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venerdì 16 ottobre 2015

I semi piumosi delle clematidi


Non di soli fiori vive l'amante delle clematidi, ma anche dei meravigliosi capolini di acheni che queste piante regalano in autunno. Morbidi, rotondi, leggeri, color dell'oro più tenero o dell'argento chiaro, i frutti delle clematidi arricchiscono a grappoli le reti e i treillage dei nostri giardini. Nascono come ciuffetti verdi, per poi maturare nelle caratteristiche piumosità sericee e luminose destinate a spargere col vento il proprio semino. Vale la pena scegliere quindi la varietà di clematide che vogliamo far arrampicare nelle nostre aiuole anche pensando agli acheni che la adorneranno dall'estate fino all'autunno, e che, raccolti delicatamente prima che si sfaldino del tutto nell'aria, possono fare preziosa mostra di sè nei pot-pourri.
Ve ne propongo una piccola carrellata.

'Miss Bateman'. Capolini di acheni grandi, come grandi sono i bianchi fiori di questa varietà, adatta a vasi, arbusti e rampicanti.

'Caroline'. Grandi fiori rosa antico in primavera, varietà ottima per archi e conifere. Capolini che ricordano certi agli ornamentali.

C. tangutica 'Orientalis'. Ha fiori piccoli, viola e verde-giallo, seguiti da acheni che meriterebbero una carezza per il loro aspetto piumoso.

'Peveril Peach'. Clematide del gruppo Viorna. Fiori a campanellina rosa. Capolini non tondeggianti.

C. paniculata 'Terniflora'. Varietà rustica, leggermente profumata, fiorisce a lungo coi suoi mazzetti di innumerevoli fiorellini bianchi, cui seguono tantissimi capolini di acheni.
C. 'Louise Rowe'. Grandi fiori di un lilla pallidissimo per una varietà di media vigoria, adatta alla coltivazione in vaso. Classico capolino rotondo.

C. alpina 'Francis River'. Fiorellini a campanella azzurri. Resistente al freddo e adatta a piccoli giardini. Capolini rotondi e densamente piumati, scuri.

C. 'Arabella'. Semierbacea, grandi fiori color malva. Da accompagnare agli alberi.

C. texensis 'Princess Diana'. Fiori a campanella rosa, compaiono in estate.

Gli acheni di C. 'Shin-Shigyoku', un po' spettinati. Gruppo Patens, fiori doppi color viola.

C. 'Exciting'. Nonostante la pianta produca fiori abbastanza grandi, color viola, i capolini sono di dimensioni contenute, ben ritti in cima al rametto.

Vistosi i capolini di C. 'Fireworks', una ibrida a grandi fiori rustica e vigorosa. Fiori azzurro-viola screziati di rosa.
Osservazione: i capolini che in queste immagini compaiono verdi sono ancora giovani, e destinati a diventare piumati. 
Foto scattate presso il vivaio La Campanella, dal cui sito sono state estratte alcune informazioni sulle varietà di clematide nominate.
Un anno fa vi proponevo un post sui cinorrodi autunnali delle rose, a questo link.

sabato 7 marzo 2015

Come conservare la mimosa

Non ha di certo un colore romantico, la mimosa, ma, complice l'istituzione della "festa della donna", è diventata un simbolo del genere femminile. La si ama o la si odia - qualcuno ne è purtroppo allergico. A me piacciono le sue simpatiche infiorescenze a "piumino": la loro vaporosità rende gradevole un colore vivace che di per sè sarebbe troppo aggressivo.
Mio marito non ne sopporta l'odore, e l'unico mazzetto che ricevo l'8 marzo me lo regala mio padre. Per non rinunciare alla mia mimosa e non subire le lamentele del coniuge, la metto in un vasetto che tengo sotto una campana di vetro, così che il profumo non si espanda per la casa eccessivamente.



L'uso della mimosa essiccata non è molto diffuso, ma è da considerare, in quanto i "pallini" gialli di questa pianta mantengono anche da disidratati un colore festevole e molto primaverile. Il procedimento di essiccazione della mimosa è quanto mai basilare, facilissimo.


Appena ricevete la vostra mimosa, liberatela dall'incarto e dai nastrini che ne stringono i gambi. Sperando che il mazzetto, al momento del regalo, sia abbastanza fresco, godetevelo un paio di giorni collocandolo in un vasetto di acqua tiepida. 




