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sabato 7 giugno 2014

Il duello è nell'aria

Come ogni anno, i primi giorni di giugno si disputa una piacevole gara tra alcune delle piante più profumate che ci siano: il gelsomino e il caprifoglio.


Il nostro naso è appena stato ammaliato da acacie, rose, e i tigli ancora ci stanno facendo sognare. I boccioloni delle magnolie si stanno schiudendo con tutta la loro potente fragranza, e chi coltiva una gardenia in vaso come faccio io è in attesa trepidante di vederne i petali bianco burro dopo tanti mesi di "silenzio". Ma abbarbicati ai treillage e annodati alle reti di recinzione, caprifoglio e gelsomino si battono ferocemente fra loro per contendersi la palma del rampicante più dolcemente profumato.
Nel giardino di una bottega alimentare a Borghetto (Valeggio sul Mincio -VR) hanno da tempo allestito un "ring" singolare dove i due contendenti fanno bella mostra di sè e incantano il naso dei passanti: come potete vedere nella foto sopra, nella parte sinistra del muro cresce il gelsomino (o meglio falso gelsomino, qui Marcella vi spiega bene la differenza). Nobile, dall'effluvio molto intenso, sensuale, invadente, dai fiori immacolati e dal portamento robusto e compatto, il falso gelsomino è diffusissimo nei giardini, dove, come sempreverde, ricopre spesso non solo paratie ma intere cancellate, fungendo da pianta schermante se non addirittura da siepe.


Sul muro a destra, il caprifoglio: la Lonicera caprifolium, per nominare la varietà più comune, ha fiori bianchi e gialli, sempreverde, portamento disordinato, volubile, direi selvaggio. Non a caso è più facile trovarlo allo stato selvatico che in un giardino, arrampicato sugli alberi, libero, senza padroni e senza la mano di un giardiniere ad indirizzarne la chioma. Per questo spirito indisciplinato e indipendente, e per il profumo più gentile e articolato, è il mio preferito.


Detto anche "abbracciaboschi" o "madreselva" (in inglese anche "woodbind"), chi ha studiato filologia romanza sa che nel Medioevo la colta poetessa Maria di Francia (seconda metà del XII secolo) usò il caprifoglio in letteratura come simbolo dell'amore segreto e profondo tra Tristano ed Isotta. Celebri i bellissimi versi del Lai du Chievrefoil:

D'euls deus fu il (tut) autresi
cume del chevrefoil esteit
ki a la codre se perneit:
quant il s'i est laciez e pris
e tut entur le fust s'est mis,
ensemble poënt bien durer;
mes ki puis les volt desevrer,
li codres muert hastivement
e li chevrefoil ensement.
 «bele amie, si est de nus:
ne vus sanz mei, ne mei sanz vus! »

Traduzione dall'antico francese: Avveniva di loro due/come del caprifoglio/che si avvinghia al nocciòlo/quando si è attaccato e stretto/e attorcigliato al fusto,/assieme possono durare a lungo,/ma se uno li separa/allora il nocciòlo subito muore/e il caprifoglio lo stesso./"Mia bell’amica, così è di noi:/né voi senza di me, né io senza di voi".

A casa coltiviamo entrambi: una posizione romantica e ben combinata per il gelsomino, un po' riparato dalle correnti di aria fredda che ne minano facilmente la resistenza e la bellezza:



Un muro coperto da una cascata di gelsomini a Colà di Lazise (VR)

Lasciato a prendersi la propria iniziativa il caprifoglio, su per un palo di una pergola, non necessita di quasi niente, e non teme il freddo invernale:


L'ho visto anche in uno degli splendidi giardini di Madeira: il fiore era grande cinque volte quello delle nostre zone, quasi il palmo di una mano (mi dispiace non averne una foto disponibile).
E voi, cosa coltivate, quale pianta profumata preferite?

Jasmin against honeysuckle, it's a perfume's battle: the noble, sensual, but really heavy fragrance of jasmin, and the gentle and sweet scent of honeysuckle. I love the second one: it often grows free in nature, climbing a tree. But I cultivate both in my garden. Wich flower do you prefer?

giovedì 22 maggio 2014

Meno male che ci sono le rose romantiche

Cosa sembrerebbe il mio orto-giardino se non ci avessi piantato delle rose? Un pezzo di terra diviso a rettangoli dove perfino l'erba fa schifo. I miei risultati giardinicoli di quest'anno, infatti, non sono propriamente confortanti:
- i semenzali di zinnie nane e di altre annuali sono state rasate a zero dalle lumache;
- le semine di rampicanti non sono proprio germogliate. Forse, in alcuni casi, ho usato semi troppo vecchi;
- la camomilla è stata seminata due volte ma non ha voluto dare il benchè minimo segnale di vita. In compenso, penso per sbeffeggiarmi, ne è nata una piantina per i cavoli suoi in un'altra aiola, dove non avevo sparso niente, ma forse c'era qualcosa lasciato dalle piante dell'anno scorso;
- il prato è verde a macchie grazie alla presenza di un po' di gramigna e a qualche altra pianta selvatica. Seminato, le formiche hanno pensato bene a impossessarsi di tanta manna portandoselo nella tana con un tragitto sottile e nero che attraversava metà giardino, e che spariva in un buchetto sotterraneo sotto una lastra di marmo;
- alcune perenni erbacee che mi sono procurata l'autunno scorso non si sono ripresentate all'appuntamento di primavera: molte echinacee, ad esempio, non sono proprio sbucate dal terreno. Altre  stanno ripartendo ora dopo essere state attentamente decapitate da chiocciole e limacce per almeno due volte. E che caspita.


