domenica 22 gennaio 2012

Bacche, baccelli e nidi vuoti.

Sulle sponde del Mincio l'inverno ha rivelato i segreti della vegetazione quiescente: gemme, baccelli, l'architettura di rami e tronchi, nidi abbandonati dagli uccelli.


Qui sopra, semi di quello che sembrerebbe un glicine. Il baccello ha una forma a goccia, ed la superficie esterna leggermente pelosa.


I baccelli di carrubo invece sono glabri, molto lunghi (tra i 30 e i 40 centimetri), e di colore quasi nero.


I liquidambar hanno ancora addosso le foglie secche.


More rinsecchite.


Tra i toni bruni del paesaggio, spiccano le bacche rosse del sambuco...


...e delle rose selvatiche.


Qua e là, tra i rami di alcune piante, si individuano i nidi estivi lasciati vuoti dagli uccelli. Larghi 10 o 12 centimetri, sono ancora perfetti (chissà se verranno riutilizzati). E' stupefacente osservare l'intreccio dei rametti di cui sono fatti, la precisione con cui sono stati costruiti. Me li immagino con dentro tre o quattro uova, o con i pulcini che pigolano a squarcia gola.


L'inverno è fatto per osservare.

2 commenti:

  1. Bel reportage che rivela attenzione e amore per la natura...ciao!

    RispondiElimina

A causa di troppi messaggi spam, ho dovuto impedire i commenti di anonimi.