martedì 13 novembre 2012

Back to home

Dopo una settimana di ferie, durante la quale ho resettato la mia mente, rieccomi a casa. Il mio blog è un po' abbandonato, devo aggiornarlo. In compenso, la mammillaria fragilis, da due settimane portata in soggiorno per proteggerla dal freddo, ha aperto un fiorellino per salutare il mio ritorno.


A presto, con qualche post sul mio viaggio.

domenica 4 novembre 2012

Cinquanta sfumature di cactus azzurro

Nella gamma di tonalità che i cactus possono assumere per adattarsi e mimetizzarsi nell'ambiente naturale in cui vivono, c'è anche il colore azzurro. Glauco-verde, azzurro-grigio, celestino sfumato di marroncino, i cactus che presentano queste tinte sono spesso più sensibili al freddo, e, in particolare, al freddo protratto a lungo. Mentre gli altri esemplari cactacei non amano il ghiaccio, come è noto, ma riescono a svernare tranquillamente in una serra fredda, gli "azzurrini" vanno di solito portati al riparo preferibilmente in appartamento o in un locale che abbia una temperatura stabile intorno ai 18 gradi: come tutti gli altri cactus, hanno bisogno del freddo invernale per seguire il ciclo naturale delle stagioni e per difendersi dai parassiti, ma non devono "soffrirlo".
Alcuni esemplari di cactus azzurri portano spine robuste, che gli conferiscono un aspetto decisamente aggressivo. Come questo ferocactus emoryi, specie che in età giovanile ha una forma sferica, con tubercoli rilevati e areole spesse, ma in età adulta assume un aspetto cilindrico, costole evidenti e areole più glabre. Le spine sono proprio "feroci":


Altri, hanno spine curiose: papiracee, come nel tephrocactus articulatus. Nonostante l'aspetto meno aggressivo rispetto alle spine del ferocactus, vi garantisco, per esperienza, che sono pungigliosissime. Come se non bastasse, questa specie, nelle areole, ha anche i glochidi.


Altri cactus hanno spine lunghe e flessibili, ma non temibili come quelle papiracee appena descritte. Questo esemplare di leuchtembergia principis è fiorito in ottobre (e questo la dice lunga sul caldo che ha fatto in quel mese). Un fiore grande, giallo con i petali esterni perlescenti, che si è aperto tra i lunghi tubercoli caratteristici della specie. L'arrossamento delle estremità dei tubercoli è normale.


Bellissimi i cactus azzurri con spine sfumate di rosa: nella foto che segue, un'altra specie appartenente al genere ferocactus, ma con spine brevi, tozze e pure uncinate:


Anche molte specie di opuntie hanno il fusto grigio-azzurro. Diffusissima l'opuntia microdasys nella varietà albispina. In questo vaso, coltivo invece due esemplari di opuntia di cui non ricordo più il nome: uno alto, uno prostrato:


Per il fatto che i cactus azzurri non tollerano il freddo prolungato, non fategli nemmeno soffrire troppo caldo: l'anno prossimo potreste trovarli invasi dalle cocciniglie. Teneteli asciutti fino a marzo-aprile, durante l'inverno ovviamente sospendete anche le concimazioni.


Sopra: cereus aethiops. Un manuale lo descrive resistente al freddo, purchè asciutto. In generale, lo trovo un cactus delicato e capriccioso. Il mio, dalla foto si vede, è mezzo bruciacchiato dal troppo sole.

domenica 28 ottobre 2012

La zucca lunghissima di Sicilia

Le zucche mi fanno proprio simpatia.
Forme curiose, colori accesi, gusto dolce: lo scherzo dell'autunno. A casa mia ne crescono di diversi tipi, quasi tutte seminate da mio padre, o nate dai semi lasciati dalle zucche degli anni precedenti (sempre messe nell'orto da papà). Per cui, non chiedetemene i nomi e le varietà: è tutto dipeso dall'istintiva intraprendenza senza mire scientifiche del mio genitore.



