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sabato 25 luglio 2015

Un paio di cosine che l'ortolano deve fare in estate

Il caldo atomico di questa clamorosa estate e il richiamo delle vacanze non sono una scusa per abbandonare orti e giardini, anzi! In queste settimane ricordatevi un paio di cosucce di cui, nei prossimi mesi, farete tesoro:
- sfoderate buste e bustine e andate a raccogliere i semi che ora stanno maturando nelle vostre prode e nelle vostre aiuole. Aquilegie, lunarie, clematidi, papaveri, nigelle, stanno seccando baccelli e silique al sole. Pomodori, melanzane, cetrioli e tanti altri ortaggi stanno maturando assieme ai loro semi. Vi saranno preziosi in autunno e in primavera per le prossime semine e per effettuare scambi con altri ortolani;

Capsule di aquilegia

Nigella
- attingete compulsivamente dal freezer ghiaccioli e cremini e altri goduriose leccornie che refrigerano i momenti di calo di zuccheri? tenete d'acconto gli stecchini di legno, che si riveleranno utili segnanome per piantine e semenzai (sono anche bellini);


- tra un paio di settimane, buttatevi a pesce sui garden center, che un po' come gli altri negozi in questo periodo di magra colgono l'occasione per svendere i rimasugli e liberare i magazzini. E' l'ora dei saldi, e tra attrezzi, vasi ingombranti, arredamento per esterni e libri potreste incappare in opportunità in cui non avreste mai sperato.

domenica 5 luglio 2015

Il Kitchen Garden di Hampton Court Palace



Un'occasione speciale: una gita in Inghilterra a Hampton Court Palace in occasione del Flower Show che lì si svolge annualmente da ormai 25 anni. Un evento che per importanza si avvicina a quella del Chelsea Flower Show, ma di estensione più grande.


All'interno della grande proprietà di questo antico palazzo è ancora presente, e attentamente curato, un orto, un Kitchen Garden che intende raccogliere gli ortaggi che avrebbero potuto essere coltivati lì nel diciottesimo secolo. E' stato interessante osservare le tecniche di impianto dei "vegetables" che gli inglesi utilizzano.


Pomodori: vengono fatti arrampicare su dei fili che pendono dalle estremità di quattro bastoni di legno incrociati tra loro. Una trovata che garantisce stabilità alla struttura senza ricorrere ad archetti.



Ribes: nulla di originale, le piante sono coperte da reti a maglia larga per proteggerne i frutti dall'attacco di uccelli. Alcune piante si trovano all'interno di struttre di legno, probabilmente destinate a fungere da serra in inverno.


Gi ortaggi del Kitchen Garden sono messi in vendita al pubblico a orari prestabiliti (attualmente dalle 13.30 alle 14.30).


Forse non è una trovata dell'Ottocento, ma mi è sembrata molto semplice e intelligente la scelta di riciclare i vasetti di terracotta difettosi ma ancora abbastanza integri come segnanome.


Una caratteristica degli orti inglesi è che ogni minimo strumento vine sfruttato anche come abbellimento. Le ceste poste rovesce sulle insalate per difenderle da lumache e uccelli sono molto piacevoli da vedere.



Un grande classico degli orti ottocenteschi: le campane di terracotta per coltivare cavoli e radicchi. Alte almeno 50-60 cm, sono di grande effetto estetico.


I cassoni caldi: li conosciamo anche noi. Qui, interamente costruiti in legno, e circondati da una palizzata che li separa dal resto dell'orto.