Se non fosse per la presenza di due rose Tantau, il mio giardino in questo periodo sembrerebbe un po' sconsolato.
La prima, di cui mi sono innamorata "per procura", vedendone l'immagine su un manuale, e che poi ho acquistato ad Orticola 2013, è la "Nostalgie" (che non so se si pronunci alla tedesca nòstalghi o alla francese nostaljì, e allora io la chiamo nostalgìa, così sa un po' di canaglia):


Bella, con questi fiori quasi magici, robusta, sana, a cespuglio compatto, e pure profumosa.


La seconda Tantau, arrivata quest'anno, l'avevo intravista in esposizione in un vivaio un mese fa, in mezzo ad altre rose stupende. Lei però aveva un tocco d'oro al centro del fiore, un profumo irresistibile, una grazia delicata nello schiudere i boccioli... Rosa Chippendale, che solo dopo averla portata a casa ho scoperto essere un'altra Tantau:


Rosa Chippendale, Tantau 2005, è una floribunda arbustiva dalla crescita forte e robusta e fogliame verde brillante. Appena messa a dimora a metà aprile si è subito ambientata e accresciuta. I fiori, di colore rosa-arancio scuro, dalla forma piena a coppa antica, in base alle condizioni climatiche ed allo stadio di fioritura mutano da un giallo pesca ad un rosa albicocca o rosa brillante. Rifiorisce molto bene ed ha un inizio molto precoce. Un po' soggetta agli afidi, ma non se ne fa scoraggiare.

 
Le rose nostalgiche sono rose molto eleganti e dai fiori generalmente doppi, profumati o non. Ottime per ricavarne fiori recisi, stanno bene coltivate in piccole masse. Di aspetto "romantico", devono la loro produzione e la sempre più diffusa commercializzazione al successo strepitoso ottenuto dal celebre David Austin che, negli anni Settanta, dopo decenni di declino delle rose antiche e vecchio stile non rifiorenti, a fronte della diffusione delle più robuste ibride di tè, lanciò le cosiddette Rose Inglesi, incrocio tra rose antiche, ibridi di Tè e Floribunda. Assieme a lui, anche altri rosicoltori accettarono la sfida: Graham Stuart Thomas, Peter Beales, Gerd Krussman, Lorès, André Eve ricostituirono negli anni un patrimonio storico di varietà di rose che stava andando perduto. 
I vivai Tantau, Schultheis, Meilland e Harkness fanno parte della schiera di quelli che, ispirandosi a queste nuove tendenze, immettono sul mercato nuove rose resitenti al gelo, alle malattie e allo stesso tempo capaci di produrre corolle importanti e dai colori luminosi.
Un esempio è appunto "Nostalgie", presentata nel 1995. Profumata, adatta alla coltivazione in vaso e in piena terra, vuole il pieno sole ed apre fantastici fiori globosi dal centro bianco-crema e i bordi rosso-cicliegia, che si scuriscono (diventando sempre più rossi) in base alla quantità di sole che ricevono. La pianta raggiunge il metro di altezza, ed ha bellissime foglie verde scuro su cui le rose, bicolori, spiccano benissimo. Sebbene, per il portamento alto e compatto e la predisposizione al fiore da taglio, la "Nostalgie" sia di solito classificata come rosa da bordura, l'aspetto dei fiori dalle corolle ampie e seducenti la fanno rientrare tra quelle definite "Noble".


In genere, infatti, si tende a distinguere, tra le tante categorizzazioni che si possono fare delle rose da giardino, tra quelle da bordura, a loro volta divise tra "Polyantha" e "Floribunda", e le "Noble", rose classiche ma anche delicate. Le nuove varietà che continuano a comparire oscillano tra uno e l'altro gruppo, e spesso è difficile assegnarle ad uno specifico (come nel caso della "Nostalgie", che ha il portamento da bordura e il fiore da nobile).
Sono rose da bordura: "Aprikla", "Bonica 82", "Edelweiss", "Escapade", "La Sevillana", "Leonardo Vinci", "Queen Mother", "Sommermorgen". Fanno parte delle rose noble: "Barkarole", "Belle Epoque", "Erotica", "Gloria Dei", "Montezuma", "Rosemary Harkness", "Silver Jubilee", "Typhoon".

Faccio la saputella in rodologia, ma in realtà prendo queste informazioni da un ottimo manualino: Rose. Piccola enciclopedia. Varietà, origini, accostamenti, coltivazione, di Andrea Rausch, ed. Gribaudo, trad. italiana del 2005. Qua e là sono dispensati consigli vari sulla coltivazione e sull'uso culinario delle rose.
Ho consultato anche il libriccino fotografico: Rose, Paul Starosta e Eléonore Cruse, ed. De Agostini, 2002.

