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lunedì 2 novembre 2015

Il vetiver: non solo profumo

Chrysopogon zizanioides è il nome latino di una erbacea di cui tutti conoscono l'impiego profumiero, ma di cui pochissimi conoscono le caratteristiche botaniche: il vetiver. Io ho scoperto di cosa si tratta durante l'esposizione di Murabilia, scambiando due parole con un vivaista dell'Agraria Valfreddana.


Il vetiver è una poacea originaria dell'India, e il suo aspetto è quello di un cespuglio dalle lunghe foglie sottili, rigide, che possono raggiungere il metro e mezzo di lunghezza. E' da queste che si ottiene la meravigliosa essenza che spesso contraddistingue i profumi maschili? No. Il profumo del vetiver si estrae dalle sue radici, che hanno delle peculiarità molto interessanti.



Le radici del vetiver possono crescere in direzione verticale fino a 12 metri, in alcuni casi addirittura fino a 16. Da anni, in Asia e in Australia, questa pianta è coltivata come soluzione per fermare il terreno: il suo apparato radicale lo riempie in maniera fitta e durevole, tanto che, dopo un paio di anni dall'estirpazione della pianta, resiste in terra mantenendola compatta e calpestabile.
Gli studi sulle proprietà consolidanti e fitodepurative del vetiver ora sono in fase di sviluppo (un po' in ritardo rispetto ad altri paesi) anche in Italia.


Il vetiver non vuole acqua se non in fase di impianto. I suoi fiori sono violacei, raccolti in una infiorescenza. Per un privato, la sua coltivazione potrebbe costituire un lavoraccio: pur non trattandosi di una varietà infestante, bisogna prevedere da subito, prima della messa dimora, di collocarlo in un luogo in cui le radici possano distribuirsi indisturbate, e da cui non ci sia necessità di spostarlo spesso.

Piantina di vetiver in vendita, a fianco di pianta cresciuta in tubo per mostrare la lunghezza dell'apparato radicale liberamente sviluppato.

Un'ultima curiosità: con le foglie del vetiver si imbottiscono i cuscini per animali, che ne apprezzano l'odore e le proprietà antiparassitarie (in questo uso rientrano ad esempio i lettini per cani e gatti che vivono in appartamento).

domenica 27 settembre 2015

Fockea edulis in fiore

Ho dovuto chiedere consulto a degli amici botanici di professione per conoscere il nome di questa succulenta, la Fockea edulis. La coltivo da una dozzina di anni, e a suo tempo l'ho acquistata senza cartellino:


Ogni estate la metto in un posto un po' riparato dal sole diretto, e la innaffio due o tre volte alla settimana. A volte me la dimentico.


La base succulenta della pianta. Sembra un piccolo baobab.

A metà ottobre la ritiro in casa. Raramente mantiene tutte le foglie, per la maggior parte dei casi secca gradualmente la chioma e i rami. A marzo è quasi del tutto spoglia, ma ad aprile, grazie alla sua sensibilità di pianta, anche se sta in un angolo sperduto e semibuio del corridoio, avverte il cambiamento della luce e butta qualche delicato rametto nuovo. Sa sempre quando fuori è iniziata la primavera. 
In casa non la innaffio mai. La tengo distante da correnti d'aria e termosifoni.


I boccioli dei fiori.

In settembre mi ricompensa con le sue fioriture. Un po' sui generis, per carità, ma ricche, seppur visibili solo a una osservazione attenta, da vicino. Un evento da giardino botanico. I fiorellini, a stella, verdi, con al centro un'altra stellina bianca, compaiono lungo i rami che si arrampicano sui sostegni che fornisco alla pianta. Quest'anno mi è "scappata" su un traliccio in legno che le stava vicino. Mi toccherà portarla in appartamento con tutto il treillage...

venerdì 11 settembre 2015

Le zucche di Lucca

Questo fine settimana sono stata a Murabilia a Lucca. Come da tradizione, anche quest'anno il Club delle Zucche di Lucca ha organizzato una gara di mega-zucche, "zucche giganti", e ha riservato alcuni stand all'esposizione delle zucche delle varietà più curiose.