Ringrazio Simonetta di Aboutgarden per avermi invitata a visitare la manifestazione di Hampton Court Palace Flower Show. A breve su Verde Reame un resoconto del nostro viaggio.

sabato 9 maggio 2015

Il cantapioggia a Orticola


Per me un bel venerdì mattina a Orticola, ieri, e quando si dice "Orticola" vengono in mente ormai una serie di clichè che è difficile allontanare dalla mente (e hanno il loro motivo di essere, dopo tutto): inaugurazione con signore benestanti dai cappelli vistosi (giovedì sera), visitatori snob che si aggirano tra gli stand facendo finta di sapere tutto di botanica, grandi nomi del giardinaggio italiano celebrati da Gardenia, allestimenti di giardini "griffati", spesso improbabili.
Non lo nascondo, io quando vado a Orticola mi diverto come una bambina in un negozio di giocattoli: queste manifestazioni mi permettono di raggiungere almeno parte dell'offerta di vivaisti che stanno dall'altra parte d'Italia e che, escluse le spedizioni online, sarebbe difficile o impossibile approcciare nelle loro serre. Per di più ho incontrato amici appassionati di giardino e garden blogger che normalmente frequenterei solo via Facebook, come Chiara di Giardinote, Dana di Danagardendesign e Simonetta di Aboutgarden e tanti altri nomi di professionisti e non, che mi stanno a cuore.

Simonetta Chiarugi in conversazione.

Dana Frigerio, in spolverino bianco, e Chiara del blog Giardinote.

Andrete anche voi a Orticola quest'anno? Vi segnalo una chicca in esposizione, il "cantapioggia". Si tratta di uno strumento per giardinieri di origini medievali, un innaffiatoio, in questo caso di terracotta. Una specie di anforina che presenta un foro superiore e altri forellini alla base (come una doccia), che va immersa nell'acqua. Impugnata tenendo, con il pollice, chiuso il foro superiore, l'anforina va portata vicino alla pianta che si vuole innaffiare; si rilascia l'apertura del foro e l'acqua, per effetto del cambiamento di pressione, esce dai forellini sottostanti.



Purtroppo, al momento del mio passaggio ne restavano solo due esemplari di discrete dimensioni, impossibili da trasportare in treno... altrimenti un cantapioggia di misura ridotta sarebbe di sicuro tornato a casa con me!





domenica 30 giugno 2013

Rane e ranocchie e gli scaffali nuovi

Nel pomeriggio di venerdì, un bel giretto all'Ikea di Padova mi ha fruttato l'acquisto di due nuovi scaffaletti e di due sgabelli da mettere nella serretta del sottoscala. Per anni ho gestito un orto-giardino incasinato e più simile a un laboratorio che a un luogo di bellezza e piacere. Ora vorrei dare una parvenza di eleganza alla zona verde intorno a casa, e anche alla serra che, essendo vicina all'entrata, merita un po' di decoro.
La sera, il maritone ha montato tutto con pazienza, e sabato mattina mi sono lanciata a pesce nel riordino del sottoscala esterno. Ho tirato fuori tutto: le mensole vecchie, un paio di piante grasse dimenticate eppur sopravvissute (e anche egregiamente, alla faccia mia), secchi e secchielli, vasi vuoti, sottovasi di tutti i colori e una bella serie di bussolotti (di cui sono grande esperta e collezionista, sono bussolotto-holic).
Proprio in fondo, dove il sottoscala si fa basso quasi fino a terra, raggiungo una piletta di sei-sette mattoni di tufo (davanti c'era un bel traffico di roba inutile). Li porto fuori, e quando sollevo i mattoni più bassi, voilà:


Sei ranocchiette. Quest'anno ne avrò già trovate una dozzina. Sono lunghe al massimo 3-4 cm. Gli altri anni mi è già successo di scoprirne qualcuna, ma solo una, al massimo due in tutta la stagione, e più grosse (e sempre sotto i mattoni). Questa estate, forse per la tanta pioggia, c'è pieno dovunque. E non penso sia un caso che, un mese fa, io abbia sorpreso una lunga e stretta biscetta col muso sfumato di giallo, arrotolata sopra una pietra in giardino. Probabilmente era a caccia (se dalla descrizione che ne ho fatto riuscite a dedurre che era una vipera, non ditemelo, ho ancora la pelle accapponata a pensare a questo incontro ravvicinato).
Ho raccolto le ranocchiette in un secchietto alto 30 cm, prima che le vedessero i gatti, e ho versato un centimetro di acqua, perchè non si disidratassero. Poi le ho liberate nell'orto di mio padre, lungo la recinzione, magari hanno voglia di saltare verso il fosso vicino.
Ma torniamo al nuovo arredamento della serra. Farete fatica a capire la mia esaltazione per questo luogo angusto e grezzo, perchè non avete visto l'intasamento che c'era prima:


La serra è larga un metro (come il marciapiede), lunga tre metri e nel punto più alto misura ancora tre metri.
Ordine, pulito, un tocco di stile nordico (cosa strana per me, che amo l'arredamento occidentale e moderno). A forza di incappare in blog dediti alla propaganda dello shabby chic, e dello stile svedese, mi è venuta voglia di qualcosa di essenziale e piacevole allo stesso tempo.