Nostalgic Roses is a variety of Rose that stands for: large flowers, perfume intense (but sometime no perfume), many sweet colors, varieties healthy and bushy. They look very romantic. I got two nostalgic roses in my garden, "Nostalgie" and "Chippendale" (both from Tantau plant nurseries). Nostalgic Roses have been producted after the great success of the creations of David Austin, the English Roses. Austin revalued the ancient roses, forgetted by gardeners after the discovery of the Tea Roses.

sabato 19 ottobre 2013

Fiori e foglie come fiamme

Anche quest'anno il Parthenocissus quinquefolia mi sta regalando delle grandi soddisfazioni. Peccato che le "vampate" dei suoi rossi e dei suoi gialli durino una, al massimo due settimane, per poi spegnersi in fretta.

Nel mio orto-giardino ancora in rifacimento, i crisantemi (Chrysanthemum x hort. "Rosa-porpora doppio") schioppettano di sfumature vivaci. Hanno una tonalità che sa di estate:

Ecco altri quattro crisantemini di cui non conosco la varietà, perchè acquistati compulsivamente a novembre in un supermercato in vasetti di 5 cm di diametro (sullo sfondo a sinistra, la recinzione col parthenocissus infuocato, dietro all'albero di cachi):

Quest'estate, i crisantemini sono cresciuti liberamente in terra sviluppandosi quanto volevano. Hanno raggiunto un'altezza di 40-50 cm, i loro fiori ora hanno colori più pieni di quando li ho comprati, ed emanano un intenso profumo di miele, cui gli insetti non sanno resistere:

Quando la mattina alle sei apro la finestra, nel buio si vedono distintamente i fiori gialli, come fossero lampadine (scusate, non ho la foto "in notturna", ma anche nelle foto diurne potete notare come risaltano).

Peccato che ai crisantemi, in Italia, sia stato legato quasi indissolubilmente il concetto di fiori "da cimitero". All'estero sono invece trattati come normali piante da regalare in qualsiasi occasione.
Io li ritengo un'importante risorsa per il giardino domestico, grazie ai loro colori accesi e vibranti, sfoggiati proprio quando il clima è nuvoloso o c'è nebbia. E dalle mie parti c'è spesso nuvolo e nebbia...

lunedì 10 giugno 2013

Essicchiamo i fiori per il pot-pourri


E' un peccato avere tante piante aromatiche nell'orto e non farle tornare utili, oltre che per cucinare, anche per creare dei piccoli regali o delle decorazioni per la casa, come ad esempio i pot-pourris.
Il termine pot-pourri è di evidente origine francese, ma nella traduzione è meno poetico di quanto non sembri: pot sta per vaso (cache-pot, il "nascondi vaso"); pourri è il participio passato del verbo pourrir che significa... marcire.
Già nell'antichità, infatti, era consuetudine far macerare in vaso le foglie delle piante aromatiche a strati alternati col sale. Questo metodo è ancora usato per confezionare in casa i pot-pourris "umidi". Il processo di macerazione di questi ultimi è lungo, dura anche più di un mese e richiede di mescolare il preparato almeno una volta al giorno. Il pot-pourri che se ne ricava è molto profumato, non necessita  dell'aggiunta di sostanze che ne rafforzino la fragranza, e dura molto a lungo; ma non è bello da vedere, e va nascosto in un barattolo decorativo con coperchio apribile o forato.
Più facile è preparare il pot-pourri "secco", e questa è la stagione giusta per decidersi di farlo: il giardino ora è ricco di fioriture, soprattutto di rose, e sarebbe uno spreco lasciarle appassire per niente.


Questi i passaggi per confezionare il vostro pot-pourri:
1 - Andate "a caccia" la mattina, al massimo nelle prime ore del pomeriggio, di boccioli di fiori ben aperti, o che accennano a "spampanarsi" prima del definitivo appassimento. Dovranno essere in buone condizioni, senza strappi, puntini, macchioline di marciume o altro tipo di deterioramento. Questi difetti permangono sui petali essiccati, addirittura si accentuano. La marcescenza progredisce sul petalo danneggiandolo completamente, col rischio di ostacolare la corretta essiccazione dei petali sani.
I fiori adatti alla preparazione di un pot-pourri sono tanti, soprattutto quelli che emanano un profumo intenso e dolce: tra le rose, spiccano la Gallica officinalis, la Centifolia e la Damascena. Le ibride di Tea sono meno "dotate", ma non sono del tutto da disdegnare coi loro grandi petali coloratissimi.
Ovviamente adattissime anche le foglie delle erbe aromatiche: menta citrata, menta piperita, timo, timo citrato, santoreggia, rosmarino, Pelargonium graveolens, citronella, maggiorana, basilico, melissa, dragoncello... Ma ci si può sbizzarrire anche con buccia di limone, stecchette di cannella, piccole pigne, bacche di eucalipto, che costituiranno un tocco di abbellimento all'insieme.
Come dicevo, raccogliete sempre nelle prime ore del giorno, quando foglie e fiori sono ricchi di olii essenziali, e prima della fioritura, o in un periodo lontano dalla fioritura (quando le piante sono in fiore, le foglie perdono profumo). Evitate i giorni di pioggia, o freddi, raccogliete preferibilmente nei giorni di sole, quando il calore stimola le ghiandole delle foglie a secernere gli olii profumati.


