venerdì 5 settembre 2014

Svelato il mistero del peperoncino spinoso

Qualche post fa, mi stupivo della presenza nel mio giardino di una pianta spinosissima, con fiori da solanacea. Sicura che fosse nata da una delle semine primaverili, non avevo però il conforto del nome sul cartellino, scolorito dal sole e dalla pioggia. Mi ero convinta che fosse un Habanero Chocolate, ma le foto della pianta di Habanero su Google non mostravano presenza di spine.


Finalmente mi decido a controllare meglio le bustine dei semi messi in terra ad aprile. Toh cosa trovo:


Non me la ricordavo!!! Che scema, bastava poco per verificare. Per fortuna non butto mai via le bustine, anche se le vuoto. Questa non mi ricordo da dove è saltata fuori: è scritta in tedesco. Un acquisto LIDL? Non credo, deve essere un regalo di qualche amica tedesca di mia mamma.
Poco importa. Il Solanum mandarina (Solanum aethiopicum) ha fruttificato, e qualcosa ho già raccolto. In mezzo alle spine: anche i piccioli dei frutti ne sono provvisti! Carognette!

Così questa pianta è descritta su Wikipedia: "La melanzana rossa (Solanum aethiopicum L.) è una pianta d'aspetto simile alla melanzana (Solanum melongena L.) per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro (Solanum lycopersicum L.), tanto da essere scambiata per quest'ultimo. La colorazione rossa è data dall'aumento del contenuto di carotene durante la maturazione della bacca. Viene coltivata essenzialmente in Africa e in Asia tropicale. Il clima ottimale per la melanzana rossa è un clima caldo e asciutto, come quello della savana africana."
Sì, è vero, avevamo pensato alla melanzana. Non vi avevo detto invece che io abito nella savana veneta. L'avrete studiata alle medie, suppongo.

"La melanzana rossa è coltivata in Italia in alcune aziende del comune di Rotonda in Basilicata, nel Massiccio del Pollino nella Valle del Mercure e in Campania in provincia di Salerno. Probabilmente venne importata in Italia dai reduci delle guerre coloniali della fine del XIX secolo. In passato ha rischiato di estinguersi, ma la valorizzazione avvenuta grazie ad operatori turistici, agricoltori ed alcuni enti istituzionali che ne hanno promosso il consumo e la coltivazione, ha portato al riconoscimento come Presidio Slow Food e alla proposta per il riconoscimento del marchio DOP, avvenuto nel 2007. Attualmente in Italia è commercializzata e conosciuta come melanzana rossa di Rotonda o melanzana a pomodoro (dal nome lucano merlingiana a pummadora).
I frutti della melanzana rossa vengono consumati sia crudi che cotti, e anche le foglie vengono consumate in modo simile agli spinaci. Le foglie sono più nutrienti dei frutti. I frutti possono avere un gusto più o meno amaro in relazione al contenuto in saponine. In Asia la pianta viene utilizzata a scopo ornamentale."
Ma le foglie si mangiano con le spine?!?

Bene, ora conosco una pianta in più!

domenica 31 agosto 2014

Colori della tarda estate



L'ultima parte dell'estate sarebbe davvero malinconica, se non fosse per i colori accesi della frutta, di certe fioriture e delle bacche. Ecco una carrellata fotografica di quello che trovo in questo periodo nel mio giardino.
Con le Hydrangeae mi è andata benissimo: fioriture favolose e ricche, come sempre le ortensie sanno fare.


Hydrangea macrophylla Ayesha, a fiori rosa.

Hidrangea macrophylla senza nome. Diffusissima nei vivai. E' stata tutta l'estate all'ombra della pianta di kaki, fa fiori bianchi che poi diventano verdi. Odia il benchè minimo raggio di sole: appena ne viene colpita, le foglie si bruciano e i fiori si macchiano (ma anche le macchie rossastre sono molto belle).


Hydrangea macrophylla Etoile violette. Cape-lace. Fiori stellati viola, stupendi anche appassiti.


Recentissima new entry: Hydrangea paniculata Magical sweet summer. Un'alternativa alla stranota Limelight, con sfumature rosa quando invecchia.

Le bacche della Callicarpa dichotoma. Il verde chiaro lascia spazio gradualmente al violetto.