Sugli scaffali hanno già trovato posto le piante grasse che amano la mezz'ombra, le talee che devono riposare al fresco, gli essiccatoi di piccole dimensioni e i vasetti delle semine da proteggere dalla pioggia e dalle lumache.


Montati gli scaffali, mi sono ritrovata con la casa piena di cartone. Ho riciclato gli imballi rigidi per fare dei vasetti per le semine: ho arrotolato le strisce di cartone legandole con un filo di rafia. All'interno, le ho foderate con i foglietti di carta velina, sempre avanzati dagli imballaggi. Con il cartoncino più leggero, tagliato a rettangolini, ho preparato delle etichette per le piante moltiplicate per talea che intendo regalare.



Nel frattempo ho perso di vista il rotolo di rafia appoggiato a terra e gatti e cani ne hanno fatto scempio:


Ci è passato sopra anche mio padre col motorino. Molto shabby e poco chic.

sabato 29 dicembre 2012

Come riutilizzare la cesta natalizia in giardino


immagine da archivio fotografico web
In questi giorni di festa, di ceste natalizie per casa ne abbiamo viste girare tutti, e di tutti i tipi. E magari abbiamo contribuito a farle circolare ulteriormente, riciclandole come regalo da destinare ad amici e parenti. Qualche cesta però alla fine ci rimane tra le mani lo stesso. Dopo averla vuotata del suo contenuto (di solito, di tipo alimentare, e quindi velocemente deperibile), la cesta di vimini ce l'abbiamo tra i piedi . Cosa farne?
Un utilizzo diffuso è quello di adoperarla come cesta per la biancheria da stirare o per conservarvi gli addobbi natalizi. Idee immediate che abbiamo avuto tutti.
Per chi è giardiniere, però, la cesta di vimini può avere un interesse pratico ulteriore. Ho provato a scervellarmi per immaginarne qualche impiego originale, oltre ai più classici. Ho chiesto consiglio anche a mio marito, ma mi ha risposto con uno sguardo di compatimento. Quando gli parlo di riciclo, mi dice che lo faccio perchè sono taccagna. Io gli rispondo che lo faccio perchè ho uno stipendio da fame, che è un problema ben diverso...
Elenco le mie soluzioni, di volta in volta da valutare, perchè sono sfruttabili in base alla forma e alla struttura della cesta. Ho messo anche quella del piccolo treillage, ma sospetto che sia difficile e troppo laboriosa da mettere in atto.