Prima che i fiori più bassi, a contatto col vaso e con l'acqua, manifestino segni di marcescenza diventando marroncini, estraete il mazzo dall'acqua e asciugate i gambi con della carta da cucina. Aprite i rami più compatti e più folti, e stendeteli su un vassoio pulito, senza accavallarli. Si seccheranno anche stando in casa (in questo periodo, almeno nel nord Italia, i riscaldamenti sono ancora accesi). Non serve collocarli su un termosifone o una stufa, hanno bisogno di aria non stagnante di una stanza asciutta e non troppo fredda. Saranno pronti dopo una settimana, ottimi per composizioni floreali in quadro, per pot-pourri o per decorare i fiocchi dei regali.
 

Potete provare a essiccare i rami anche legandoli e tenendoli a testa in giù, con uno spago di iuta o un elastico, appesi in una stanza senza umidità o in un luogo protetto dalla pioggia e dal troppo vento. Ricordate però che i fiorellini risentono molto facilmente del contatto tra di loro, e non vanno tenuti troppo stretti (motivo per cui preferisco l'essiccazione su vassoio).
Molto belle da secche anche le foglie: hanno una forma caratteristica e mantengono un intenso colore verde.



mercoledì 19 febbraio 2014

Ultimi omaggi all'inverno: il pot-pourri umido di calicanto

Non che si sia fatto vedere molto, questo inverno. Giusto qualche gelata a dicembre, e poi tanta pioggia. Speriamo che non si faccia sentire tardivamente con qualche colpo di gelata tra marzo e aprile - troppi alberi da frutto sono in fiore o si stanno preparando alla fioritura, e ne verrebbero danneggiati.
Domenica ho adocchiato il calicanto (Chimonanthus praecox) e ho notato, sotto la luce del sole che si è affacciato dopo lunga latitanza, i suoi ultimi fiori. Ho deciso di mettere in atto un esperimento che avevo in mente da un po': fare il pot-pourri umido.



Il pot-pourri umido è composto, come quello secco (di cui ho parlato qui e qui), da fiori o petali di fiori, o erbe aromatiche. Questi elementi vegetali vanno fatti asciugare col sale grosso. Ne risulta così un miscuglio molto profumato, ma brutto da vedere, in quanto i petali perdono la loro forma e i loro colori miscelandosi come se fossero decomposti. Per questo va poi conservato in barattoli opachi, ad esempio di terracotta, che però facciano trapelare l'aroma, che pare sia molto più intenso e duraturo di quello dei pot-pourri secchi.
Alcuni sostengono che questa tecnica fosse in uso già presso gli antichi Egizi, e che fosse praticata anche dalla celeberrima (per i giardinieri) Gertrude Jekyll.






Mi sono armata di barattolo e sono andata in giardino per "strappicchiare" i fiori più bassi del calicanto (cioè, fin dove arrivo col mio braccetto, in quanto la pianta è alta più di due metri). In totale, ho raccolto un etto di fiori. Ho eliminato gli insetti (stranamente non c'erano api, forse sono tutte in letargo), e i rametti di legno. Ho lasciato i fiori asciugare due giorni su un cartone. Forse un giorno era sufficiente, non vorrei aver fatto volatilizzare troppo il profumo.


Ho scelto un barattolo di vetro con l'apertura non troppo stretta: ho versato i fiori a strati, alternandoli con altrettanti strati di sale grosso. Sull'ultimo, va messo un piattino. Io ho preso un coperchio trasparente di un barattolo di yoghurt da mezzo litro. L'ho ritagliato e mi è stato facile inserirlo nel vasetto, perchè essendo di plastica si può piegare. Sopra, dopo aver pressato bene, ho messo dei sassi che mantengono premuti i fiori e il sale. Ho chiuso e lasciato in un posto buio e asciutto.
Un po' come preparare le sarde sotto sale...




Il vasetto va mescolato una volta al giorno. Se si forma del liquido sul fondo, questo va scolato e conservato per dare aroma al pot-pourri in futuro. Dopo il mescolaggio, il composto va sempre tenuto pressato dai sassi (o dal sasso). Sarà pronto quando diventerà compatto e secco. A quel punto, andrà versato su un piatto e sminuzzato, e mescolato ad erbe, spezie e qualche goccia di olio essenziale per profumarlo. Versato di nuovo in un recipiente, pressato col solito sasso, va lasciato riposare per due mesi circa (il pot-pourri umido è molto più impegnativo di quello secco).
Una volta pronto, il pot-pourri va messo in un barattolo di alluminio, se volete aprirlo solo in determinate circostanze, oppure in un contenitore poroso, decorato come più vi piace. In internet ho letto di pot-pourri umidi preparati alternando uno strato di fiori ad uno strato di sale, ad uno di fiori, e ad uno di sale, zucchero e alcol. Mi sembra un po' esagerato per le mie ambizioni.
Io ci provo per la prima volta; se tra un paio di mesi non avete notizie, vuol dire che ho buttato via tutto! Se voi invece vi scocciate perchè il procedimento richiede troppo tempo, potete sempre comprarlo pronto, tipo qui...