2 - Disponete i petali dei fiori  e le foglie che avete raccolto in giardino su dei vassoi per essiccare le erbe. In questo post, l'anno scorso, ho illustrato come fabbricarne uno semplice e impilabile in casa.
Tra qualche giorno, sarà tempo di fioritura anche per la lavanda: i rami fioriti vanno tagliati lunghi, e poi legati insieme e appesi a testa in giù in luogo ombroso, fresco e asciutto. In questo post ho già spiegato le differenti tecniche di essiccazione delle varie aromatiche.
Una volta adagiati petali, fiori e foglie sui vassoi, ci vorranno al massimo una settimana o due (dipende dall'umidità dell'aria) perchè secchino completamente. Ogni due-tre giorni rimescolateli e rivoltateli perchè si asciughino uniformemente. Una volta pronti (saranno un po' crepitanti al tatto), conservateli in contenitori a chiusura ermetica, distinguendoli per tipo e colore (un vaso di petali rossi, un vaso di petali viola, ecc.). Teneteli in luogo protetto dalla luce diretta del sole.
Se certe corolle tendono a perdere il loro colore, qualcuno consiglia di essiccarle a "faccia in giù" sotto uno strato di un centimetro di sabbia fine e pulita, oppure di gel di silice, per un paio di settimane. Questa tecnica è consigliata per i fiori delle viole. Io li sto seccando per la prima volta senza usare niente, lasciandoli semplicemente sul vassoio. Si ritirano tantissimo, ma tutto sommato il colore sembra reggere. Faccio seccare anche i bocciolini di rose miniatura: li ho disposti sul vassoio come le foglie e i petali, ma la tecnica migliore sarebbe legarli a testa in giù.
3 - Quando avrete una buona scorta di "robette secche", sbizzarritevi nell'accostare i vari elementi e mescolateli insieme a piacimento per confezionare il vostro pot-pourri. Usate un contenitore dal fondo largo. Miscelate con gesti larghi e attenti a non sfracellare tutto in briciole. Per fissare il profumo procuratevi, in erboristeria, un fissatore: si tratta di una sostanza in grado di conservare o fissare il profumo naturale dei petali. In genere, si utilizza il benzoino, una resina aromatica di origine vegetale, o la radice macinata di iris germanica (che però pare causi allergie). Usate il fissatore anche se al vostro pot-pourri volete dare un'altra profumazione, attraverso l'aggiunta di un'essenza specifica: sempre nelle erboristerie è facile trovarle, chiedete di quelle apposta per pot-pourri.
4 - Riponete a questo punto i vostri ingredienti in vasetti di vetro con coperchio chiudibile, e versate le gocce di essenza profumata. Quando le aggiungete ai petali secchi, state attenti a non macchiare quelli di colore più chiaro. Distribuitene alcune gocce sul fondo del recipiente, così che i petali si impregnino del profumo senza venirne troppo a contatto. Una piccola nota: io al momento mi sono procurata un paio di fragranze, una fiorita e l'altra aromatica. La ragazza dell'erboristeria mi ha riferito che è ormai impossibile reperire quella di rosa, perchè molto costosa. Tempo fa era già difficile trovare il legno di rosa, ora fuori commercio perchè protetto. Le essenze di questo fiore si ottengono solo dai petali, e per questo motivo hanno prezzi elevati.
Tornando al pot-pourri, lasciate riposare qualche settimana, anche più di un mese. Ogni tre-quattro giorni scuotete per amalgamare meglio. Finita la fase di assorbimento del profumo, potrete usare i vostri vasetti tenendoli aperti per diffondere l'aroma. Oppure, potrete decorarli a piacimento per regalarli, con fiocchi, bigliettini, targhette... Splendidi anche i petali secchi disposti in piccolissimi cesti di vimini, graziosissimi da vedere.

Con metodo simile di essiccazione, senza l'aggiunta finale di profumo, potete confezionare anche sacchetti per profumare gli ambienti o i cassetti, o per tenere lontano tarme e insetti dai vestiti. Ottime in questo caso le erbe dall'odore un po' più pungente, come il Tanacetum vulgare, l'assenzio, il rosmarino, il timo, l'alloro, la lavanda, l'Artemisia camphorata.



Qui un link che mi ha aiutato a preparare questo post. Molti suggerimenti li ho trovati nel volume Le erbe - Grande enciclopedia del giardinaggio, Mondadori. Ho aggiunto anche un po' di esperienza personale... insomma, un pot-pourri di informazioni.

domenica 14 ottobre 2012

Perenni fiorite per l'autunno.