Alcuni punti del regolamento della gara della Zucca gigante:
1) ogni concorrente può partecipare con un solo esemplare per specie;
2) il concorrente deve essere presente alla pesa che si svolgerà [si è svolta] il 6 settembre 2015 alle 15;
3) il frutto deve essere sano e non danneggiato o imbottito di corpi estranei al fine di verificare quanto sopra è consentita l'spezione interna;
4) sono previsti minimo tre esemplari per ogni specie;
5) riconoscimenti particolari ai primi tre classificati per ogni specie. 



Il peso di queste zucche può arrivare fino al quintale. Te voglio vede' a raccoglierle.


E chissà quanti tortelli ci si possono fare. 
Ho cercato online il nome del vincitore proprietario della zucca più grossa, ma non c'è stato verso di recuperarlo nemmeno sul sito della manifestazione (almeno fino a oggi). 
A Murabilia era possibile acquistare i semi delle tante varietà presenti. Bellissimi alcuni esemplari addirittura decorati a mano:



Quella decorata con gli elefanti indiani è veramente originale.


Vi saluto con una carrellata di foto di zucche. Alcuni frutti non avevano bisogno di "trucco", erano già dipinti per natura!






venerdì 7 agosto 2015

La pianta grassa in calzamaglia

Non è ancora diffusissimo in commercio, ma sempre più spesso nei garden center o nei vivai specializzati fa capolino: si tratta del Senecio scaposus.

Il genere Senecio comprende numerosissime specie, anche molto diverse tra loro, e originarie un po' da tutto il mondo. In comune tra di loro hanno fiori simili a quelli degli astri (appartengono alla famiglia delle asteracee), che una volta maturati in pappi diventano dei piccoli soffioni bianchi e pelosi (senex in latino significa "uomo vecchio").

Ho acquistato un esemplare di Senecio scaposus un paio di anni fa, e si è mantenuto bene. Ha emesso nuovi cespi, non è ancora fiorito, e ha una curiosità: tutto il corpo della pianta è involucrato da una specie di membrana chiara, una retìna molto sottile, che le calza addosso come un collant. Se si innaffia molto la pianta in estate, tende a crescere tutto all'improvviso, tanto che la calzamaglia non fa in tempo ad adattarsi al cambiamento e si strappa per la pressione delle foglie ingrossate al suo interno.
La membrana bianca è un altro dei numerosi stratagemmi (come spine molto fitte, articoli ridotti e panciuti, peluria, filamenti papiracei) che le succulente hanno escogitato in natura per proteggersi dalle escursioni termiche.
Una foglia cresciuta velocemente ha strappato il suo involucro protettivo.

Foglie rivestite di membrana intatta.

Coltivate il Senecio scaposus al sole o mezz'ombra, portate all'aperto in maggio e innaffiate con regolarità da aprile-maggio fino a ottobre (quando cominciano i primi freddi sospendete le irrigazioni e riportate al coperto). Fate in modo che cresca in modo armonico, altrimenti si smaglia tutto!

sabato 23 maggio 2015

Alchemilla alchimista

Piove da un paio di giorni. In un lampo, giardino e orto si trasformano in jungla. Tutto cresce in fretta, si sviluppa e fiorisce. Il giardiniere è tappato in casa, nel fine settimana uggioso, a osservare dalla finestra l'intrico di vegetazione che gli ingarbuglia le aiuole, senza poter far nulla. A casa mia, l'edera americana srotola nuovi rami in cerca di appoggi; la potentilla selvatica sta sopraffacendo le povere fragole; le rose aprono fiori perplessi che si inzuppano di pioggia.


In un angolino ombroso, stanno proliferando, pur con una certa discrezione, due piantine di Alchemilla mollis. Sono arrivate l'anno scorso in una bustina acquistata da Lidl: due radicette secche e malconce che messe in terra hanno fatto gran poco, e dopo lungo tempo. A fine inverno nessuna traccia di loro. Dopo la prima pioggia di aprile, le scopro rinate e in gran forma, grazie all'acqua piovana e all'ombra che le nuove foglie della pianta di kaki proiettavano su di loro.