How to do a moist pot-pourri (I'm trying to do it with calicanthus flowers, as a little tribute to the winter):
- pick a lot of your favorite flowers (or sweet herbs) and let them dry one or two days;
- put the dry flowers in a jar, alternating a layer of flowers and a layer of coarse salt;
- press down the layers and put on a stone. Once a day, mix the flowers and then press them all with the stone;
- when the pot-pourri will be complitly dry, mince it, fragment it and mix it with other sweet herbs or some essential oil drop. Pour the pot-pourri in a jar and let it there about two months, pressed by the stone;
- when the moist pot-pourri will be ready, put it in a can or in a porous pot. The moist pot-pourri is ugly to see, but more durable and more perfumed then a dry pot-pourri.

lunedì 10 giugno 2013

Essicchiamo i fiori per il pot-pourri


E' un peccato avere tante piante aromatiche nell'orto e non farle tornare utili, oltre che per cucinare, anche per creare dei piccoli regali o delle decorazioni per la casa, come ad esempio i pot-pourris.
Il termine pot-pourri è di evidente origine francese, ma nella traduzione è meno poetico di quanto non sembri: pot sta per vaso (cache-pot, il "nascondi vaso"); pourri è il participio passato del verbo pourrir che significa... marcire.
Già nell'antichità, infatti, era consuetudine far macerare in vaso le foglie delle piante aromatiche a strati alternati col sale. Questo metodo è ancora usato per confezionare in casa i pot-pourris "umidi". Il processo di macerazione di questi ultimi è lungo, dura anche più di un mese e richiede di mescolare il preparato almeno una volta al giorno. Il pot-pourri che se ne ricava è molto profumato, non necessita  dell'aggiunta di sostanze che ne rafforzino la fragranza, e dura molto a lungo; ma non è bello da vedere, e va nascosto in un barattolo decorativo con coperchio apribile o forato.
Più facile è preparare il pot-pourri "secco", e questa è la stagione giusta per decidersi di farlo: il giardino ora è ricco di fioriture, soprattutto di rose, e sarebbe uno spreco lasciarle appassire per niente.


Questi i passaggi per confezionare il vostro pot-pourri:
1 - Andate "a caccia" la mattina, al massimo nelle prime ore del pomeriggio, di boccioli di fiori ben aperti, o che accennano a "spampanarsi" prima del definitivo appassimento. Dovranno essere in buone condizioni, senza strappi, puntini, macchioline di marciume o altro tipo di deterioramento. Questi difetti permangono sui petali essiccati, addirittura si accentuano. La marcescenza progredisce sul petalo danneggiandolo completamente, col rischio di ostacolare la corretta essiccazione dei petali sani.
I fiori adatti alla preparazione di un pot-pourri sono tanti, soprattutto quelli che emanano un profumo intenso e dolce: tra le rose, spiccano la Gallica officinalis, la Centifolia e la Damascena. Le ibride di Tea sono meno "dotate", ma non sono del tutto da disdegnare coi loro grandi petali coloratissimi.
Ovviamente adattissime anche le foglie delle erbe aromatiche: menta citrata, menta piperita, timo, timo citrato, santoreggia, rosmarino, Pelargonium graveolens, citronella, maggiorana, basilico, melissa, dragoncello... Ma ci si può sbizzarrire anche con buccia di limone, stecchette di cannella, piccole pigne, bacche di eucalipto, che costituiranno un tocco di abbellimento all'insieme.
Come dicevo, raccogliete sempre nelle prime ore del giorno, quando foglie e fiori sono ricchi di olii essenziali, e prima della fioritura, o in un periodo lontano dalla fioritura (quando le piante sono in fiore, le foglie perdono profumo). Evitate i giorni di pioggia, o freddi, raccogliete preferibilmente nei giorni di sole, quando il calore stimola le ghiandole delle foglie a secernere gli olii profumati.


