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lunedì 25 febbraio 2013

Manca poco...

Mentre i risultati delle elezioni, qualsiasi essi saranno, ci lasceranno comunque angosciati, pubblico un po' di belle foto che portano solo pensieri di speranza.
Le orchidee di mamma stanno esplodendo di fiori. La phalaenopsis grande e bianca e quella piccola viola fanno a gara a chi ne apre di più:



Le iris reticulata sono spuntate e preparano i boccioli. Un po' in ritardo rispetto all'anno scorso, forse perchè questo inverno non ho tenuto il vaso in serra. I bulbi sono gli stessi.
Anche narcisi e giacinti hanno emesso le prime foglie:


L'erba cipollina è uscita dalla terra dove si era ritirata. La valerianella locusta si è già fatta vedere nell'orto, ovviamente arrangiandosi da sola. Nessuno l'ha seminata, è arrivata qui per conto suo, dai campi vicini, da un paio d'anni.


Sui rametti nudi, che sembrano secchi, della clematide Nelly Moser, ci sono le prime grosse gemme:


E poi c'è Mimì, con la panzetta sempre più prominente:


E' scappata di casa due volte a gennaio, interi fine settimana durante i quali non sapevamo dove fosse, ma sapevamo con chi era: un gattone bianco e nero, forse selvatico, o accudito da qualcuno della contrada vicina. Lo abbiamo soprannominato "il puzzone di Moena", indovinate perchè. Veniva a cercarla in giardino, appena aprivamo la porta di casa Mimì fuggiva passandoci fra le gambe, per andare dal suo amore. Vedremo che gattini verrano fuori...
Manca poco alla primavera!

giovedì 13 dicembre 2012

Perchè tenere l'orchidea in cucina

Su un blog, mesi fa, avevo letto un articolo in cui una giornalista suggeriva di sfruttare l'umidità prodotta dalla lavastoviglie per rendere più belle le orchidee coltivate in casa.
Da un punto di vista tecnico, l'autrice giardiniera non entrava nei dettagli: osservava che la pianta può essere collocata nelle immediate vicinanze dell'elettrodomestico, così da coglierne i vapori all'apertura. Quindi, non parlava di mettere l'orchidea in lavastoviglie.
La cosa mi ha destato una certa curiosità, e tra me e me ho pensato che la mia lavastoviglie sta a fianco dell'acquaio (termine che non usa più nessuno). In cucina, ho quindi un angolo di elevata concentrazione di umidità. A fianco dell'acquaio, c'è una finestra rivolta ad ovest: una discreta fonte di luce anche in inverno.
Bene, così ho risolto: creo un punto dove coltivare la mini orchidea che mi hanno regalato in maggio.
Ho preso una bottiglia di plastica e l'ho tagliata a metà per il lungo con una forbice, lasciando però intatto il fondo perchè fungesse da vasetto basso. Nella sezione lunga, ho praticato un foro per poter appendere il vaso a un particolare gancio:
la bottiglia intera

La sezione di bottiglia in piedi è il vaso da appendere.
Le parti rimanenti e il tappo sono state scartate.

Il buchetto per il gancio è sottile e orizzontale.

Vicino al lavandino, infatti, sotto i pensili per i piatti e le tazze asciutti, ho piazzato, attaccandolo con il Millechiodi (vai con la pubblicità gratuita) un ingegnoso listello, acquistato all'Ikea con pochi soldi, per appendere i mestoli. Lì ho appeso il vasetto in cui inserire l'orchideina. Unico difetto del listello Ikea: può sostenere solo piccoli pesi (altrimenti va attaccato al muro con delle viti) e i ganci si svincolano troppo facilmente dal binario del listello. Ma, per l'uso saltuario che ne faccio (uso i mestoli di rado), ha un buon valore decorativo e tiene ordine in cucina.

