martedì 10 dicembre 2013

Natale al VERDE - piccolo presepe aromatico

Eccoci al secondo appuntamento per l'iniziativa Natale al VERDE!


Questa volta, suggerisco un progettino per un mini presepe super ricicloso ed economicissimo.
Per l'allestimento, procuratevi: le statuette del presepe degli anni passati; un vassoio di polistirolo per alimenti, (meglio se vegetali) ben pulito; cotone; se ne avete, dei glitter.


Andate inoltre alla ricerca di decorazioni vegetali: pignette, castagne matte, bacche e baccelli, rametti di cipresso o altra conifera, rametti di rosmarino o, come ho scelto io, di elicriso italico (la "finta liquirizia").


Prendete il vassoietto di polistirolo e, con l'aiuto di uno stuzzicadenti, praticatevi dei fori nei quali inserirete i rametti di cipresso e di elicriso.


Create un bosco in miniatura.


Io ho aggiunto delle capsule di Calycanthus praecox (o meglio Chimonanthus praecox): scurissime, praticamente nere, e con una forma vagamente ad anfora che mi piace molto.


 
Qua e là, bucherellate per inserire le altre bacche e tutti i piccoli tesori naturali di cui l'inverno vi avrà fatto dono:


Distribuite il cotone, perchè sembri neve (ma potreste anche preferirgli il muschio). Poi tocca alle statuine.


Infine, spruzzate i glitter per dare luce soprattutto agli elementi più bui.
E' incredibile come il cotone-neve crei un effetto così evocativo, gli basta lo spazio di un piatto (dove io ho collocato vassoio di polistirolo, per dargli più risalto):



 I rametti di elicriso e di cipresso sembrano delle minuscole piantine dei boschi:


Con un po' di glitter, e le capsule semilegnose e oscure del calicanto si sono trasformate, sembrano festevoli:


L'atmosfera del presepe nel complesso è pacata e ovattata.




Profumo di liquirizia, sentore di cipresso: un quadretto di serenità, come tutti ci auguriamo per le feste di Natale.



Un presepe, per essere più economico di così, ve lo devono regalare!

Questo post partecipa all'iniziativa promossa da Aboutgarden, L'ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al  VERDE!


In linea con il periodo che stiamo vivendo, la creatività è di scena con le inedite e originali proposte di tanti blogger per un progetto davvero al passo con i tempi!
partecipano con me:
Le passioni di Antonella
Letto e mangiato


Puoi sfogliare e pinnare tutte le immagini dell'iniziativa nella board dedicata al Natale al VERDE in Pinterest



martedì 3 dicembre 2013

Natale al VERDE - pigne decorate con smalto per unghie

La moda e il suo mercato ci costringono a dolci torture. Capi originali al limite della vestibilità, pettinature inusitate e scomodissime, accessori dai colori improponibili. A me piacciono i colori freddi, e c'è stato un periodo in cui ho fatto incetta di smalti verdi e verdazzurri. Passati sulle unghie una volta e poi basta.


Questi smalti non li uso più o molto poco; siccome odio lo spreco, quest'anno ho deciso di farli tornare utili per le decorazioni natalizie.
Detto fatto: ho raccolto delle pigne, ho assegnato ad ognuna un colore e via di pennellate!



Un'attività da svolgere all'aria aperta o davanti ad una finestra (aperta), magari indossando una mascherina. Lo smalto emette un odore fortissimo di vernice.

Fate asciugare le pigne fuori almeno mezza giornata. Io le ho appoggiate su un vassoietto di plastica per pasticcini che pareva fatto apposta per sostenerle.



Il risultato è stato oltre le aspettative: pignette allegramente colorate, asciutte in poco tempo, inevitabilmente fashion. Considerato che spesso gli smalti sono glitterati, e così è la maggior parte dei miei, sono perfetti per dare luce alle decorazioni natalizie.


L'uso che si può fare di queste pigne è illimitato come lo sarà la fantasia di chi le preparerà: appese all'albero di Natale, usate come segnaposto durante il Cenone, o come elemento per un centrotavola moderno e scanzonato.Un'idea a costo praticamente zero.


Perciò, avete capito (e mi rivolgo perlopiù alle donne): se avete degli smalti inutilizzati in casa, non spendete soldi per nuovi glitter o vernici o spray per le vostre decorazioni natalizie, ma riciclate i vostri nail polishes più negletti!



Questo post partecipa all'iniziativa promossa da Aboutgarden, L'ortodimichelle e GiatoSalò
Natale al  VERDE!
In linea con il periodo che stiamo vivendo, la creatività è di scena con le inedite e originali proposte di tanti blogger per un progetto davvero al passo con i tempi!
partecipano con me:




domenica 1 dicembre 2013

Gingko biloba d'oro

Ci sono diversi gingko biloba in città a Verona. Due in particolare sono i miei preferiti, ossia quelli che stanno in piazza delle Poste, dietro a piazza dei Signori, in pieno centro.
E' da più di un mese che aspetto che il loro fogliame volga al giallo per fotografarli e mostrarveli. La prima volta sono andata a controllarli un mese fa, ma erano ancora verdi.


Per questo ho scritto il post sui balconi di Verona: i gingko biloba stanno all'angolo della via della casa di Romeo (via delle Arche scaligere), e ho dovuto occuparmi di un altro argomento in attesa del "foliage biloboso".


Una seconda capatina dieci giorni dopo, in pausa pranzo: i due alberi non erano ancora "pronti". Solo le foglie più alte erano gialle, quelle che non erano riparate dal freddo perchè superano il palazzo antistante.