Tempo fa, sono venuta a sapere che, presso i vivai  Priola di Treviso, il 13 e il 14 ottobre si sarebbero tenute due giornate di "porte aperte" al pubblico con orario continuato. Per l'occasione, la mattina delle stesse giornate, erano in calendario dei convegni con ospiti Francesca Caotorta Marzotto e Libereso Guglielmi. La prima è l'autrice di "All'ombra delle farfalle in fiore", libro che ho davvero apprezzato. Il secondo ha scritto "Il giardiniere di Calvino", prossimo nella mia wish list. Per un paio di mesi, ho, si può dire, sognato di partecipare ad almeno uno degli incontri. Ma per questioni lavorative e familiari, ho dovuto accontentarmi di fare un giretto in vivaio ieri pomeriggio, con marito e mamma al seguito.
Il vivaio, per l'avvenimento, era decorato da lunghe aiole colme di settembrini viola, rosa e bianchi e splendide graminacee. Qua e là, vecchie sedie e tavolini in stile country che rendevano l'atmosfera romantico-chic (si usa dire così adesso, no? Fa fashion...). I funghi che vedete nella foto sono di legno: lo preciso perchè magari qualcuno si impressiona.
Un angolo del vivaio era dedicato ai frutti antichi, un altro a varietà curiose e raffinate di erbe aromatiche. E poi, tutte le innumerevoli perenni (il vivaio è specializzato in questo), comprese le già nominate graminacee e gli arbusti. Inutile dire che mi sono data alla pazza gioia.
Da subito, sul carrellino (lì non ci sono i tradizionali carrelli da supermercato, ma veri e propri carretti a due ruote, tipo piccole carriole), dicevo, sul carrellino hanno immediatamente trovato spazio due rose: Rosa Cubana (marchio registrato; rosa profumata e dalla fioritura ricca, con petali di un sublime colore rosa-albicocca - nella foto a lato) e Rosa chinensis mutabilis (un super classico; i fiori, mano a mano che si aprono, mutano dolcemente il colore tra le tonalità rosa, giallo chiaro, rosso. La pianta è arbustiva e sempreverde). In vivaio, ho visto disponibile in fiore anche la celebre Rosa Iceberg (rifiorente, profumata, petali bianco crema), intorno alla quale gironzolavano più clienti che api...
Altre specie in fioritura che ci siamo portati a casa: Coreopsis Cranberry Ice (nella foto in alto; grandi fiori rosso mattone con punte bianche, straordinaria varietà) e Anemone hybrida "Queen Charlotte" (portamento alto, petali semidoppi rosa chiaro, fioritura tra settembre e ottobre). Dalle aiole, ho prelevato una Callicarpa Dichotoma Issai. Nella foto a fianco, guardate che meravigliose bacche viola, di piccole dimensioni!
Sono diventati miei anche due esemplari di Tricyrtis: le varietà esposte erano quasi tutte in fiore. Un altro spunto per un autunno meno malinconico. Se vi ricordate, avevo messo in giardino questa primavera qualche piantina, ma non era nato niente. Una delusione.
Grande ammirazione da parte nostra ha riscosso la collezione di Heuchera, una più bella dell'altra: mia madre era indecisa tra un esemplare con le foglie color caramello e la Peache Flambe, dalla tinta più arancio: ha vinto la seconda.
Tra una cosa e l'altra, il carrellino ha fatto presto a riempirsi:


No, cosa avete capito?! quello lì sopra era in esposizione, il nostro era questo:


Se vi siete persi questo evento, non disperate, il vivaio sarà presente anche alla manifestazione "Due giorni per l'autunno" al Castello di Masino, Torino, il 20 e il 21 ottobre. Oppure, se avete problemi a raggiungerlo perchè è distante da casa vostra, potete ordinare on line. Il catalogo è su internet, illustrato.

giovedì 30 agosto 2012

La gardenia, finalmente.

Quando l'ho acquistata, un paio di anni fa, non pensavo fosse così difficile da coltivare. Nel 2008 o nel 2009 ne avevo comprato un esemplare più piccolo, in un vaso di 10 cm di diametro. Resistito un anno e mezzo. Nel frattempo ho preso anche quello che ho adesso, diametro del vaso circa 20 cm. Il primo anno di convivenza è stato un idillio: arrivata a casa mia in primavera, la gardenia (gardenia jasminoides) è fiorita in continuazione per quasi tutta l'estate. Poi, il primo inverno è filato liscio, la innaffiavo di frequente. Il cartellino che la accompagna dice infatti così: innaffiare frequentemente.
Panzana. Ho scoperto a mie spese che la gardenia beve tanto quanto è il sole che riceve. L'estate del 2011 ha prodotto pochissimi fiori, forse un paio. Poi ha manifestato sempre più i sintomi della clorosi ferrica. A gennaio 2012 la pianta era un rottame (vedi post di gennaio 2012 sui propositi per il nuovo anno).
Preoccupatissima, in primavera l'ho rinvasata. Le radici erano marcite in buona parte. Ho usato il terriccio per agrumi che avevo in casa (la gardenia è un'acidofila), ho sostituito il vaso di plastica con uno di terracotta. Ho posizionato la pianta in mezz'ombra, e l'ho innaffiata poco. Non mi sono preoccupata di somministrarle acqua deminerlizzata (come da consiglio di Renato Ronco nel suo libro "Il giardino delle regole infrante"); solo, una volta al mese, ho somministrato una manciata di lupini sminuzzati (sì, l'ho trattata come un limone...).
Nel giro di un mese, la cura ha funzionato: le foglie si sono ben rinverdite (anche se non sono ancora verdissime), e sono comparsi diversi boccioli. Quando mi sono accorta che la gardenia aveva di nuovo voglia di fiorire (e io non vedevo l'ora) l'ho ricollocata in pieno sole, e ho ripreso ad innaffiarla in abbondanza.