Per contenere vasi di piante ricoverate in casa: l'utilizzo più scontato. Potete, per decorazione, foderare la cesta con stoffe del colore preferito.
Per conservare bulbi e sementi: rifacendomi a dei suggerimenti dati da Carlo Pagani, ritagliate i fondi delle bottiglie di plastica vuoti per farne delle specie di bicchieri. Diventeranno i contenitori per piccoli bulbi o sementi, magari le stesse che avete raccolto nel vostro giardino. Inserite dei biglietti di carta con scritti i nomi delle varietà. Se nella cesta appena regalata c'era della paglietta di cellulosa (non di plastica), usatela per coprire i barattoli, se vi mettete i bulbi: li proteggerà dalla polvere, e li custodirà all'ombra asciutta fino a primavera o alla stagione della messa a dimora. Deponete la cesta in garage o in cantina (se non sono locali umidi), o ficcatela sopra un armadio, come faccio io, ma ricordatevi di lei quando sarà la stagione giusta.
Per proteggere gli ortaggi dal freddo, o dal caldo. Finocchi, sedani, scarole, pan di zucchero, catalogna et verdure similari in inverno vanno coperti con un vaso rovescio per diventare chiari e teneri. Ma potrebbero essere protetti, se li si coltiva in terrazzo, anche con una cesta di vimini profonda, rovesciata. Li manterrebbe al buio garantendo una certa circolazione dell'aria, se le maglie con cui è intrecciata non sono troppo strette, o se praticate dei fori sul fondo. Appoggiata su quattro bastoncini, uno per angolo, e sempre rovesciata, una cesta di minor spessore in estate può essere utile come mini serretta per piante delicate che non amano gli eccessi di sole, o per le plantule appena sbucate da terra.
Come setaccio: finita la bella stagione, una cesta a maglie un po' larghe può aiutare per recuperare i bulbi interrati in vaso e da separare dal terriccio.
Per deporre i sottovasi di terracotta o di plastica: in autunno, quando è tempo di pulizie e ricoveri. In primavera li ritroverete prontamente, puliti e in ordine, e soprattutto quando vi servono (io, disordinata come sono, in aprile passo ore alla ricerca disperata di sottovasi sparsi qua e là per il giardino dall'autunno precedente).
Per decorare i vasi di plastica o danneggiati e proteggerli dal freddo: staccate dalla cesta il fondo, se è possibile (certi cesti hanno una struttura portante di metallo, oppure in quasi tutti il fondo è tutt'uno con il resto del corpo del cesto), e avvolgetelo ai vasi per abbellirli. Se si ha una certa manualità, e più ceste simili fra di loro a disposizione, si può creare un intero pannello per nascondere l'orrido bidone per l'umido o la compostiera. Oppure, costruite un piccolo ma fichissimo:
Treillage per cactus rampicanti: tipo il selenicereus, che ha lunghi articoli che penzolano fuori dal vaso. Ripeto, usare i fondi non è facile e sempre possibile, perchè potrebbero sfaldarsi e i fasci di vimini sciogliersi dalla trama. Bisognerebbe fissarli con una pistola sparapunti ad un altro pannello. Per fare un mini treillage, si potrebbe tenere la struttura più grossa dell'intreccio e fermarla con dei punti di colla o di silicone. Oppure, se le fascette di cui è costituito il cesto sono sufficientemente flessibili, si potrebbero riutilizzare come legacci per fissare le piante ai tutori in estate (pomodori, peperoni ecc.). Ammetto che sono soluzioni per chi proprio non vuol tirar fuori un euro per comprarsi il graticcio e i legacci in vivaio...
Per essiccare le piante aromatiche: perchè no? Se il fondo della cesta è liscio, e magari il cesto è impilabile con altri cesti, potreste avere già a disposizione, senza doverlo fabbricare, un essiccatore elegantissimo e multiuso.
Per andare a funghi: ehmbe', chi va a funghi da tempo, riderà di questa banalità. Ma se non ci siete mai andati, e prima o poi vorreste provare, sappiate che avrete bisogno proprio di una cesta di vimini stretta e profonda, con manico ampio, da appoggiare alla spalla. Perchè una cesta di vimini? Perchè ha tanti buchetti, che permettono la diffusione delle spore, e quindi la moltiplicazione dei funghi, garantendo biodiversità e boschi ricchi per tutti negli anni a venire. Anche la raccolta dei funghi fa fatta con una certa etica!
Come porta pot-pourri: simpatica soluzione se disponete di cestini di ridotte dimensioni e di colore scuro (non si macchiano a causa dell'essenza profumata contenuta nei fiori essiccati). Badate ad appoggiarli su superfici che non si danneggino nel caso l'essenza filtrasse dal cestino. In caso, foderate il cestino con una pellicola di plastica.