Tutto bene anche sul fronte dalie: di solito con loro non ho molta fortuna, ma quest'anno credo di aver trovato un posticino ombrato che a loro piace molto. Per tre mesi, un ragno bianco ci ha abitato sopra, passando da un fiore all'altro. Da due settimane però è sparito. Dopo l'impressione iniziale pessima che ho con tutti i ragni, faceva compagnia.

Sul fronte del "bianco", al secondo anno di vita sono ancora vegete le salvie ornamentali (che sono fiorite solo di recente)...

...e le Anemone hybrida Whirlwhite. Ancora in boccio, ma presto si apriranno.
Il rosso delle fogliette nuove della rosa HT Nostalgie.
Il frutto del peperoncino più piccante del mondo, Habanero Trinidad Scorpio. A forma di fiamma per dar fuoco al palato.
Per il giallo e l'arancio, i tageti non mi deludono mai.

Helenium hybridum Rauchtopas, acquistato due autunni fa, sempre più grande, sempre più bello. Quest'anno gli fa compagnia il Red Jewel, foto qui sotto.

Ottima annata anche per le rose, grazie alla pioggia abbondantissima.

Ma vorrei ricordare, last but not least, il verde continuo e intensissimo, che non ha mai avuto cedimenti per tutta l'estate horribilis 2014, del mio prato e di tutti quelli del nord Italia!!!

venerdì 22 agosto 2014

Classe in giardino con poca spesa: le cortine paravento.


L'idea nasce leggendo un opuscolo trovato in edicola qualche anno fa in allegato alla rivista CasaFacile ("I quaderni di CasaFacile"): creare un angolo di riservatezza in giardino con delle tende. La rivista suggerisce: dei pali piantati in terra, delle vecchie lenzuola come tende, sostenute da un robusto cordoncino teso tra i pali. Viti ad anello per legare il cordoncino sono l'unica nota tecnica di rilievo.


Lo spunto è interessante, ma, nelle intenzioni di chi scriveva, forse si voleva giusto abbozzare un progetto da tenere in piedi una giornata e via. Eh no, mi son detta, io voglio una struttura per tende che sia stabile, fissa in aeternum (esagerata), ma che sia anche pratica da costruire, e da utilizzare. Il mio giardino è lungo e stretto, al centro c'è questo spazio pavimentato con tavolino che voglio proteggere da sguardi indiscreti, ma senza erigere un muro che impedisca di abbracciare, quando voglio, con un solo colpo d'occhio tutte le aiuole che ho dedicato ai miei fiori preferiti lì intorno. Le tende sono perfette, perchè schermano ma si possono scostare all'evenienza.



Io e marito partiamo in spedizione diretti al nostro bricocenter preferito: prendiamo tre pali in legno, 2,5 metri di lunghezza ognuno, già trattati per esterni; viti ad anello; cordoncino in fibra sintetica e robusta. A casa, facciamo la punta a un'estremità di ognuno dei pali, per conficcarla nel terreno.
Seconda tappa: il negozio di scampoli. Mi consigliano un tessuto color bianco sporco, robusto e pesante, perchè quelli colorati inevitabilmente stingono al sole. Il semplice spago però non reggerà i miei ampi teli. Allora, terza tappa, di nuovo al bricocenter, per acquistare supporti da tende da appartamento e bastoni da tenda in metallo.

Distribuisco i compiti: mia madre, che ha la macchina da cucire, alla sartoria per dare forma alle tende; mio marito all'impiantamento in terra dei pali; io alla direzione artistica e ai brontolii di sollecito dei lavori. Sono pur sempre una moglie.



Mio marito, come tutti i mariti, esegue gli ordini attentamente ma con la rassegnazione dell'uomo convinto di essere sposato con una pazza. Conficcati i pali, quando abbiamo issato la prima tenda, ho visto l'espressione di meraviglia sul suo volto. Tutto di colpo sembrava di stare sulla terrazza di un emiro!
L'effetto che si instaura con un paio di tende chiare è notevole. Fresco e chic perchè alla prima bava di vento le tende ondeggiano delicatamente; appartato, perchè nessuno ti vede e puoi prenderti un drink o il sole in santa pace.