Oggi le trovo "imperlate" come Coco Chanel, evidentemente soddisfatte del maltempo. Siccome oltre al Lidl frequento anche Wikipedia, da lì imparo che la parola alchemilla (in inglese Lady's mantle) deriva "dall'arabo alkemelych (alchimia), perché gli alchimisti impegnavano tali piante per la ricerca della pietra filosofale, utilizzando l'acqua che si raccoglieva sulla superficie delle foglie".


Cosa faccio, la raccolgo anch'io?

sabato 4 aprile 2015

Colorare le uova con i fiori

Non so se si usa ancora -chi ha bambini lo saprà- ma c'è un modo immediato e naturalissimo di colorare le uova. Si cuociono dieci minuti delle uova dal guscio bianco per farle diventare sode, le si fa raffreddare in acqua fredda, si prendono dei fiori, e... li si strofina contro i gusci...



Ottime per questo uso le corolle dei muscari (per l'azzurro) e del tarassaco (per il giallo). La coloratura sarà leggera, con effetto quasi acquerello. Indossate dei guantini per non sporcarvi le dita.
Sì, è un po' crudele... ma di certo non inquina! L'importante è non scegliere fiori velenosi. Per colorare le uova direttamente in cottura vi segnalo invece questo link.


Buona Pasqua a tutti!

martedì 16 dicembre 2014

Cascata di tillandsie per #natalealverde

Per un regalo a un/a amico/a col pollice verde, oppure per decorare una stanza un po' umida della casa... tipo il bagno. Oggi mi gira così :-). In questo post vi spiego come ho preparato una collana di tillandsie da appendere verticalmente. 
I materiali necessari sono pochi, serve però pazienza nel maneggiare le piantine.
Procuratevi: tillandsie, filo di nylon (tipo da pesca), fogli di alluminio (da cucina), un ago da cucito spesso, un pezzo di filo di ferro.
Potete trovare le tillandsie ormai in quasi tutti i garden center. Non costano molto. Chiedete di varietà che non emettono radici. Regalatele a chi possiede un bagno con finestra, luminoso, o ha una veranda con aria non troppo secca e temperature sopra i 15 gradi. In locali come questi, le tillandsie, lontane da fonti di calore o spifferi, possono vivere a lungo senza bisogno di particolari trattamenti: vogliono disponibile però tanto vapore, acqua da assorbire dall'aria con i "peletti" delle loro foglie.
In questo post ho già spiegato delle mie esperienze e di come prendersi cura di queste piante curiose, semplici da trattare ma delicate. Nei commenti, altri amici blogger hanno citato anche le loro esperienze.
Fatevi un'idea del risultato che volete ottenere mettendo in fila le tillandsie su un tavolo o altro posto piano. Prendete la carta stagnola e tagliatela a striscioline, larghe al max tre centimetri. Accartocciate le striscioline schiacciandole nel palmo della vostra mano, per dar loro spessore, e poi, a gruppetti di tre o quattro, incrociandole a metà delle loro lunghezze, riunitele per formare un piccolo mazzetto, a imitazione delle "braccine" di una tillandsia.




Col filo di ferro formate invece una stella. Potete aiutarvi con una sagoma di cartone per renderla più regolare. Avvolgetela con un po' di carta stagnola per decorarla.







Prendete le tillandsie di stagnola, schiacciate l'estremità che le tiene unite e praticatevi un piccolo foro con l'ago. Da lì potrete far passare il filo di nylon.
A questo punto infatti dovrete cominciare a infilare gli elementi per la collana: tagliate il filo di nylon che vi serve (abbondate un po', quasi della metà della lunghezza finale). Legate per prima la stella, poi infilate le tillandsie "finte" e alternatele con quelle vere. Quelle vere, ovviamente, non andranno trapassate con l'ago, ma dovrete cingerle delicatamente con un giro di filo, da annodare tra le foglie non troppo stretto. Alcune, per naturale conformazione, resteranno "a testa in giù". L'ancoraggio al filo non sarà facile, anzi, io qualche parolina di spazientimento l'ho tirata...