E oggi pomeriggio, al mio ritorno dal lavoro, ecco la sorpresa! il mio cuore era pieno di giubilo (non sto scherzando, i giardinieri, esperti o dilettanti, mi capiranno): davanti a me, dopo più di un anno, di nuovo quel fiore dalla forma elegante, quei petali robusti, il loro morbido bianco panna, un colore "tondo", quel profumo burroso... ah, odore di paradiso! l'ho respirato e goduto come se quel fiore l'avessi prodotto io!
Adesso piove, per la prima volta dopo un periodo di siccità allucinante: si aprirà anche qualche altro bocciolo prima che arrivi l'autunno? Lo spero tanto, sarebbe una gran bella consolazione prima che giungano i rigori dell'inverno e i grigiori delle nebbie.


Gardenia, ti meriti un'altra manciata di lupini.

martedì 22 maggio 2012

Papaveri selvatici bianchi

Papaveri bianchi. Sul ciglio di una stretta strada asfaltata tra i campi. Una di quelle che conosci solo se abiti nelle vicinanze. Quelle strade che ci passano sì e no quelli che ci abitano. I contadini.
I papaveri bianchi li vede mio marito, mentre passiamo di lì in bicicletta. Cavolo, io non mi accorgo mai di niente, e questi sono proprio sotto il mio naso di amante del giardinaggio.
Non ne avevo mai visti. Qualcuno di voi li conosce? Ce n'è un cespuglio, uno solo, in mezzo a quelli -tantissimi- rossi.
Subito penso. Non sono la stessa cosa di quelli rossi, che non sono fiori, ma puro colore, capaci, in mucchio, di incendiare un campo intero anche nei giorni di pioggia. I papaveri sono il Rosso, il Colore più ardente, quattro petali fragili dipinti di fiamma. A questi bianchi, il colore rosso gli manca. Potrebbero essere fiori come tanti, i papaveri bianchi. A casa li rivedo in foto. Hanno le corolle spettinate nella brezza primaverile, come i loro fratellini rossi. I papaveri, fiori stropicciati, sembrano donnine distratte coi capelli arruffati. Visti così, però, in quelle pose piegate nel vento, i papaveri bianchi mi fanno venire in mente Marilyn, la sua lievità, quella gonna svolazzante sopra la griglia della metropolitana. Un'immagine sempre generosa, quella di Marilyn, che non si sottrae mai ai suoi ammiratori. Un'unicità che rende quasi soli, troppo belli per essere veri.


Per le strade di maggio, questo "peluche" che sembra neve d'estate. I filetti d'erba sbucano fuori, come da una nebbia bassissima.

Davanti a me, questa acacia, grande, frondosa. Fiori abbondanti, profumati. Una nuvola di fiori bianchi. Dietro all'acacia, un'altra grande nuvola bianca, ma questa è davvero una nuvola. Gas, vapori, sbuffi di nebbia che si rimescolano, si rincorrono e si accavallano per l'aria.
Maggio. Quando la primavera dà tutto, tanto e tanto, senza riserve. Più di quello che abbiamo seminato, più di quello che abbiamo aspettato e sperato, e calcolato. Maggio è il potere della natura, Natura cioè "quello che è nato", e adesso non solo è nato, ma straripa, eccede, ci inonda.


P.S.: dopo tutte queste mie belle parole, vi segnalo che tre giorni fa ho ripercorso la strada di campagna dove ho avvistato i papaveri bianchi la prima settimana di maggio, per vederli di nuovo e magari raccoglierne i semi. Di loro non c'è più niente, tutta l'erbaccia che cresceva lungo la rete di recinzione è stata bruciata con un diserbante dal contadino proprietario del campo attiguo. Non ho altro da aggiungere. Anche Marilyn è morta prematuramente... che peccato.

giovedì 10 maggio 2012

Fiori puzzolenti: il giglio voodoo.