In inverno ritirerò le tende in casa e le laverò con la candeggina, perchè la pioggia le macchia, se ristagna.
Quando tira vento, lego le tende ai pali con un pezzo dello spago sintetico che non ho utilizzato. Per farle star ferme, si possono cucire dei sassi al bordo più basso o fare delle tasche apposta che li contengano come pesi, ma studiatele perchè si possano svuotare (altrimenti non le mettete più in lavatrice). In alternativa, si può tendere un doppio giro di spago tra i pali, per far scorrere all'interno la tenda, che così sarà fermata a mezza altezza; oppure, si possono usare delle mollette da bucato o delle calamite da acquario.

L'ostacolo più arduo di questo progetto è mettere tutta la struttura dei pali in squadra e in bolla: ma cercare la perfezione in questi lavoretti faidatè non ha senso, e fa perdere di vista il divertimento che deve esserci sempre in ciò che si costruisce per il proprio piacere a casa. Se ne ottiene comunque una struttura delicata, non so se la consiglierei ad una famiglia con dei bambini scalmanati, che ci si arrampicano sopra. Ai miei gatti finora non è interessata, fatto strano ma molto positivo. Niente strappi, nessuno ci si è fatto le unghie. Forse i miei gatti sono troppo cresciuti, o non si fidano dei miei lavori...

No, grazie, le unghie me le faccio da un'altra parte.


P.S.: ho in serbo questo post da fine maggio, in attesa dell'inizio dell'estate... se aspetto ancora un po' vien l'anno prossimo...

giovedì 14 agosto 2014

Amici blogger e... buon Ferragosto



Ho scoperto che un'amica di blog vive non lontano da casa mia, sul lago di Garda. Si tratta di P., ma alcuni di voi già la conoscono perchè scrive su Losmogotes, blog in cui racconta le sue esperienze orticole affrontate con il marito.


Col marito, P. lavora in un paesino della costa veronese del lago.

Frutta di ceramica esposta fuori da un negozio di Garda.

"Con l'orto mangiamo", spiega P., "ma con la nostra attività non agricola... viviamo". Sì, è così per molti di noi. Pur non essendo professionisti del settore del giardinaggio, amiamo tuffare le mani nella terra appena possiamo, e ci piace parlarne. Il destino ha voluto che ci sostentassimo con ben altri mestieri (chi è fortunato ad avere un lavoro, oggigiorno). Io stessa sono un'impiegata.


Sono contenta di aver incontrato P. Che non è italiana: se non ricordo male, è fiamminga, infatti i suoi post sono sempre bilingui (donne toste quelle "del Nord").
In questi anni, curare un blog e frequentare i social network mi ha dato l'opportunità di conoscere tanti appassionati di piante e di verde come me. Intraprendenti giardinieri "della domenica",  o esperti vivaisti, tutti insegnano sempre qualcosa, e trasmettono un grande entusiasmo.


Con contorno di foto della bellissima cittadina di Garda, vi saluto tutti e vi faccio tanti auguroni per un fantastico Ferragosto! Ci vediamo presto.

sabato 9 agosto 2014

Dalla Puglia a Merano seconda parte: cartoline dal Meister's Hotel Irma

Chiusa la parentesi Puglia, a metà luglio ho fatto un regalo a mio marito per il suo compleanno: l'ho portato in un bellissimo hotel di Merano, il Meister's Hotel Irma. Di Merano ci siamo innamorati l'anno scorso, in seguito alla visita fatta ai cosiddetti giardini di Sissi.
La scelta dell'hotel è stata mia (eh eh): durante una rapida consultazione di Tripadvisor, l'Hotel Irma mi ha colpito per i giardini di cui è circondato. Ebbhè, il mio punto debole! Nei tre giorni di villeggiatura che ci siamo concessi, il soggiorno ha addirittura superato le aspettative, per la bellezza del luogo, delle camere, per la gentilezza dello staff.

Il Meister's Hotel Irma è circondato da un terreno dal quale sono stati ricavati diversi giardini: il giardino dei cigni, delle rose, delle erbe aromatiche, il giardino delle note... Presente anche una vasca con piante acquatiche e sentieri ombrosi. Nella foto, tavolini in un vialetto di ortensie rosa. Con illuminazione serale: molto romantico.

Il laghetto: una copia di cigni e delle anatre hanno qui la loro dimora. Gli fanno compagnia pesci rossi e cespugli di rose bianche.