Fate un nodo all'altra estremità del filo, un piccolo cappio per appenderlo a un chiodo o a un angolo dello specchio del bagno. Appoggiate delicatamente le tillandsie allo specchio, in una posizione che riceva luce indiretta ma brillante.
In estate, è possibile tenere la collana di tillandsie all'esterno, appesa sotto un albero, protetta dalla luce diretta e bruciante del sole, ma anche dalla grandine e da venti troppo forti.
ALTERNATIVE per facilitare la costruzione della collana: invece del filo di nylon, potete utilizzare filo di rafia o di ferro. Le tillandsie difficili da legare possono essere assicurate al filo con delle minuscole mollettine come quelle che i vivaisti usano per gli scapi fioriferi delle orchidee.




Questo post partecipa all'iniziativa promossa da AboutgardenL'ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al VERDE!




In linea con il periodo che stiamo vivendo, la creatività è di scena con le inedite e originali proposte di tanti blogger per un progetto davvero al passo con i tempi!
Partecipano con me:


venerdì 5 settembre 2014

Svelato il mistero del peperoncino spinoso

Qualche post fa, mi stupivo della presenza nel mio giardino di una pianta spinosissima, con fiori da solanacea. Sicura che fosse nata da una delle semine primaverili, non avevo però il conforto del nome sul cartellino, scolorito dal sole e dalla pioggia. Mi ero convinta che fosse un Habanero Chocolate, ma le foto della pianta di Habanero su Google non mostravano presenza di spine.


Finalmente mi decido a controllare meglio le bustine dei semi messi in terra ad aprile. Toh cosa trovo:


Non me la ricordavo!!! Che scema, bastava poco per verificare. Per fortuna non butto mai via le bustine, anche se le vuoto. Questa non mi ricordo da dove è saltata fuori: è scritta in tedesco. Un acquisto LIDL? Non credo, deve essere un regalo di qualche amica tedesca di mia mamma.
Poco importa. Il Solanum mandarina (Solanum aethiopicum) ha fruttificato, e qualcosa ho già raccolto. In mezzo alle spine: anche i piccioli dei frutti ne sono provvisti! Carognette!

Così questa pianta è descritta su Wikipedia: "La melanzana rossa (Solanum aethiopicum L.) è una pianta d'aspetto simile alla melanzana (Solanum melongena L.) per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro (Solanum lycopersicum L.), tanto da essere scambiata per quest'ultimo. La colorazione rossa è data dall'aumento del contenuto di carotene durante la maturazione della bacca. Viene coltivata essenzialmente in Africa e in Asia tropicale. Il clima ottimale per la melanzana rossa è un clima caldo e asciutto, come quello della savana africana."
Sì, è vero, avevamo pensato alla melanzana. Non vi avevo detto invece che io abito nella savana veneta. L'avrete studiata alle medie, suppongo.

"La melanzana rossa è coltivata in Italia in alcune aziende del comune di Rotonda in Basilicata, nel Massiccio del Pollino nella Valle del Mercure e in Campania in provincia di Salerno. Probabilmente venne importata in Italia dai reduci delle guerre coloniali della fine del XIX secolo. In passato ha rischiato di estinguersi, ma la valorizzazione avvenuta grazie ad operatori turistici, agricoltori ed alcuni enti istituzionali che ne hanno promosso il consumo e la coltivazione, ha portato al riconoscimento come Presidio Slow Food e alla proposta per il riconoscimento del marchio DOP, avvenuto nel 2007. Attualmente in Italia è commercializzata e conosciuta come melanzana rossa di Rotonda o melanzana a pomodoro (dal nome lucano merlingiana a pummadora).
I frutti della melanzana rossa vengono consumati sia crudi che cotti, e anche le foglie vengono consumate in modo simile agli spinaci. Le foglie sono più nutrienti dei frutti. I frutti possono avere un gusto più o meno amaro in relazione al contenuto in saponine. In Asia la pianta viene utilizzata a scopo ornamentale."
Ma le foglie si mangiano con le spine?!?

Bene, ora conosco una pianta in più!