La paglietta delle ceste natalizie, se di cellulosa, può servire: per il presepe dell'anno prossimo; per conservare i bulbi al buio e all'asciutto, come ho già scritto; come pacciamatura per le piante in giardino; come protezione invernale avvolta ai tronchi di alberelli giovani. O per avviare velocemente il camino da accendere, fate voi.
da archivio fotografico web

E se tutte queste soluzioni non vi soddisfano, foderate la vostra cesta con una copertina di ciniglia, e regalate al vostro gatto, o a quello di qualcun altro, un'irresistibile cuccia in cui acciambellarsi per tutto l'inverno. Sarete ricompensati con una ricca profusione di fusa!

CI VEDIAMO L'ANNO PROSSIMO. BUON 2013 A TUTTI!

lunedì 20 agosto 2012

Come essiccare i pomodori, e una ricetta.

Visto che le previsioni del tempo ci segnalano ancora qualche giorno di caldo torrido (una "novità", visto che fino ad adesso siamo stati tormentati da un caldo allucinante), vale la pena di approffittare di questo calore gratuito per essiccare i pomodori che il nostro orto ci sta regalando. E solo quelli, perchè mi rendo conto che dal titolo del post sembra che si essichi anche la ricetta ;-)
Le piante che avevo seminato a gennaio (vedi il post "Come seminare pomodori in una maniera da vergognarsi") e altre ancora stanno producendo in abbondanza. Mangiare tutto è quasi impossibile, sprecare è scandaloso. Allora, se anche voi avete pomodori everywhere che volete rinsecchire, prendete gli essiccatoi la cui costruzione ho spiegato a maggio nel post "Come costruire un essiccatoio". Raccogliete i pomodori -ben maturi, ma non marcescenti- che vi servono. Lavateli, tagliateli per il lungo. Se il pomodoro è grande, dividetelo a fette di spessore 1-1,5 cm. Non troppo spessi, nemmeno troppo sottili, altrimenti si appiccicano alla rete e sollevandoli si sbrindellano. Alcuni preferiscono essiccare i pomodori senza i semi: io invece li ho lasciati.
Distribuite i pomodori tagliati sui vassoi, a "panza in su"; cospargeteli di sale grosso (senza esagerare: per i pomodori più piccoli, tipo i ciliegini, bastano un paio di grani). Posizionate i vassoi in un posto molto soleggiato; se si annuvola o addirittura piove, ricordate di portare i vassoi al riparo. Anche l'umidità notturna può ostacolare l'essiccazione.
Ci vorranno alcuni giorni prima che i pomodori siano ben secchi, la tempistica varia a seconda dell'umidità dell'aria e delle ore di sole godute. Con questo caldo, due giorni di piena e lunga esposizione (7-8 ore a 35-40°) per un lato, e due giorni per l'altro (le fette di pomodoro vanno essiccate davanti e di dietro) dovrebbero essere sufficienti.
Una volta pronte, raccogliete le fette di pomodoro secche e riponetele in luogo fresco e asciutto, all'interno di un sacchetto di stoffa o di carta, o in un barattolo ben chiuso (per evitare che ammuffiscano). Se, una volta assaggiati, vi sembreranno riusciti bene, potreste utilizzarli questo Natale per fare un regalo ad amici e parenti, impacchettandoli in un bel sacchetto.


E ora una ricetta: cake ai pomodori secchi, capperi e origano.
Ingredienti per 4 persone: 100 g di pomodori secchi, 3 uova, 30 ml di olio extravergine d'oliva, 100 ml di latte, 200 g di farina, 16 g di lievito chimico non vanigliato, 100 g di Pecorino, 25 g di capperi, 5 g di origano, sale e pepe.

Sbattete le uova con l'olio e il latte, insaporendo con sale e pepe. Unite la farina e il lievito, poi il Pecorino grattugiato, i pomodori secchi, i capperi tritati grossolanamente e, per ultimo, l'origano. Riempite per tre quarti uno stampo imburrato e infarinato. Cuocete in forno a 180° per 35-40 minuti.
Questa ricetta è presa paro-paro dal libro: "Pomodoro, 50 ricette facili", Academia Barilla, Edizioni White Star srl, 2012 Vercelli. L'impaginazione è molto originale: tonda, a forma di... pomodoro.
P.s: il libro non lo dice, ma secondo me e vedendo la foto del piatto finito, anche i pomodori secchi vanno tritati come i capperi.

sabato 5 maggio 2012

Come costruire un essiccatoio.