Questa mi sa che era la "cigna". Mentre fotografavo, mi seguiva lungo la riva con discrezione. Io mi guardavo bene dal disturbarla, perchè so che i cigni, al di là dell'aspetto leggiadro, sono animali territoriali e aggressivi se infastiditi.

Il piccolo pontile su cui ricade la leggera fronda di un salice.

L'hotel è dotato di numerose piscine, riscaldate, con acqua dolce o salata, interne ed esterne. Nella foto, la vasca con idromassaggio, abbracciata da un piccolo anfieatro di simpatici bossi potati a palla. Felci ed edere contribuiscono ad aumentare il senso di privacy e di raccoglimento in questo angolo di puro relax.

Una sala da pranzo. Adoro le vetrate che si affacciano sul giardino: e questa è meravigliosa. Osservate la maniacale cura dei dettagli degli accessori e degli arredamenti, come d'altronde è in tutte le stanze dell'edificio. L'hotel è gestito personalmente dalla famiglia Meister, che ne è proprietaria. Grande la cortesia con cui accolgono la clientela.

Certe prospettive mi facevano sentire dentro ad una rivista di interiors. Qui, i divani in una sala di lettura, e un gruppo di anatre finte che sembrano correre in frotta verso i cuscini.

Hydrangeae macrophylla e paniculata di tutti i colori arricchiscono le zone d'ombra dei vari giardini. Sono state scelte in prevalenza essenze dalle fioriture ricche ma non "chiassose".

Le rose, a cui è dedicato uno dei giardini, sono le vere protagoniste del parco, coi loro colori e le loro fragranze. Sono state infatti selezionate quelle delle varietà più profumate. I visitatori vengono accolti portando loro in omaggio, sul vassoio dell'aperitivo, una gigantesca rosa damascena.Mi spiace di non aver conservato la mia per farne pot-pourri.

Una delle piscine. Vasi di agapanti azzurri ad ogni angolo di questa vasca rettangolare. Sapore di Costa Azzurra. Da un momento all'altro si direbbe che possa uscire dall'acqua Alain Delon, come in uno di qualche suo film.

La stanza sull'albero. Per due persone. Una ragazza dello staff mi ha assicurato che è la suite più richiesta dell'hotel.
Le poltrone della zona lettura con veranda sul giardino. I clienti possono riposarsi qui per leggere un libro o dopo un trattamento nella zona SPA dell'hotel (ebbene sì, c'è anche quella). Se esiste il paradiso, deve assomigliare un po' a questo posto: poltrona morbida, copertina e vista su giardini di rose.

Il sogno della mia vita: il giardino d'inverno. Una splendida, piccola serra immersa nel bellissimo orto dell'hotel. Fiori, ortaggi, piante aromatiche e alberelli da frutto riempiono le aiuole e sono liberamente frequentabili dai clienti, che hanno il permesso di assaggiare il ribes che sta maturando, cogliendolo dalla pianta. Con rispetto. L'impianto dell'orto è geometrico come da tradizione italiana, ma si rifà, per la mescolanza di piante da fiore ed erbe aromatiche, agli orti tirolesi.

Le sdraio del giardino dello stagno, colmo di piante acquatiche in fiore costantemente visitate da libellule azzurre. Da qui si scorge la terrazza dell'hotel dedicata a ristorante. Come si intuisce dall'immagine, la veranda-attico è un'ariosa e luminosissima terrazza da cui si gode di un panorama bellissimo sulle verdi montagne circostanti. Dovunque, sulla terrazza, rose, in vaso, e rampicanti quali il gelsomino. Soffi di aria e acqua vaporizzata alleggeriscono l'afa delle mattinate più calde (che a Merano sono micidiali).

Mi mancherete, vasi di agapanti bianchi dell'ingresso!
Qui il sito ufficiale dell'hotel. Si tratta di un quattro stelle superior. Se vi sembra un po' caruccio per le vostre tasche, sappiate che accettano anche soggiorni brevissimi di due-tre giorni. I prezzi sono da intendersi a persona. Dall'hotel è possibile raggiungere il centro di Merano a piedi, seguendo un percorso asfaltato, dieci minuti di cammino. Previsto anche un bus per chi non ha voglia o non possa camminare. Chiuso in inverno.