Ma una zucca, quest'anno, è tutta mia, e sta lasciando di stucco il papi e pure il vicino vivaista: la zucca lunghissima di Sicilia (cucurbita maxima).
E' fantastica. Ne ho acquistato i semi il primo di aprile, alla fiera organizzata a Montichiari (BS) dalla rivista Vita in campagna. Li vendeva un espositore di Pescara: 6 o 8 semi, curiosamente rettangolari e grossi, alla non modica cifra di 2 euro.
La curiosità ha vinto la mia taccagneria, e ho portato a casa il nuovo esperimento. Purtroppo, mi sono decisa molto tardi a seminare, ma una delle piante, collocata vicino al pergolato, un tempo dedicato ai kiwi, si è ben sviluppata. Ha fatto innumerevoli fiori, tra l'altro piacevoli da vedere, e qualche frutto, di cui uno super lungo. Adesso misura un metro e sessanta centimetri (come me...), ma cresce per una media di dieci centimetri ogni due-tre giorni: eccolo piccolo (50 cm), ora invece sfiora terra:


Due settimane fa ho beccato un vermetto verde che traforava il lato nascosto al sole della zucca. Immediatamente schiacciato. Osservate invece la bellezza del fiore, a me ricorda vagamente quelli esotici. E' effimero, dura solo un giorno:


La coltivazione della pianta è semplicissima, messa a dimora fa quasi tutto da sè, ma richiede buone innaffiature. Meglio una posizione ben soleggiata: la mia è parzialmente orientata a nord, e alcune foglie si sono coperte di una muffetta bianca per l'umidità. Ovviamente, mettete la pianta dove potrà arrampicarsi in altezza almeno di due metri: i frutti avranno bisogno di scendere di un bel tratto.
Queste zucche rimangono di un colore verdino, per un diametro di 10-12 centimetri. Pare si cosumino a dadi, fritte, vedrò di provare a cucinarle. Ma il vero divertimento è guardare quanto crescono ogni giorno!

giovedì 25 ottobre 2012

Forza e delicatezza


Essere giardinieri, a volte, mette davanti a strane situazioni. Può capitare, dopo una semina, di ritrovarsi con troppe piantine, e si deve decidere quali tenere e quali eliminare: il cuore si spezza, perchè quei germoglini teneri e verdi sono frutto di fatica e lavoro, e sembra crudele doverli diradare. Oppure, una colonia di parassiti infesta pericolosamente un esemplare da frutto in fiore, e non si sa più a che santo votarsi per decidere se ricorrere ai veleni subito efficaci e nemici degli insetti "buoni", o ai rimedi biologici ma blandi e di complessa applicazione.
Questi sono due esempi di situazioni in cui l'etica e la coscienza del giardiniere vengono messe alla prova. Veri e propri dissidi interiori.
Poi ci sono quegli eventi in cui il giardiniere dovrebbe avere un fisico assemblato per l'occasione dal dottor Frankenstein: bicipiti possenti per troncare rami o sollevare vasi pesanti, collegati a manine delicatissime per strappicchiare nelle aiole solo le plantule delle erbe infestanti senza danneggiare quelle coltivate; e poi, vista acutissima per intercettare prontamente malattie su foglie o radici, e gambe teleoscopiche per arrivare a potare le chiome più alte o raccogliere i frutti più estremi.
Così, questi giorni, stavo mettendo in ordine i vasi delle piante grasse, e noto che l'albuca spiralis ha effettivamente dato vita a nuovi bulbi: due o tre sono ancora in "embrione", hanno le foglie ma sono ancora congiunti alla pianta madre. Uno, invece, è già pronto per staccarsene. Lo si capisce perchè ormai si ritrova nell'anello più esterno di quella originaria, che nel frattempo ha occupato tutto il diametro del vaso di plastica, ormai di una forma leggermente ovale:


Va bene, penso, adesso tolgo il vaso e valuto il da farsi.
Scosto un po' di terriccio: sì, le piante sono due, con radici e bulbi indipendenti.


Decido: le separo.
Mi sento emozionata, è la prima volta, sto per agire su un esemplare ancora poco comune, e di cui pochi possono raccontare la coltivazione. Che faccio?
La pianta nuova è ancorata alla genitrice, devo staccarla. Inutile l'azione di un coltellino, devo forzare, e mi vengono i sudorini: devo essere risoluta, decisa, spezzare e via. Ma devo essere anche delicata, per non rovinare nessuno dei due esemplari.
Uff...