Ma stamattina, finalmente, la mia attesa e la mia terza visita sono state premiate: i gingko biloba sono quasi del tutto gialli, giusto in tempo per darne notizia e permettere, a chi fosse curioso, di andarli a visitare prima che perdano le foglie.



Piantati, secondo me, troppo vicini, forse trent'anni fa; le chiome di questi due esemplari maturi ora sono un tutt'uno. Intorno a loro, un giardino pubblico tranquillo e il palazzo della prefettura. A due passi dai mercatini di Norimberga allestiti in piazza dei Signori (dove pare che lo scorso fine settimana ci fosse una bolgia infernale di turisti).


Di giorno, le fronde dei gingki si riflettono nelle finestre di un palazzo vicino: sembra che negli appartamenti ci sia un incendio.



Di sera, passeggiare sotto questi alberi è un sogno: se si alza la testa, sembra di assistere ad una pioggia d'oro rimasta sospesa nell'aria, come in un incantesimo.


Spero che, se mai doveste passare da Verona in questi giorni, andrete a salutare anche questi amici!




sabato 23 novembre 2013

Verso Monet

Sto "sventolando" da più di una settimana sul mio blog il logo della mostra "Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento" che si sta tenendo a Verona, presso il palazzo della Gran Guardia (in piazza Bra), dal 26 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014. L'ho da poco visitata, e posso dire che merita una capatina. L'argomento e gli autori trattati sono molto conosciuti e di vasto interesse; per chi si occupa di giardino, è un'ottima occasione per "farsi una cultura" pittorica sulla valenza e l'interpretazione del paesaggio nella storia dell'arte figurativa.


La mostra prende il via da alcuni quadri della fine del Cinquecento italiano, epoca in cui si considerava il paesaggio solo come una scenografia che stava letteralmente "alle spalle" delle storie e delle vicende umane protagoniste delle tele. Seguendo un ordine temporale, la mostra continua con alcune tele legate al vedutismo veneziano e alla pittura fiamminga e olandese tra Seicento e Settecento. I dipinti sono particolareggiati e fedelissimi alla realtà, e danno sempre più spazio al paesaggio come elemento autonomo e degno di farla da protagonista nelle opere pittoriche.

Canaletto, Il bacino di San Marco a Venezia
E' poi il turno delle diverse espressioni pittoriche del Romanticismo, con opere impregnate di spiritualità e di alte tensioni emotive, trasmesse ritraendo mari in tempesta e foreste tormentate. Vengono quindi la scuola di Barbizon, gli studi della luce degli Impressionisti, van Gogh con la sua natura traviata e dai colori imprevedibili, Gauguin e la sua ricerca di un paesaggio primitivo, gli anticipi cubisti di Cézanne e finalmente Monet.

Pissarro, Paesaggio vicino alla Pointoise. Uno dei dipinti che ho preferito, perchè ritrae un orto di verze.
L'esposizione mette in rilievo come tre siano in particolare le invenzioni che hanno determinato il modo differente nei secoli di ritrarre e considerare il paesaggio: la camera ottica, che permise ai pittori di eseguire dei dipinti con l'effetto straordinario del colpo d'occhio del grandangolo; la ferrovia, che portò i pittori a viaggiare sempre più spesso, arrivando così a conoscere nuovi spazi e nuovi panorami; la fotografia, che rivoluzionò il concetto pittorico delle luci e delle ombre, e spinse gli artisti ad abbandonare la fedeltà al vero per muovere i primi passi nell'astrattismo. Anche lo sviluppo della topografia del territorio e del disegno mappale ebbero le loro notevoli influenze, soprattutto nel Settecento.

Monet, Il treno nella neve, 1875
La mostra si conclude con una serie di dipinti di Monet, con paesaggi studiati in diverse stagioni e quindi messi a confronto fra di loro. Splendido un tramonto a Venezia, eseguito usando tutti i colori dello spettro luminoso; presenti anche un paio di paesaggi fumosi e nebbiosi del periodo londinese.

Monet, Tramonto a Venezia, 1908
Non potevano quindi mancare le ninfee, di cui sono esposti tre dipinti (a mio parere, non proprio i più belli). Il percorso si conclude col quadro secondo me più brutto della collezione, un salice piangente, che deve la sua presenza per i tratti quasi astratti con cui è rappresentato il salice, un po' l'anticipo della pittura rivoluzionaria del Novecento e di Pollock.

Monet, Ninfee. Effetto della sera, 1887 (non quelle presenti alla mostra)

Monet, Salice piangente, 1918

Consiglio come preparazione a questa visita l'agile librettino Le anime del paesaggio. Spazi, arte, letteratura, AA. VV., ed. Interlinea 2013, 12 euro, con tre lectio magistralis di Flavio Caroli, Philippe Daverio, Sebastiano Vassalli (rispettivamente: Il volto e l'anima della natura, Il paesaggio della modernità, Letteratura e paesaggio. Il nulla e il paesaggio nelle nostre storie).
Molto attinente alla mostra proprio il saggio di Caroli, che percorre grosso modo lo stesso itinerario storico dell'esposizione veronese e, significativamente, cita un quadro lì presente (quello di Canaletto, meraviglioso, che ho postato sopra, proveniente dal museo di Boston); Caroli conclude con un accenno a Pollock, cui anche la mostra nella sua parte conclusiva rimanda.
Il libro è corredato da fotografie dei dipinti citati, a colori.
Fatemi sapere le vostre impressioni se visitate questa mostra o leggete questo libro!