta di una sostanza bianca che ricopre come una leggera patina la superficie delle foglie. I getti nuovi scuriscono e muoiono. L'oidio compare con clima caldo e suolo troppo secco. Per eviatrlo, non concimate con sostanze trooppo ricche di azoto. E' infatti una malattia che privilegia le piante deboli. Ne risentono meno i rampicanti a foglia lucida;
- la ruggine: è una malattia che causa macchie giallo-arancio puntiformi sulla pagina superiore della foglia. Su quella inferiore, si vedono delle pustolette che diventano nere. Si sviluppa con estati fresche e umide.
Nelle Stagioni del maestro giardiniere, Mimma Pallavicini e Carlo Pagani suggeriscono una serie di nomi di varietà consigliabili per la loro resistenza alle malattie più comuni. Ve ne dò una ridottissima selezione, un assaggio, presa da p. 24-25 (cito più estesamente il libro in fondo a questo post):
- rose a cespuglio resistenti alla ticchiolatura: "Prince Jardinier", "Philippe Noiret", "Scentimental", "Piano", "Cinderella", "Monferrato";
- rose particolarmente resistenti all'oidio: "Iceberg", "Foxy", "Memoire", "Botanica82", "Patte de Velours";
- una super rosa, resistente un po' a tutte le malattie fungine: la rosa "Knock out";
- da segnalare la splendida rosa Mutabilis: tra le rose antiche si distingue per la resistenza al caldo.
Un consiglio sempre valido per chi frequenta i vivai: acquistate piante sane già in vaso, ricordate di osservare attentamente lo stato della vostra nuova pianta appena la prendete dallo scaffale, per non portarvi a casa una causa persa in partenza...
Purtroppo, le rose sono soggette anche agli attacchi di numerosi e antipatici parassiti, che nelle infestazioni lievi causano solo danni estetici, ma nei casi più gravi mettono a repentaglio la sopravvivenza di piante di per sè stenterelle.
Diffusissimi afidi e pidocchi, che amano diffondersi sui rami deboli. Fanno loro concorrenza acari, larve di vespa, tentredini, bruchetti vari sotto forma di larve defogliatrici.
Il primo rimedio da opporre a questi spiacevoli invasori è la loro rimozione manuale, con un bastoncino o un sassetto. Un lavoro talvolta lungo e noioso, ma importante e rispettoso della natura. Se però l'infestazione è grave, si può ricorrere al sapone di Marsiglia diluito in acqua (oppure, un bicchiere di sapone liquido neutro in cinque litri d'acqua, da irrorare sulla pianta nelle ore non assolate). Questa miscela allontana gli insetti e, formando una sottilissima pellicola sulla pianta, ne impedisce il ritorno. Utile anche il macerato di rabarbaro, che si ottiene lasciando in acqua le foglie tritate, mescolando una volta al giorno, per 4-5 giorni. Filtrate e irrorate. Efficaci anche i macerati a base di assenzio, ruta, tanaceto volgare. Sono tutti rimedi naturali, che hanno la sola controindicazione di essere... puzzolentissimi. Vi segnalo qui il link del sito florablog per vedere in maniera particolareggiata come prepararli.
Da provare anche il decotto di ortica: si mescola l'ortica all'acqua, e si riscalda il tutto mezz'ora. Mescolate ogni giorno, finchè non fermenta più. Diluite e irrorate.
Sempre Carlo Pagani e Mimma Pallavicini suggeriscono un insetticida a base di un prodotto del metabolismo di un batterio del terreno presente in natura, il Saccharopolyspora spinosa: si tratta dello spinosad. Da usare come insetticida ma anche come fungicida contro l'oidio.
Diffusissimi afidi e pidocchi, che amano diffondersi sui rami deboli. Fanno loro concorrenza acari, larve di vespa, tentredini, bruchetti vari sotto forma di larve defogliatrici.