Ce l'ho fatta! Sono stata forte e delicata. Be', non dovevo esercitare pressioni particolari; ma non dovevo nemmeno esagerare. Uno sforzo di troppo, e spappolavo la pianta giovane; un'indecisione, e avrei potuto ledere i tessuti vegetali, aprirli alle malattie, lasciando a metà un'operazione che non ammette vie di mezzo. Altre due qualità da super giardiniere di massa: un polso fermo da chirurgo, un'apprensione da mamma chioccia...


Sono contenta, ora ho due albucae spiralis.

domenica 14 ottobre 2012

Perenni fiorite per l'autunno.

Tempo fa, sono venuta a sapere che, presso i vivai  Priola di Treviso, il 13 e il 14 ottobre si sarebbero tenute due giornate di "porte aperte" al pubblico con orario continuato. Per l'occasione, la mattina delle stesse giornate, erano in calendario dei convegni con ospiti Francesca Caotorta Marzotto e Libereso Guglielmi. La prima è l'autrice di "All'ombra delle farfalle in fiore", libro che ho davvero apprezzato. Il secondo ha scritto "Il giardiniere di Calvino", prossimo nella mia wish list. Per un paio di mesi, ho, si può dire, sognato di partecipare ad almeno uno degli incontri. Ma per questioni lavorative e familiari, ho dovuto accontentarmi di fare un giretto in vivaio ieri pomeriggio, con marito e mamma al seguito.
Il vivaio, per l'avvenimento, era decorato da lunghe aiole colme di settembrini viola, rosa e bianchi e splendide graminacee. Qua e là, vecchie sedie e tavolini in stile country che rendevano l'atmosfera romantico-chic (si usa dire così adesso, no? Fa fashion...). I funghi che vedete nella foto sono di legno: lo preciso perchè magari qualcuno si impressiona.
Un angolo del vivaio era dedicato ai frutti antichi, un altro a varietà curiose e raffinate di erbe aromatiche. E poi, tutte le innumerevoli perenni (il vivaio è specializzato in questo), comprese le già nominate graminacee e gli arbusti. Inutile dire che mi sono data alla pazza gioia.
Da subito, sul carrellino (lì non ci sono i tradizionali carrelli da supermercato, ma veri e propri carretti a due ruote, tipo piccole carriole), dicevo, sul carrellino hanno immediatamente trovato spazio due rose: Rosa Cubana (marchio registrato; rosa profumata e dalla fioritura ricca, con petali di un sublime colore rosa-albicocca - nella foto a lato) e Rosa chinensis mutabilis (un super classico; i fiori, mano a mano che si aprono, mutano dolcemente il colore tra le tonalità rosa, giallo chiaro, rosso. La pianta è arbustiva e sempreverde). In vivaio, ho visto disponibile in fiore anche la celebre Rosa Iceberg (rifiorente, profumata, petali bianco crema), intorno alla quale gironzolavano più clienti che api...
Altre specie in fioritura che ci siamo portati a casa: Coreopsis Cranberry Ice (nella foto in alto; grandi fiori rosso mattone con punte bianche, straordinaria varietà) e Anemone hybrida "Queen Charlotte" (portamento alto, petali semidoppi rosa chiaro, fioritura tra settembre e ottobre). Dalle aiole, ho prelevato una Callicarpa Dichotoma Issai. Nella foto a fianco, guardate che meravigliose bacche viola, di piccole dimensioni!
Sono diventati miei anche due esemplari di Tricyrtis: le varietà esposte erano quasi tutte in fiore. Un altro spunto per un autunno meno malinconico. Se vi ricordate, avevo messo in giardino questa primavera qualche piantina, ma non era nato niente. Una delusione.
Grande ammirazione da parte nostra ha riscosso la collezione di Heuchera, una più bella dell'altra: mia madre era indecisa tra un esemplare con le foglie color caramello e la Peache Flambe, dalla tinta più arancio: ha vinto la seconda.
Tra una cosa e l'altra, il carrellino ha fatto presto a riempirsi:


No, cosa avete capito?! quello lì sopra era in esposizione, il nostro era questo:


Se vi siete persi questo evento, non disperate, il vivaio sarà presente anche alla manifestazione "Due giorni per l'autunno" al Castello di Masino, Torino, il 20 e il 21 ottobre. Oppure, se avete problemi a raggiungerlo perchè è distante da casa vostra, potete ordinare on line. Il catalogo è su internet, illustrato.