Maggio ci porta piante aromatiche ben floride, nel pieno del loro rigoglio dopo il risveglio vegetativo. La melissa e la menta sono rispuntate dalle loro radici, la salvia, il rosmarino e l'alloro hanno messo nuove foglie, e tanti altri profumi dell'orto sono tornati intensi. E' ora di raccoglierli per insaporire i cibi o per profumare gli ambienti, ma anche per essiccarli per conservarli per l'inverno, o per farne dei pot pourri da regalare agli amici.
L'essiccazione delle erbe si può fare in diversi modi, dipende dalle specie che volete disidratare (il primo maggio ho pubblicato un post sintetico sull'argomento; andate a dare un'occhiata). Se volete ricorrere a un modo semplice, vi illustro ora come costruire un essiccatoio artigianale, comodo ed economico. Io l'ho posizionato  nella serra nel sottoscala, che ormai non mi serve più per proteggere le piante, ma che così mi torna utile per tenere le "seccagioni" in un luogo asciutto, ventilato (se lascio la serra con la porta aperta, s'intende...), protetto dalla luce diretta. E soprattutto fuori di casa e dai piedi, nonchè lontano dai cani.

Per creare il vostro prodigio in dimensioni di 40x50 cm (come quello che ho fatto io), necessitate di: 5 listelli di legno non grezzo lunghi 200 cm e larghi 200 mm (di abete vanno bene, sono solidi e leggeri); una rete (la mia ha maglie di 4x4 mm, ed è di plastica, larga 50 cm; ne ho comprato una lunghezza di circa 2,5 m); una pistola graffatrice; a scelta, lastrine angolari di piccole dimensioni, meno spesse dei listelli; viti e vitine. Abbiate sotto mano un metro misuratore, forbici, seghetto. Se acquistate il materiale in un hobbycenter, fatevi tagliare sul posto i listelli: se li avete presi delle misure come quelli che ho scelto io, chiedete che due siano tagliati in quattro pezzi ciascuno di cinquanta centimetri; gli altri listelli, in pezzi di quaranta centimetri. Perchè? semplice: dovrete costruire delle cornici da coprire con la rete. Le cornici che ho costruito io, come già accennato, misurano 40x50 cm, sono maneggevoli e non troppo piccole. Ma ognuno può scegliere di farle delle misure che preferisce.
Il materiale nelle misure suggerite da me vi permetterà di costruire 5 vassoi con l'avanzo di un listello di 40 cm. La mia spesa, compresa la graffatrice e i punti di ricarica, è stata intorno ai 40 euro.

Primo passo: se non ve lo hanno fatto all'hobbycenter, tagliate gli angoli dei listelli a 45 gradi (tagliate così tutti gli angoli dei listelli da 50 cm e di 8 listelli da 40 cm), e disponeteli per formare la cornice dell'essiccatoio. Uniteli con le graffe metalliche, prima su un lato, poi sull'altro. Maneggiate con cura perchè la cornice non sarà molto solida.
A scelta, potete rendere gli angoli ancora più fermi aggiungendo le lastrine angolari; ma a lavoro ultimato, vedrete che per degli essiccatoi piccoli non servono.
Secondo passo: stendete bene la rete sulla cornice, perchè risulti piana ugualmente in ogni punto, e fissatela con altre graffe metalliche. Tagliate la rete in eccesso.














Terzo passo: sui lati corti, fissate due dei listelli da 40 cm a cui non avete tagliato gli angoli, con le viti.
Voilà: i vassoi che avrete costruito saranno impilabili. Se avrete acquistato le mie stesse quantità di legno, il vassoio più in alto non avrà i due listelli per impilarlo (vi sarà avanzato solo un pezzetto da 40 cm). Valutate bene quindi quanti vassoi vi occorrono e quanto legno dovete prendere. Notate che ho detto di acquistare legno non grezzo: questo perchè dovrete spesso maneggiare le cornici e non vale la pena di riempirsi le dita di schegge.
Siete pronti per seccare tonnellate di erbe aromatiche? Se non sapete quali scegliere, andate a vedervi il post precedente, intitolato "Come essiccare le erbe aromatiche".