Ve lo ricordate? Il personaggio interpretato da Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada detestava le fresie. Non le voleva nell'allestimento dei bouquet. Qualche mese fa, Madonna ha fatto una figura barbina mentre insultava, senza sapere di essere ripresa, un mazzo di ortensie offertole da un fan - lei preferisce le rose, e di recente ha prodotto un profumo alla gardenia e alla tuberosa, ma le ortensie no!
Secondo me, queste signore fanno le schifiltose perchè non hanno mai annusato la fragranza appestante del cosiddetto "giglio voodoo":


Altrochè rosa fresca e aulentissima. Con mia madre, ne abbiamo acquistato -ignare- due bulbi a una fiera vivaistica più di un mese fa. Il cartello diceva: "bulbo che cresce senza acqua e senza terra". La curiosità ci ha spinte a provare a coltivare questa specie. E' vero, cresce senza acqua nè terra. Mia madre ha messo il bulbo in un bicchiere di vetro e quello ha fatto tutto da solo. Confesso che la foto del fiore aperto sul cartello mi ricordava vagamente quella dell'amorphophallum. Specie famosa per le modalità della fioritura, e per la "puzzevolezza" del fiore. Mai avrei creduto però che quei cosetti che stavamo per portarci a casa, una volta fioriti, avrebbero emesso un tanfetto così orrendo da dover lasciare il bulbo fuori dalla finestra, accolto dal tripudio delle mosche dei dintorni che lo hanno omaggiato di continue visite di adorazione:


Anche la mia amata Albuca spiralis -cui ho già dedicato diversi post- in questi giorni ha alzato il suo grappolino di fiori, che sta aprendo uno ad uno. Gioia dei miei occhi. Che insetti ci sono da attirare dove l'albuca cresce spontaneamente? boh. Quando si è aperta la prima corolla, spostando il vaso più al sole ho avvertito un fetorino che avevo sentito anche l'anno scorso, quando ho acquistato la pianta in vivaio. All'epoca, tra me e me mi ero arrabbiata perchè credevo che i vivaisti avessero impuzzolito tutti gli esemplari di albuca sullo scaffale con un antiparassitario spray che si usa per le piante domestiche. Un odore pungente da prodotto chimico avvolgeva la mia amica vegetale, una roba fastidiosa. Ma adesso, spostando il vaso, ho scoperto sbigottita che invece quell'odore da spray sintetico è proprio la mia pianta in fioritura a produrlo!
Albuca, grazie al tuo olezzo, sulle piante intorno a te non c'è neanche un pidocchio!

sabato 14 gennaio 2012

L'inverno ci prende per il naso

La stagione fredda è di certo avara di colori: la poca luce e le basse temperature non invitano le piante a sfoggiare corolle variopinte. Ma... qualche fiore c'è anche in inverno, e si sente.
Non parlo delle primule che adesso si cominciano a vedere sugli scaffali dei supermercati. Per quelle ci vuole comunque un posto riparato in giardino, sono appena uscite dalle serre. E poi, non sanno quasi di niente. Penso invece ai cespugli e agli alberi che sbocciano in questa stagione, e che hanno tutti una caratteristica in comune: i loro fiori hanno colori chiari, poco vistosi, ma profumatissimi -  un po' come i fiori notturni.
Voglio portare la vostra attenzione su due piante: una sempreverde e una caducifoglie.


Nella foto, fiori - per il vero quasi appassiti - di nespolo giapponese (Eriobotrya japonica). Hanno un profumo dolce, intenso. Le api li amano, tanto che nei pomeriggi più tiepidi escono allo scoperto per approfittare della loro generosità. Il nespolo è un piccolo albero che può raggiungere, intorno al decimo anno d'età, i sei metri di altezza. Opportunamente potato può formare un bell'albero dalla chioma ombrosa, quasi impenetrabile. Ha foglie allungate, molto decorative, in quanto hanno la pagina superiore verde scura e quella inferiore leggermente pelosa e dal riflesso rossiccio. I contorni sono seghettati.
All'inizio dell'inverno, il nespolo giapponese, pianta sempreverde, produce una fioritura bianco crema. Ama posizioni riparate, ma vedo che sopporta bene anche le temperature gelide del giardino di casa mia, accostato ad una rete.


Nella seconda foto: gemme e baccello con semi (dell'anno scorso) di calycanthus paecox, ovvero chimonanthus praecox. Entro una o due settimane i fiori dovrebbero aprirsi, un po' in anticipo rispetto agli altri anni. Il loro profumo è notoriamente fortissimo, io lo adoro.
Il calicanto (calycanthus floridus) è un arbusto originario dell'America del Nord, dalla corteccia profumata di cannella e dalla fioritura estiva. Invece il calycanthus praecox fiorisce in questo periodo: i rami spogli si coprono di stelline dorate, dall'aspetto ceroso, la cui fragranza si intercetta a distanza di metri. I rami possono essere tagliati e messi in vaso in casa. Quando la fioritura termina, l'arbusto riemette le foglie, e rimane verde fino al tardo autunno.

venerdì 12 agosto 2011

Roca de Venus fiorita

Pubblico la foto della Roca de Venus completamente fiorita:


Peccato che nel tempo che ci ha messo a fiorire tutta, i primi fiori che si erano aperti, in basso, nella spiga hanno fatto in tempo ad appassire. Osservando bene, mi sono accorta che da ogni "rotolino" (vedete il post precedente per capire di cosa sto parlando) sono usciti due fiori, non uno solo.
La sera, si percepisce il profumo della pianta: molto simile a quello del caprifoglio, forse ancora più elegante.