2 - Disponete i petali dei fiori  e le foglie che avete raccolto in giardino su dei vassoi per essiccare le erbe. In questo post, l'anno scorso, ho illustrato come fabbricarne uno semplice e impilabile in casa.
Tra qualche giorno, sarà tempo di fioritura anche per la lavanda: i rami fioriti vanno tagliati lunghi, e poi legati insieme e appesi a testa in giù in luogo ombroso, fresco e asciutto. In questo post ho già spiegato le differenti tecniche di essiccazione delle varie aromatiche.
Una volta adagiati petali, fiori e foglie sui vassoi, ci vorranno al massimo una settimana o due (dipende dall'umidità dell'aria) perchè secchino completamente. Ogni due-tre giorni rimescolateli e rivoltateli perchè si asciughino uniformemente. Una volta pronti (saranno un po' crepitanti al tatto), conservateli in contenitori a chiusura ermetica, distinguendoli per tipo e colore (un vaso di petali rossi, un vaso di petali viola, ecc.). Teneteli in luogo protetto dalla luce diretta del sole.
Se certe corolle tendono a perdere il loro colore, qualcuno consiglia di essiccarle a "faccia in giù" sotto uno strato di un centimetro di sabbia fine e pulita, oppure di gel di silice, per un paio di settimane. Questa tecnica è consigliata per i fiori delle viole. Io li sto seccando per la prima volta senza usare niente, lasciandoli semplicemente sul vassoio. Si ritirano tantissimo, ma tutto sommato il colore sembra reggere. Faccio seccare anche i bocciolini di rose miniatura: li ho disposti sul vassoio come le foglie e i petali, ma la tecnica migliore sarebbe legarli a testa in giù.
3 - Quando avrete una buona scorta di "robette secche", sbizzarritevi nell'accostare i vari elementi e mescolateli insieme a piacimento per confezionare il vostro pot-pourri. Usate un contenitore dal fondo largo. Miscelate con gesti larghi e attenti a non sfracellare tutto in briciole. Per fissare il profumo procuratevi, in erboristeria, un fissatore: si tratta di una sostanza in grado di conservare o fissare il profumo naturale dei petali. In genere, si utilizza il benzoino, una resina aromatica di origine vegetale, o la radice macinata di iris germanica (che però pare causi allergie). Usate il fissatore anche se al vostro pot-pourri volete dare un'altra profumazione, attraverso l'aggiunta di un'essenza specifica: sempre nelle erboristerie è facile trovarle, chiedete di quelle apposta per pot-pourri.
4 - Riponete a questo punto i vostri ingredienti in vasetti di vetro con coperchio chiudibile, e versate le gocce di essenza profumata. Quando le aggiungete ai petali secchi, state attenti a non macchiare quelli di colore più chiaro. Distribuitene alcune gocce sul fondo del recipiente, così che i petali si impregnino del profumo senza venirne troppo a contatto. Una piccola nota: io al momento mi sono procurata un paio di fragranze, una fiorita e l'altra aromatica. La ragazza dell'erboristeria mi ha riferito che è ormai impossibile reperire quella di rosa, perchè molto costosa. Tempo fa era già difficile trovare il legno di rosa, ora fuori commercio perchè protetto. Le essenze di questo fiore si ottengono solo dai petali, e per questo motivo hanno prezzi elevati.
Tornando al pot-pourri, lasciate riposare qualche settimana, anche più di un mese. Ogni tre-quattro giorni scuotete per amalgamare meglio. Finita la fase di assorbimento del profumo, potrete usare i vostri vasetti tenendoli aperti per diffondere l'aroma. Oppure, potrete decorarli a piacimento per regalarli, con fiocchi, bigliettini, targhette... Splendidi anche i petali secchi disposti in piccolissimi cesti di vimini, graziosissimi da vedere.

Con metodo simile di essiccazione, senza l'aggiunta finale di profumo, potete confezionare anche sacchetti per profumare gli ambienti o i cassetti, o per tenere lontano tarme e insetti dai vestiti. Ottime in questo caso le erbe dall'odore un po' più pungente, come il Tanacetum vulgare, l'assenzio, il rosmarino, il timo, l'alloro, la lavanda, l'Artemisia camphorata.



Qui un link che mi ha aiutato a preparare questo post. Molti suggerimenti li ho trovati nel volume Le erbe - Grande enciclopedia del giardinaggio, Mondadori. Ho aggiunto anche un po' di esperienza personale... insomma, un pot-pourri di informazioni.