L'orchideina è inserita nella bottiglia tagliata col proprio vasetto trasparente.
Nulla vieta di aggiungere sassi decorativi per nascondere vasetto e radici, ma
non si deve dimenticare che il peso totale (orchidea e sassi) deve essere sostenibile dal listello.
Arrivato l'autunno, però, l'orchideina è stata affidata a mammà (maestra nel far rifiorire le phalaenopsis, infatti la "pargoletta" ultimamente sta sviluppando nuovi boccioli) e il vaso di riciclo è stato sfruttato per farci soggiornare un curioso phlebodium  dall'aspetto di insalata scovato tre mesi fa in un vivaio (la cosiddetta "felce a zampa di lepre"; oltre a questo, posseggo anche il phlebodium aureum di colore più elegante e forse più diffuso, grigio-azzurro. Non conosco i nomi delle due varietà).
Questa "mezza insalata" sta vivendo benissimo sopra il lavandino. Essendo pianta che richiede luce non eccessiva e tanta umidità, è stata accontentata. Non sta tra i piedi quando si cucina, non cade, non sporca, e soprattutto mio marito non ci urta contro. Si gode tutta l'umidità che vuole: lavastoviglie, lavandino, piatti che si asciugano sopra, acqua della pasta che viene scolata sotto, sbuffi del bollitore elettrico del tè di lato... Una sauna perenne che neanche nella foresta amazzonica.
Il phlebodium appeso. Lo innaffio aggiungendo l'acqua nella bottiglia
tagliata. In questo periodo, ne beve un centimetro ogni quattro-cinque giorni.
Nella settimana di Tenerife, ho aggiunto due centimetri
e la pianta è stata autonoma fino al mio ritorno.
Osservate: il vaso che ho ritagliato dalla bottiglia è quasi invisibile, non crea inestetismi nello stile della cucina, qualunque esso sia. E' una cavolata, ma mi sta facendo sfruttare tutte le potenzialità giardinicole di quest'angolo della stanza che sottovalutavo. Ovviamente, può essere ulteriormente perfezionato, scegliendo bottiglie di forma o colore diversi, o appendendolo con l'applicazione di nastri, cordine, puntine... Dipende da come è organizzata la propria cucina. Si potrebbe anche attrezzarlo di calamita e attaccarlo al frigo. Abbiamo visto tutti, credo, in vendita vasi di piccoli cactus attaccabili a superfici metalliche tramite magnete. A me però sono sembrati eccessivamente cari, anche se alcuni erano addirittura dotati di led luminoso. Se si ha una buona dose di fantasia e capacità artigianale, se ne ricava un pensiero da regalare a Natale semplicemente riciclando qualche vecchia bottiglia che vi siete già sbevazzati.

venerdì 24 febbraio 2012

Un'altra orchidea: il Dendrobium.


Genere tra i più numerosi della famiglia delle orchidee (trent'anni fa se ne contavano 900 specie, oggi siamo arrivati a oltre 1600), è composto da esemplari che in natura vivono negli habitat più disparati, quindi con esigenze colturali, forma e dimensioni molto diverse tra loro. Pensate che alcune specie sono decidue, altre sempreverdi.
Il Dendrobium della foto è un recente acquisto da vivaio, una specie molto facile da coltivare e che in commercio si trova in vendita con fiori di colori differenti (bianco, rosa, viola, ecc.). Richiede una posizione luminosa, ma non sole diretto, che lo fa "soffrire", e temperature sopra i 13 gradi. In estate potete "portarlo fuori", in un posticino riparato dalla luce eccessiva.
A differenza delle Phalaenopsis, i Dendrobium chiedono innaffiature più frequenti, e in inverno sono meno soggetti al marciume. Quando riuscirete a farli fiorire con le vostre cure (non perchè li prendete in boccio al vivaio) vi lasceranno senza fiato per lo spettacolo e la soddisfazione.
Le radici sono diverse da quelle delle Phalaenopsis, il vaso non deve essere trasparente:


Personalmente, ritengo però che il Dendrobium sia una pianta che richiede di essere parecchio seguita, per un motivo: i fiori si formano sui rami nuovi (quelli dell'anno precedente), e per rivedere fiorito il vostro esemplare dovrete regolarmente eseguire talee o separare i giovani fusti, insieme a qualche ramo dell'anno prima, per trasferirli in altri vasi (se volete continuare a coltivare il vostro Dendrobium in vasi piccoli, altrimenti potete lasciarlo così com'è, col rischio però che il vaso si costipi di radici). Quest'orchidea è anch'essa epifita, e si sviluppa in modo simile al bambù, producendo nuovi pseudobulbi (i "rami", i "tronchetti"  di cui è costituita, che hanno funzione di riserva idrica) da terra.


La riproduzione del Dendrobium quindi si effettua per divisione dei cespi. Il terreno migliore è un composto di tre parti di corteccia e una di sfagno. Concime: quello specifico per orchidee, da somministrare ogni due settimane nel periodo vegetativo (riferitevi alle indicazioni riportate sulla confezione del concime).

giovedì 16 febbraio 2012

Cenni sulla coltivazione delle orchidee Phalaenopsis


Tra i fiori più affascinanti al mondo, si sa, ci sono le orchidee; e tra le più amate piante di orchidee, spiccano le Phalaenopsis. Sempre più diffuse sul mercato a prezzi abbordabili e in varietà che per forma e colore attirano i compratori come api al miele, le Phalaenopsis (dal greco: "simile a una farfalla", per via della forma della corolla e della sua leggera mobilità sullo stelo) sono un ottimo punto di partenza per il principiante che voglia accostarsi alla coltivazione di queste specie esotiche. I loro fiori durano a lungo, e sono caratterizzati da bellissimi colori (bianco, fucsia, violetto, rosa,  addirittura verdino ecc.), che sbocciano su lunghi steli che si sviluppano dall'ascella delle foglie.
Il mondo delle orchidee è composto da varietà che possono essere molto dissimili tra di loro, in termini di necessità colturali. Le Phalaenopsis sono epifite: non resistono alla siccità, ma gradiscono un ambiente caldo umido, con temperature che non scendano mai sotto i 18 gradi e con una umidità compresa tra il 60 e il 70%. Allo stesso tempo, non apprezzano nemmeno le eccessive annaffiature, che le possono portare a morte per marciume. Per farla breve, se avete una casa discretamente calda, senza aria secca, potreste tentare di coltivarne una, e con un bel successo.



In questi giorni, sta fiorendo la Phalaenopsis bianca di mia madre (nelle foto). I nuovi steli, tutti sviluppatisi in casa da questo autunno, portano quarantun boccioli -che avrebbero potuto essere di più se un giorno, spostando il vaso, mia madre non lo avesse fatto cadere causando la rottura di due piccoli steli (incidente in seguito al quale mia madre non è riuscita a proferire parola per dieci minuti, per i sensi di colpa...)-.
Questo esemplare se ne sta collocato sul davanzale di una piccola finestra affacciata a est: gode di luce non troppo forte, tutto il giorno (da evitare la luce diretta e troppo intensa). Viene concimata ogni due settimane con concime specifico per orchidee e innaffiata più o meno con uguale ritmo, evitando ristagni nel vaso.
Alcuni coltivatori, per garantire la giusta umidità alle proprie amate orchidee, le pongono sopra un piatto di argilla espansa bagnata che produce l'umidità necessaria (ma il vaso non deve assorbire quell'acqua).
Il vaso: le radici delle Phalaenopsis devono "vedere" la luce. Ricoperte da una sostanza verdognola (il velamen), hanno infatti funzione fotosintetica. Quindi, le Phalaenopsis vanno sistemate in vasi trasparenti. Il rinvaso va effettuato dopo la fioritura, con terriccio specifico.


In questi giorni, molti vivai stanno allestendo delle esposizioni di orchidee, rare o prodotte su ampia scala; cogliete l'occasione per visitarle, vedrete, di sicuro ne comprerete una.