mercoledì 18 gennaio 2012

Come seminare pomodori in una maniera da vergognarsi

Sabato, trovo mio padre fuori casa (abitiamo di fronte). Appena mi vede, esclama:- Saréa da somenàr i pomodori!
Lo guardo perplessa. Perchè? gli chiedo, fa ancora freddo. Li metti in serra! l'è la luna giusta!
Ah, la serra! ogni tanto leggo i post degli altri blogger giardinieri in questo periodo: tutti siamo desolati perchè in inverno non abbiamo niente da piantare o da innaffiare, e ci mettiamo a parlare di libri di giardinaggio, addobbi natalizi e altri passatempi da ortolani disoccupati. Io un po' mi salvo perchè la mia famosa serrettina del sottoscala mi permette di togliermi qualche piccolo sfizio giardiniero anche se è gennaio.
-Gh'è la luna calante!- insiste mio padre, -bisogna seminare adesso, è il periodo adatto!
Va bene, obbedisco.


Domenica, a mezzogiorno, i miei mi invitano a mangiare da loro. Con l'inganno. Mi siedo a tavola, e mia madre mi porge un vassoio con quattro o cinque pomodori "comperi", presi al supermercato. -Guarda, mi dice, come sono belli. Potresti seminare questi qui. Il giorno prima, infatti, nessuno di noi ha trovato in casa una bustina di semi rimasti dall'estate scorsa.
Io guardo i pomodori (sono dei ciliegini) e osservo che sono proprio carini. -Questo è il più maturo- sottolinea mia madre. Io lo prendo e, siccome adoro di pomodori, lo metto nel piatto. Mia madre mi lancia un'occhiata oblunga, come a dire: che ffai, te lo magni? Ops, avevo già dimenticato, tiro il pomodoro fuori dal piatto. Va seminato, non mangiato.
Siccome all'esterno le temperature sono tropicali, dopo pranzo infilo una vecchia giacca e un berretto stile pensionata e vado in spedizione in orto alla ricerca di un vaso e di terriccio. Ne trovo un sacchetto quasi finito, lo svuoto in un secchio: rumore di oggetto solido che cade. E' congelato. Entro in casa, prendo dell'acqua calda (intanto mi riscaldo le mani) ed esco per versarla nel secchio, sperando di sbrinare il terriccio.
Mescolo, ed ottenuta una poltiglia fumante, la dispongo nel vaso e ci spappolo sopra il pomodoro. Butto dentro tutto, non solo i semi. Vedremo cosa ne verrà fuori, il pomodoro è stato in frigo, e il terriccio fa pietà. Adesso ho anche il dubbio di aver cotto i semi con l'acqua bollente.


Ho messo il vaso in serra, se spunterà qualcosa griderò al miracolo.


A proposito: le temperature minime degli ultimi giorni in serra vanno da -1 grado sul termometro più vicino al pannello verso l'esterno, ai 7-8 gradi indicati dal termometro attaccato al muro. La temperatura media più bassa dovrebbe quindi aggirarsi intorno ai cinque gradi.



Durante la giornata, i gradi aumentano di un bel po' (i termometri nelle foto lo dimostrano). Lascio la serra sempre chiusa per conservare il calore per le piante per affrontare il gelo notturno. Da lunedì, in tutta la provincia di Verona la mattina si vede una calinverna spessissima. Un freddo... agghiacciante (ah ah, apprezzate la finezza della battuta).
Il limone è sempre fiorito, le begonie se la passano benino; ciclamini e violette sono in fiore, l'albuca spiralis regge e l'hippeastrum continua il suo lento sboccio:


Le piante grasse (agave, opuntia, crassule), posizionate in fondo, dietro al limone, dove è difficile arrivare (la serra è larga un metro), ma dove non devo comunque accedere perchè non è la stagione delle innaffiature, mi pare che apprezzino la nuova "location", quest'anno del tutto sperimentale:


Brave, continuate così.