Il primo rimedio da opporre a questi spiacevoli invasori è la loro rimozione manuale, con un bastoncino o un sassetto. Un lavoro talvolta lungo e noioso, ma importante e rispettoso della natura. Se però l'infestazione è grave, si può ricorrere al sapone di Marsiglia diluito in acqua (oppure, un bicchiere di sapone liquido neutro in cinque litri d'acqua, da irrorare sulla pianta nelle ore non assolate). Questa miscela allontana gli insetti e, formando una sottilissima pellicola sulla pianta, ne impedisce il ritorno. Utile anche il macerato di rabarbaro, che si ottiene lasciando in acqua le foglie tritate, mescolando una volta al giorno, per 4-5 giorni. Filtrate e irrorate. Efficaci anche i macerati a base di assenzio, ruta, tanaceto volgare. Sono tutti rimedi naturali, che hanno la sola controindicazione di essere... puzzolentissimi. Vi segnalo qui il link del sito florablog per vedere in maniera particolareggiata come prepararli.
Da provare anche il decotto di ortica: si mescola l'ortica all'acqua, e si riscalda il tutto mezz'ora. Mescolate ogni giorno, finchè non fermenta più. Diluite e irrorate.
Sempre Carlo Pagani e Mimma Pallavicini suggeriscono un insetticida a base di un prodotto del metabolismo di un batterio del terreno presente in natura, il Saccharopolyspora spinosa: si tratta dello spinosad. Da usare come insetticida ma anche come fungicida contro l'oidio.
Oppure, alternativa interessante ai macerati, anche se dagli esiti più incerti, può essere il ricorso nel vostro giardino, acquistandoli in negozi specializzati, o favorendone la prosperazione, dei cosiddetti "insetti utili": coccinelle, vermi, maggiolini, ma anche uccelli (che ovviamente non sono insetti) che si sfamano di pidocchi e afidi, eliminandone le colonie dalle vostre piante. Di solito, vedere una coccinella, anche da sola, vicino a una pianta bombardata di afidi è un ottimo segnale: nel giro di un paio di giorni gli invasori spariscono, divorati.
Se tutte queste soluzioni non vi soddisfano, non vi resta che l'ultima spiaggia prima degli insetticidi chimici: i prodotti a base di piretro, altra sostanza naturale.
Se tutte queste soluzioni non vi soddisfano, non vi resta che l'ultima spiaggia prima degli insetticidi chimici: i prodotti a base di piretro, altra sostanza naturale.
Rimanendo nell'ottica della prevenzione, ricorrete alla consociazione delle rose con altre piante. La consociazione è una forma di coltivazione che prevede di accostare piante di generi diversi affinchè esse traggano beneficio le une dalle altre. Posso garantire, per esperienza personale, che aglio, aglio ornamentale, erba cipollina, cipolla, piantati nelle strette vicinanze di una rosa, garantiscono una minore diffusione delle malattie causate da fungo. Ottima anche la consociazione con lavanda, salvia, e le piante aromatiche in genere, che chiedono poche innaffiature e non trattengono umidità in eccesso.
Riporto quanto ritracciato sul web, ma senza averlo ancora applicato per verificarlo: la birra irrobustisce i getti delle rose. Tamponare le foglie con birra chiara le rende più lucide. Lievito di birra aggiunto all'acqua (tre cucchiai per 10 litri) favorisce la fomazione di nuovi boccioli. Una lattina di birra e una tazza di ammoniaca, una tazza di sale inglese e due tazze di acqua fanno un concime naturale con un forte potere fertilizzante, da spruzzare sulle foglie.
Infine, provvedete, durante l'inverno, ad una adeguata protezione delle piante di rose: le rose in vaso e quelle in miniatura sono tra le più delicate. Accostatele a un muro o proteggetele col tnt e pacciamatele al piede. Innaffiatele quando non gela; in inverno serve di rado e di solito bastano le piogge meteoriche.
Per scrivere questo post, ho attinto informazioni da:
Un giardino senza veleni di Bénédicte Boudassou, ed. red!
I giardini venuti dal vento di Gabriella Buccioli, ed. Pendragon
Le stagioni del maestro giardiniere di Carlo Pagani e Mimma Pallavicini, ed. Vallardi
Rose - piccola enciclopedia di Andrea Rausch, ed. Gribaudo
Rose - le 100 più belle rose da balcone e da giardino di Thomas Hagen, ed. red!