Una pianta fantastica, l'anno prossimo proverò a interrarla in giardino in primavera (adesso è in vaso).

venerdì 29 luglio 2011

Roca de Venus, un pezzetto di Madeira

Oggi è santa Marta, per cui mi regalo questo post.


Due anni fa, durante un viaggio sull'isola di Madeira (Portogallo), ho acquistato un bulbo di Roca de Venus. A dir il vero, non mi ricordo se era un bulbo o un rizoma. E' una pianta diffusissima a Madeira. Il suo nome botanico è Hedychium gardnerianum, alle Hawaii è conosciuta come "kahili ginger", fa parte delle Zingiberaceae (nella sezione "viaggi" di questo blog, andatevi a vedere il post sulle Hawaii). Diffusa nei climi tropicali, dove è considerata pianta invasiva, possiamo permettercela anche noi che viviamo in climi penosi. Il trucco sta, potete immaginarvelo, nel coltivarla in vaso, da tenere al coperto durante l'inverno, perchè questa pianta non sopporta il gelo.


La Roca de Venus produce rami lunghi fino a due metri. Coltivata in vaso, supera tranquillamente il metro di altezza. Produce foglie molto grandi, che fanno venire in mente quelle dei banani. Purtroppo, il mio esemplare ha pagato tanta esuberanza durante una recente grandinata, che le ha rovinato alcune foglie. Ma questi sono i rischi di chi abita nelle zone del lago di Garda.
Un mese fa, la Roca de Venus, che ho piazzato in orto vicino al prugno morto, col vaso sotto il cespuglio della melissa, dopo essere abbondantemente cresciuta, ha emesso una specie di pannocchietta (vedi foto sopra). I miei occhi hanno iniziato a scintillare. La speranza di vedere i fiori mi ha pervasa, per cui ho iniziato a tener d'occhio i successivi sviluppi.


L'anno scorso la pianta aveva tentato una fioritura, ma il sopraggiungere dell'autunno l'ha bloccata. In inverno, la parte aerea è morta completamente. In primavera ho estratto il bulbo e l'ho rinvasato. La pianta è rinata, foglia dopo foglia (meglio: fogliolona dopo fogliolona).
La "pannocchia", tre settimane fa, ha iniziato ad aprirsi. Le foglie che la compongono, se posso chiamarle così, si sono allargate e poi arrotolate su se stesse. Nella terza foto si può vedere il curioso processo. Affascinante quanto elaborato. Dalle nostre parti, che io sappia, non ho mai visto una pianta preparare una fioritura in un modo così impegnativo.


Ora, ogni "rotolino" sta emettendo un fiore. Gli stami sono molto lunghi, le corolle sono leggere e sembrano delle farfalle. La fragranza, molto lodata dalle descrizioni dei botanici, per il momento mi sfugge.


State in campana, quando tutta la spiga sarà fiorita pubblicherò la foto, in un prossimo post.

giovedì 16 giugno 2011

La vita amorosa dei fiori da profumo

" Ciò che ho notato [...] è che i fiori che non vengono fecondati continuano a esalare il loro profumo inebriante finchè non appassiscono e muoiono in silenzio conservando un'inutile verginità. Invece quelli che sono stati fecondati perdono rapidamente il loro profumo, smettono di esalare qualsivoglia effluvio; con tutta probabilità ritengono che ogni opera di seduzione sia ormai superflua, e forse si sbagliano: prolungare il tempo dell'amore non darebbe loro la possibilità di intessere altre relazioni e di accogliere altre sensazioni, più sottili ed esaltanti proprio perchè disinteressate e originate da atti gratuiti?" (p. 90).
Ho letto questo volumetto, scritto da Jean-Pierre Otte, Angelo Colla editore, 2010, 120 pp., qualche mese fa. Non mi è sembrata un'opera straordinaria, ma ha dei lati originali.
Come promesso dal titolo, il libro studia (in modo un po' romantico-romanzato, in verità) i fiori da profumo, il loro rapporto con gli insetti impollinatori, e soprattutto le strategie che adottano per attirare a sè i piccoli visitatori. La viola dalla doppia vita (ha due fioriture diverse), la rosa aggredita dalla cetonia, la vita notturna del caprifoglio, la lavanda che vuole "corteggiatori" gentili... il volume annovera fiori diversi, i più comuni, e rivela il forte spirito d'osservazione del suo autore. A tratti, Otte mi è sembrato troppo sdolcinato. Qualche riflessione originale tuttavia aiuta il lettore a perdonargli certa mielosità.

mercoledì 8 giugno 2011

Troppa pioggia per la lavanda

Mi rendo conto che l'immagine che vi propongo è quello che è ma... osservate:
la lavanda è (o almeno dovrebbe essere) nel pieno della sua fioritura, ma i prolungati giorni di pioggia di questo periodo hanno danneggiato le spighe che presentano numerose corolline marroni, quindi marcescenti. Un vero peccato, perchè molti insetti, soprattutto le api, si stanno perdendo uno dei banchetti più lauti dell'estate...